giovedì 13 febbraio 2014

Museo Archeologico di Chiavari: progetto di nuova sede presso l'ex chiesa di S. Francesco


     Domani pomeriggio, alle ore 17,00 presso l’Auditorium di S. Francesco a Chiavari, si svolgerà la presentazione pubblica dell’Accordo Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo / Comune di Chiavari - per la definizione dei modi di funzionamento del Museo Archeologico diChiavari [1].
     Sarà  l’occasione per presentare il progetto di una nuova sede del Museo da realizzarsi  nel complesso architettonico dell’ex chiesa di S. Francesco che comprenderà il recupero del chiostro, annesso all'antico convento [2].

Nel complesso architettonico dell'ex chiesa di S.Francesco a Chiavari, il chiostro annesso al convento.
(Foto di E. Panzacchi)
     Sono previsti gli interventi di Maurizio Galletti (Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Liguria), Bruno Massabò  (Soprintendente per i Beni Archeologici della Liguria), Andrea Muzzi (Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Liguria), Salvatore Lutzu  (Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Genova), Roberto Levaggi e Maria Stella Mignone, (Sindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Chiavari), Roberto Napolitano (Presidente della Società Economica di Chiavari) [3].
     Nel nuovo allestimento dei locali di Palazzo Rocca, avrà luogo l’inaugurazione della mostra “Davanti allo specchio lucente. Ceramiche greche a Palazzo Rocca”, riguardante reperti archeologici, databili nel periodo VIII - III sec. a.C., oggetto delle operazioni di sequestro del Nucleo di Genova dei Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.


Cratere a campana, (a sinistra); Boccali a figure rosse, (al centro e a destra), IV sec. a.C.
(Foto di E. Panzacchi)
      L’esposizione - curata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria - dopo la prima al Museo di Palazzo Reale a Genova, è adesso proposta al pubblico del Tigullio (dal 14 febbraio al 27 aprile 2014). 

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[1] Il Museo Archeologico di Chiavari è presente sul territorio dal 1985. La sua attività è partita dalla volontà di valorizzare la necropoli dell’Età del Ferro (VII sec. a.C.), scoperta in città nel 1959. Negli  ultimi anni il Museo è cresciuto come riferimento, non solo per lo studio della preistoria e della protostoria del Tigullio, ma anche come luogo per la fruizione, soprattutto dopo due importanti scoperte: la cava di diaspro di Valle Lagorara e la più antica miniera di rame d’Europa occidentale di Monte Loreto. La consistenza del materiale trovato è risultata così articolata da consentire uno sviluppo del museo su più sedi, in rete con il Sistema museale di Sestri Levante e di Castiglione Chiavarese. 

[2] Per notizie storiche sulla chiesa di S.Francesco cfr. L. Pessa e C. Montagni, [a cura], La Chiesa di S. Francesco e i Costaguta, Arte e cultura a Chiavari dal XVI al XVIII secolo, (catalogo della mostra), Genova, Sagep, 1987, p. 39 - 64.

[3] B. Massabò, [a cura] Davanti allo specchio lucente Ceramiche greche a Palazzo Rocca a Chiavari, Genova, Sagep, 2014, pp.10 - 48.


mercoledì 5 febbraio 2014

L’ingegno architettonico di Francesco Chiarella



     Di regola un ingegnere cura soprattutto le infrastrutture e gli aspetti costruttivi di un edificio, poiché quelli estetici sono di competenza dell’architetto e/o degli artisti in genere.

    Per Francesco Chiarella (Chiavari, 7 maggio 1916 - 10 settembre 1985)  l’elaborazione del progetto doveva essere affrontata in modo unitario, fino all'esecuzione e all'uso dell’edificio. A capo della sua impresa edile, egli dimostrò che ciò era possibile, seguendo in prima persona la costruzione ed il restauro architettonico di numerose chiese e palazzi dislocati nel territorio del Tigullio e della provincia di Genova.

Cogorno (Ge.), L’edificio del Centro Professionale di Cogorno, lato nord,  in costruzione, 1960.


Cogorno (Ge.), Il complesso del Centro Professionale di Cogorno, lato nord-est, oggi. 
                                     
      Fra le sue opere più importanti segnalo il Centro Professionale di Cogorno, il Centro di Sampierdicanne a Chiavari (a lui intitolato) e i lavori di restauro interno (a cura dell' arch. Edoardo Mazzino) della Basilica dei Fieschi di S. Salvatore, nel comune di Cogorno. 

        Cogorno (Ge.), Basilica di S. Salvatore dei Fieschi, presbiterio, sec. XIII, inizio 1244.
 (Foto di E. Panzacchi)

      A contatto continuo con le maestranze, sapeva valorizzare l’opera di tutti e soddisfare le esigenze del committente, come scrisse Ferdinando Negri:“(…) voleva che decidessi in stretta collaborazione con lui, sebbene io fossi ignaro di strutture architettoniche”. [1]
   
      Dopo la professione e gli affetti alle persone più care, F. Chiarella amava la montagna. Da vero alpinista, aveva scalato le cime delle Apuane, dell'Appennino Ligure e delle Alpi. Per questo motivo, il C.A.I. di Torino volle intitolargli - dopo la sua scomparsa -  il rifugio di Amianthe (alt. 2979 mt.), costruito nel 1975-76 dalla sezione di Chiavari del C.A.I. sulle Alpi Pennine, nel comune di  Ollomont (AO).


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[1] Francesco Chiarella fu tra i primi amici di Ferdinando Negri, più conosciuto come "don Nando", fondatore del Villaggio del Ragazzo. cfr. Federico Canale, [a cura di] Mezzo secolo di Villaggio, Chiavari, 1998, p.41.               


lunedì 20 gennaio 2014

Un dipinto contemporaneo di S. Antonio Abate conservato nella Cattedrale di Chiavari

     
      Il dipinto di S. Antonio Abate - opera della pittrice Delia Tiscornia -  è esposto ogni anno nel giorno della ricorrenza del santo  (17 gennaio) nella Cattedrale di Chiavari, al posto della statua omonima in legno policromo che, dal 1984 è conservata nel Museo Diocesano. 

    Un tempo essa veniva attribuita ad Anton Maria Maragliano ma, dopo il restauro, è stata ascritta ad un ignoto scultore locale della prima metà del XVI secolo (G. Algeri). 

Delia Tiscornia, S. Antonio Abate, olio su tela
Ignoto scultore, XVI sec. scultura in legno

     Al Maragliano è attribuito, invece, il gruppo ligneo delle Tentazioni di S. Antonio nel deserto, collocato nella nicchia destra della crociera della Cattedrale.

   A. M. Maragliano, Tentazioni di S. Antonio Abate nel deserto, (particolare),
     Chiavari, Cattedrale, gruppo ligneo, 1735 ca (Foto di E. Panzacchi)

      Nella fine del '700 queste due opere scultoree furono asportate dall'Oratorio di S. Antonio di Chiavari, a sèguito di un decreto del 1798 della Repubblica Ligure che ordinava la requisizione degli oggetti preziosi e la soppressione dell'omonima confraternita. 

[Per approfondimenti: cfr. Giuliana Algeri, Il Museo Diocesano di Chiavari, Genova, Sagep, 2003, p.53-54.]        



giovedì 9 gennaio 2014

Appuntamento all'ingresso del novecentesco Palazzo Fascie Rossi di Sestri Levante


      La Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria organizza per sabato prossimo 11 gennaio, ore 9:30, una giornata dedicata alla visita ai tre siti archeologici del Tigullio.


Sestri Levante, Palazzo Fascie, (Foto Provincia di Genova)

    
     Essi sono: Il Museo Archeologico di Sestri Levante (MuSel) allestito presso Palazzo Fascie in C.so Colombo, 50; il Museo Archeologico di Castiglione Chiavarese (MuCast), presso l'ex scuola elementare di Masso in Via G. Mazzini e il Museo Archeologico di Chiavari (MAC), presso Palazzo Rocca, in via Costaguta, 4.

     I partecipanti - nel corso della visita - potranno usufruire dell'assistenza della dott.ssa Nadia Campana (direttrice del MAC e funzionaria della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria), della dott.ssa Laura Bergamino (responsabile del servizio educativo del MAC) e del dott. Fabrizio Benente (direttore del MuSel - MuCast e docente di Archeologia del Mediterraneo all'Università di Genova). 

Sestri Levante, Palazzo Fascie Rossi, Museo Archeologico, sala n.4 ,vasi e anfore in vasca.
(Foto: MuSel)

[Per ulteriori informazioni ed approfondimenti cfr.  www.musel.it]


venerdì 13 dicembre 2013

La Maternità del Ponte dopo il recente restauro


    Sopra l'altare maggiore della chiesa di S. Maria del Ponte, nel comune di Lavagna, è stato recentemente ricollocato il dipinto su tavola, raffigurante la "Madonna e il Bambino".

Pietro Lorenzetti, Madonna e il Bambino, Chiesa di N.S. del Ponte, Lavagna, tavola, (1290-1310)
Foto: Soprintendenza ai Beni Artistici Storici e Etnoantropologici della Liguria.
    Il restauro dell'opera - curato dalla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Genova e terminato nel 2009 - ha consentito la restituzione della superficie pittorica originaria, rimuovendo tutte le ridipinture successive.

    Le ricerche condotte da Giuliana Algeri, già Sovrintendente per i Beni Artistici e Storici di Mantova, Cremona, Brescia e, dopo, della Liguria, hanno permesso una più precisa collocazione cronologica del dipinto, oltre a fornire elementi documentali che la studiosa ritiene probanti per la sua attribuzione.

    La tavola ebbe una prima sistemazione in una cappelletta edificata "in capite pontis", sulla testa orientale del ponte della Maddalena, sul fiume Entella [1]. Il 25 agosto 1485, l'Arcivescovo di Genova, Paolo Fregoso, ne attestò la sua presenza, autorizzando i Disciplinanti della confraternita chiavarese di S. Francesco, alla riscossione delle offerte per devozione, derivanti dalla venerazione dell'immagine. Il 6 agosto 1500 il papa Alessandro VI ne autorizzò il trasferimento nella nuova cappella più grande, fatta costruire sullo stesso asse del ponte, ma su un sito più distante dal fiume, meno a rischio dalle piene alluvionali, dove si trova oggi, sopra l'altare principale della chiesa di N.S. del Ponte.

    L'analisi iconografica e lo studio dei dettagli ha portato - durante e dopo il restauro - alla scoperta di precisi riscontri con l'opera di un pittore senese, vicino a Duccio di Boninsegna e, soprattutto, a Pietro Lorenzetti [2], collocando cronologicamente l'opera nel primo decennio del '300. La committenza della tavola ed il suo arrivo al Ponte, è riconducibile alla presenza sul territorio della famiglia Fieschi e, in particolare ad un pronipote del papa Innocenzo IV, il cardinale Luca Fieschi che, nel 1305, ottenne dal papa Clemente V, le rendite della vicina basilica di S. Salvatore e del Ponte, presso cui si trovava la suddetta cappelletta.

Per approfondire: cfr. Giuliana Algeri, Una tavola senese di primo Trecento nel Levante ligure, (Appendici di Angela Acordon e Nino Silvestri), in Bollettino d'Arte, Roma, fascicolo n. 1, gennaio-marzo 2009, pp.1-12.


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[1] Il ponte della Maddalena, fu costruito nel 1210 e denominato anche "Ponte a Mare", poiché  si trovava in prossimità di quello che era allora l'ampio estuario del fiume. Esso costituiva uno dei punti strategici più importanti sul tracciato della vecchia Consolare Romana, Via   Aemilia Scauri, oggi comunemente detta Aurelia.

[2] È un artista che non appartiene al periodo storico di cui mi occupo nel blog, ma la memoria del passato e l' l'importanza della recente scoperta, motivano questo post.   




lunedì 25 novembre 2013

Attività artistica underground presso la stazione ferroviaria di Lavagna



    È stato inaugurato il 9 novembre scorso il murale realizzato nel sottopassaggio ferroviario di Lavagna (tra piazza della Libertà e piazza Milano), da un gruppo di giovani artisti, allievi dell'Accademia Ligustica di belle arti di Genova, coordinati da Enrico Sanna, con la collaborazione della Fondazione Muvita.

    Intitolato "Riflessi di Vento" , il dipinto è dedicato al risparmio energetico ed allo stile di vita eco-compatibile.

Zlatolin Donckev, Kristina Kostov, Mihail Ivanov, Enrico Sanna, "Riflessi di Vento", Lavagna, murale, 2013.
(Foto di E. Panzacchi)

      I comuni di Masone e di Lavagna (seguiti dai comuni di Arenzano, Cogoleto e Mele), hanno aderito contemporaneamente all'iniziativa della Provincia di Genova - in occasione della Settimana Europea dell'Energia Sostenibile 2013 - mettendo a disposizione gli spazi pubblici, dove gli artisti hanno dato  vita  ad una attività artistica underground.



sabato 9 novembre 2013

Franco Casoni: intagliatore e scultore. Dal "platano delle rondini”, la croce e il crocifisso


     Il 12 gennaio 1829 Antonio Maria Gianelli – arciprete della parrocchia di S. Giovanni Battista a Chiavari – fondò “l’Istituto delle Figlie di Maria SS. dell’Orto”.

    Oggi – nell’ambito dei festeggiamenti organizzati dalle suore “gianelline”, in occasione del primo centenario della fondazione dell’omonimo Collegio, “a monte” -  L’Associazione Culturale Nuova Eos, ha donato all’Istituto una croce (1), sulla quale l’artista Franco Casoni ha intagliato un crocifisso.
     Franco Casoni, S. Croce e SS. Crocifisso, Chiavari Istituto Gianelli,  2013, 
 [ripresa al momento della benedizione, sotto il pronao della Cattedrale]
   (Foto di E. Panzacchi)
     Tale croce – realizzata col legno dell’albero, presso il quale, il 25 agosto 1835, A. M. Gianelli, in conclusione di una processione penitenziale, davanti al “SS.Crocifisso nero” della chiesa di S. Giovanni Battista - ottenne da N. S. dell’Orto la grazia dell’immunità della popolazione chiavarese dal colera. 
[cfr. La Croce e l'Albero, Chiavari, 2013, Nuova Eos, pp.23; Luigi Sanguineti,  Il SS. Crocifisso nero e la chiesa di S. Giovanni Battista in Chiavari, Rapallo, 1938, Tip. Emiliani, Cap. VII, pp. 93 - 118].

SS. Crocifisso nero, Chiavari, Chiesa di S. Giovanni Battista, scultura lignea,
 datazione incerta (XII - XIII sec. o XV sec.).
     Alla base della croce, Franco Casoni ha inciso la seguente scritta:
"HANC CRUCEM LIGNEAM/ QUAM/ IN HIRONDINUM PLATANO/ NOVA EOS IDEAVIT/ FRANCUS CASONI SCULPSIT/ CLAVARENSIS CIVITAS/ ROBERTO LEVAGGI PRIMO CIVE/ FILIABUS MARIAE SS. DE HORTO/ DONAVIT/ A.D. MMXIII/ CENTESIMO/ AB SCHOLAE SANCTI ANTONII GIANELLI/  AEDIFICATIONE”
    Il 20 ottobre scorso, si è svolta la manifestazione per ricordare l’evento miracoloso col dono dell’opera, al Collegio A. M. Gianelli. Resta ancora da definire la sua collocazione: nella  sede dell’Istituto a monte, oppure in un locale delle Gianelline a mare, insieme ad alcune reliquie di Sant’ Antonio. M. Gianelli. 

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   (1)   Tra le figure geometriche, la croce è il terzo simbolo fondamentale (dopo il cerchio ed il centro e prima del quadrato), attestato dall'antichità più remota e in diverse culture. Il materiale può assumere anch'esso dei significati simbolici: l'oro può rappresentare l'illuminazione, l'argento la purificazione, gli altri metalli l'umiliazione e il legno l'aspirazione. Quest'ultimo si riferisce al diffuso significato simbolico dell'albero e alle figure di salvatori divini, creduti morti sugli alberi o su croci lignee.     

      Il cristianesimo occidentale ha rielaborato gradualmente tali simbolismi, trasformando la croce latina (crux immissa, derivata verosimilmente dal tau, l'ultima lettera dell'alfabeto ebraico) in un simbolo prototipale. Nelle raffigurazioni dell'arte paleocristiana i simboli della Croce vengono rappresentati  con significato soteriologico (l'àncora, l''agnello crucifero, la svastica, il monogramma cristologico composto dalle prime due lettere del nome greco di Cristo X e P, affiancate dalle lettere apocalittiche alfa e omega), ma senza l'immagine di Gesù crocifisso. Le prime immagini del Crocifisso risalgono al IV - V sec., successive all'editto di Costantinopoli del 392, emanato dall'imperatore Teodosio il Grande, che abolì la pena capitale della crocifissione. 
    [Per approfondire: cfr. www.storia-dell-arte.com]
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