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giovedì 12 settembre 2024

La statua della Madonna del Carmine di Antonio Brilla nella chiesa di Maxena

 

   La chiesa di S. Martino di Maxena è raggiungibile da Sampierdicanne - quartiere del comune di Chiavari (Ge.) - immettendosi sulla strada per Maxena-Sanguineto-Campodonico e proseguendo sulla diramazione a destra, nel tratto (via F. Gandolfi, pittore) fino alla chiesa. Vi si può arrivare anche da Sampierdicanne, salendo per una scalinata in mezzo ai terrazzamenti tra le case sparse e gli alberi di ulivo secolari; oppure dalla strada per S.Terenziano, percorrendo il sentiero di mattoni che passa in un bosco misto, dove fino a qualche decennio fa predominavano gli alberi di pino. 

   Dal piazzale antistante la chiesa (mt. 160 s.l.m.) si apre la veduta sulla città di Chiavari e sul Tigullio di Levante, mentre dal lato opposto, la panoramica della collina di Leivi, oltre cui si scorgono i crinali montuosi del Ramaceto, del Penna e dello Zatta (1).

Chiavari, la collina di Maxena e la chiesa

  La data di fondazione della chiesa è incerta, ma verosimilmente essa risale al periodo compreso tra il X e XI secolo. Nel 1582 Mons. Bossio descrive l'edificio a navata unica, privo di fonte battesimale, con un piccolo altare maggiore e due altari minori, “altaria Sanctae Mariae et societas corporis Christi” (2).

  Nel XVII secolo in alcune chiese del Tigullio è introdotto il culto alla Madonna del CarmineA Maxena è intitolato l'altare minore a destra, presso cui, è istituita una cappellania e un patronato dal rettore Giovanni Battista Cristoforo di Sanguineto (3).

  Il 5 luglio 1721 è concessa ed istituita da Fr. C. Cornaccioli - Generale Provinciale di Genova dell'Ordine Carmelitano - la "Confraternita di N. S. del Carmine".

   Il gruppo processionale ligneo della “Madonna e Simone Stock” di Antonio Brilla (Savona, 1813 -1891) è collocato nella nicchia sopra l'ultimo altare a sinistra. Esso è stato realizzato nel 1890 ed è una delle ultime opere  dello scultore savonese (4).

Antonio Brilla, La Madonna del Carmine, legno di tiglio, scolpito e dipinto, 1890.

   Il gruppo statuario è costituito da due blocchi lignei separati - la Madonna del Carmine e Simone Stock e altri  piccoli blocchi, raffiguranti gli angeli. L'iconografia della Madonna con il Bambino in braccio che porge con l'altra mano lo scapolare si riferisce all'apparizione al del 16 luglio 1251 a S. Stock  (Aylesford 1165 - Bordeaux 1265).                                                                   
Il contratto d'opera, Maxena, 1 febbraio, 1889, archivio parrocchiale (Segreteria zona pastorale)

                                                    

Note:    

(1) cfr. Creuse di Chiavari (a cura di L. Bocca, S. Chiesa, F. Paganini), Carta dei percorsi pedonali e dei sentieri del comprensorio cittadino destinati a escursionisti, sportivi e famiglie, ed. 2021. I sentieri menzionati sono indicati e descritti nell'itinerario n.6 Cammino per Montallegro (fino all'Anchetta) e n.12 Passo dei mattoni.

(2) Cfr. F. Bossio, Liber visitatorium et decretorum illustrissimi et reverendissimi di Francisii visitatoris Apostolici Civitatis et Diocesis Genuae, anni 1582, riportato da P. Gennaro, Storia della chiesa di S.Martino in Maxena, 2019, pp. 10-11 (inedito).

(3)I Carmelitani Scalzi del monastero di S.Anna di Genova reggono il Santuario di N.S. dell'Orto a Chiavari, la chiesa di N. S. del Carmine a Lavagna e la parrocchia di S.M. Assunta a Nozarego (S.Margherita Ligure).

(4) cfr. N. Corvo, S. Vaccarezza, C. Zignaigo, La chiesa parrocchiale di S. Martino in Maxena, in "In cammino", Giornale delle comunità parrocchiali della zona pastorale, anno XXIII, n. 94 sett./ott. nov. 2024, pp.20-22. 







lunedì 12 aprile 2021

La ricomposizione del monumento funerario del cardinale Luca Fieschi nel Museo Diocesano di Genova

   Rinasce un capolavoro, il monumento Fieschi al Museo Diocesano di Genova. Si tratta di un progetto di riscoperta dell'arte trecentesca e di valorizzazione della casata Fieschi di Lavagna. L'opera di ricomposizione è stata promossa dall'Arcidiocesi di Genova e dalla Compagnia S. Paolo, con il sostegno di Coop Liguria, curata nella redazione finale da Paola Martini (direzione del Museo) con l'architetto Giovanni Tortelli (Studio Tortelli Frassoni) per la progettazione e l'allestimento museografico.

Frammento del monumento funerario di Luca Fieschi, Museo diocesano di Genova.

   L'intervento ricompositivo dei 132 frammenti del complesso scultoreo, si è avvalso del supporto scientifico di Clario Di Fabio, uno tra i più importanti studiosi del medioevo genovese e, in particolare, del monumento Fieschi. Ha seguito i lavori un comitato consultivo, costituito dalle più autorevoli istituzioni culturali della città (Lauro Magnani per l'Università degli Studi di Genova, Padre Mauro De Gioia e Grazia Di Natale per l'Ufficio Beni Culturali dell'Arcidiocesi, Manuela Salvitti, Franco Boggero, Massimo Bartoletti e Carla Arcolao per la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio, Piero Boccardo e Raffaella Besta per i Musei Civici).

   Una parte del complesso scultoreo - la cassa scolpita, sulla quale giace la figura del defunto i due angeli reggicortina sovrastanti e i quattro leoni stilofori - trova già spazio nel piano interrato del Museo Diocesano. Il nuovo allestimento ospiterà anche i frammenti.

Scrive Clario Di Fabio:
Nato a Genova verso il 1270, Luca Fieschi (...) fu uno dei tre alti prelati che a Roma, nella basilica lateranense, incoronarono nel 1312 Enrico VII di Lussemburgo Sacro Romano Imperatore. Della casata dei conti di Lavagna - la principale famiglia guelfa genovese, influentissima nel corso del Duecento nella curia papale, tanto da aver dato in quel secolo, con Innocenzo IV e Adriano V, ben due pontefici alla Chiesa -  egli esercitò in trentasei anni di cardinalato, un ruolo politico e diplomatico di dimensione europea. Divenuto nel 1326 arciprete di S. Maria Maggiore, morì nel 1336 alla corte di Avignone e manifestò nel testamento la volontà di trovare riposo definitivo nella sua città di origine, in quella Cattedrale di S. Lorenzo, di cui - come tanti suoi familiari, in quel periodo - era stato canonico. (...)  Fra il 1342 i lavori di esecuzione del monumento funerario, cominciati qualche tempo dopo la sua scomparsa - forse anche meno di due anni - erano stati interrotti. (...)

Note:

                                                          

Per approfondimenti ed ulteriori notizie, visitare il sito:

 www.museodiocesanogenova.it 

cfr. S. Pizzorno, Nuovo allestimento per il monumento Fieschi, in Con Coop Liguria, Bologna, n. 2, marzo 2021, p. 46-47.



venerdì 22 maggio 2020

I restauri delle opere di A. M. Maragliano e della sua "bottega"


    La prima mostra monografica dedicata ad Anton Maria Maragliano -  allestita lo scorso anno a Genova (Maragliano 1664 -1739. Lo spettacolo della scultura in legno a Genova, Palazzo Reale, dal 10 novembre 2018 al 10 marzo 2019), - a cura di Luca Leoncini e Daniele Sanguineti ha consentito di incrementare il catalogo e il restauro delle opere del Maestro e della sua bottega [1].


Bottega di A. M. Maragliano, Madonna del Rosario, 1735,
Rapallo, (Genova) Chiesa di S. Michele di Pagana
 (Catalogo, scheda n. 59)

Foto: Levante News


   Si tratta di una produzione di statue in legno policromo che rappresentano un elemento di forte connotazione della cultura figurativa genovese del Settecento.


   Grazie agli interventi conservativi condotti è ora possibile riflettere sulle tecniche esecutive impiegate per la realizzazione dei Crocifissi, delle statue mariane e delle grandi macchine processionali scolpite da Maragliano nel corso della sua lunga attività.

 E come scrisse il Ratti [2]:

 (...) " le casse processionali hanno tutta l'aria di paradiso" (...)
   
   Segnalo ai lettori la recente pubblicazione di un video sul restauro della scultura lignea del Maragliano, conservata nella cappella dedicata al Santo Rosario, al fondo della navata sinistra della chiesa dell’Assunzione di Maria Vergine di Fubine (AL).

https://www.rest-art.biz/2020/04/01/restauro-scultura-lignea-maragliano/



Note:
                                                                
[1] Maragliano 1664 - 1739 Lo spettacolo della scultura in legno a Genova (a cura di D. Sanguineti), Genova , Sagep, 2018.
[2] C. G. Ratti, Istruzioni di quanto può vedersi di più bello in Genova, in Pittura, in Scultura e Architettura, Genova, 1776.






lunedì 22 luglio 2019

Restaurata l'arca della SS. Trinità nell'oratorio di Lavagna.

   

  Prima del XVIII secolo, nell'oratorio della SS. Trinità di Lavagna (Ge.), c'era un'arca processionale e una scultura lignea più piccola  - attualmente collocata nella nicchia dietro l'altare maggiore - dedicata al tema religioso della SS. Trinità. 

Bottega di A. M. Maragliano, SS. Trinità, 1733, legno scolpito e dipinto,
 h. max cm. 285, Lavagna, (Genova), Oratorio SS. Trinità.
(Foto di E. Panzacchi) 


   L'arca processionale appena restaurata fu commissionata al Maragliano dalla Confraternita nel 1733 e il complesso della SS. Trinità fu eseguito dalla sua bottega. Esso sarà ricollocato nella nicchia della parete destra [1]. 

     L'oggetto è costituito da sette elementi figurativi lignei policromi. Alcune parti sono dorate a guazzo con decorazioni a graffito. Progettato e realizzato appositamente per formare una cassa processionale [2].  

    La composizione piramidale - altezza massima 285 cm. - è formata alla base da una nube entro cui volteggiano degli angeli intorno al globo celeste. Sopra sono assisi il Padre e il Figlio; al vertice della piramide è apposto lo Spirito Santo, raffigurato da una  colomba avvolta da una raggiera dorata. 

    In entrambe le sculture, il problema iconografico del dogma trinitario fu risolto in un compromesso: tre figure antropomorfiche distinte, ma allo stesso tempo metaforiche, che singolarmente rimandano alla Sacra Scrittura[3]. Verosimilmente le prime due figure evocano la visione profetica di Daniele dell'Antico dei Giorni (Dio) e del Figlio d'Uomo (Cristo), cui si sovrappone la Colomba (Spirito Santo).
 Forti analogie sono state riscontrate (Di Girolamo, 2022) con la macchina sacra della SS. Trinitàascrivibile alla bottega di Giacomo Colombo (Este 1663 - Napoli 1730), conservata nella chiesa omonima di Popoli (Pe.) [4].  

    Sono stati ampiamente documentati, lo stato di conservazione dell'opera (prima), gli interventi (durante) e i risultati (dopo) il restauro [5]. 




Note:
                                                         

[1] cfr. Daniele Sanguineti, Anton Maria Maragliano, Sagep, 1998, p. 191, (doc.n. 63). Il 15 maggio 1733 il “sig. Antonio Maragliano” ricevette dai confratelli di Lavagna 1150 lire ”per la cassa”.
[2] In origine l'arca pesava 7 quintali. Successivamente fu alleggerita. Quest'anno - come fino al 1963 - è stata portata "a braccia", in processione.
[3] cfr. A.T., Daniele, 7, 9 - 14 ; N.T. Matteo, 3, 16 - 17; Marco, 1, 10 - 11; Luca, 3, 22; Giovanni, 1, 32 - 33.
Questo tema si presta ad una serie d’interpretazioni che derivano dai vari culti religiosi professati. La specie umana s’è posta, dagli albori della sua storia, le domande “chi siamo”, “da dove veniamo”, “dove andiamo”. Per questo motivo è necessario ordinare le idee, non solo su alcune questioni di carattere filosofico, ma anche sul fatto religioso. In ogni caso si deve considerare acquisito, che nel corso della storia di tutti i popoli, sono stati rinvenuti e si continuano a scoprire degli oggetti che rappresentano plasticamente e pittoricamente le divinità. Occorre dunque procedere con metodo nell’individuazione delle caratteristiche di tali oggetti.
Per evitare confusione è necessario chiarire innanzitutto di che cosa s’intende trattare: del volto degli dèi o di Dio in sé secondo la ricerca filosofica e la scienza teologica; del volto di Dio in base alla Rivelazione cristiana, oppure delle relative rappresentazioni plastiche che nel corso delle varie epoche storiche e nella preistoria, sono state prodotte. 
Per quanto riguarda le immagini sacre -  nell’ambito della cristianità latina ed orientale - deve essere acquisito pure lo stesso valore tra esse e la Sacra Scrittura. Il Dio invisibile s’è reso visibile, attraverso l’Incarnazione in Cristo, tanto che può essere rappresentato umanamente ed adorato anche nelle immagini. Per approfondimenti  cfr. A. Besancon, L'image interdite, Gallimard, 1994, pp. 698.
[4]cfr. Rosaria Di Girolamo, La teatralità dello spazio barocco. La Pentecoste di Bugnara (Aq) un inedito di Giacomo Colombo, 2022. 
[5] Il progetto d'intervento è stato curato dallo studio  Martino Oberto Studio Opere d'Arte dal 1950 di C. Campomenosi & M. Levoni.  







mercoledì 31 ottobre 2018

Anton Maria Maragliano, la sua fabbrica e i suoi successori


   Negli ultimi due anni nel comprensorio del Tigullio sono state restaurate alcune sculture lignee, proprie di enti ecclesiastici, in seguito al bando della Compagnia di San Paolo di Torino, la “Grande Scuola di Anton Maria Maragliano”. Sono stati selezionati e co-finanziati i restauri di due macchine processionali conservate nella chiesa Cattedrale di N.S. dell’Orto (Chiavari), di un Crocifisso e di due statue custodite nella chiesa di San Michele di Pagana (Rapallo) e di un altro Crocifisso nella chiesa di Santa Maria del Ponte (Lavagna)

A. M. Maragliano, Le tentazioni di S. Antonio, (particolare in restauro),
scultura in legno dipinto, Cattedrale di N. S. dell'Orto. Chiavari, (1735 ca.)
(Foto di E. Panzacchi)  


   In un secondo bando della Compagnia di San Paolo - il “Patrimonio artistico delle Confraternite” -, sono stati scelti e ammessi al sostegno economico due progetti inerenti al Maragliano e ai suoi seguaci: il recupero conservativo di una macchina processionale ed di un Crocifisso conservati nell’oratorio della SS. Trinità (Lavagna) e il restauro di una cassa processionale della chiesa di S. Giorgio (Moneglia) [1].

A. M. Maragliano, Le tentazioni di S. Antonio,(particolare in restauro)
scultura in legno dipinto, Cattedrale di N. S. dell'Orto, Chiavari, (1735 ca.)
(Foto di E. Panzacchi)
     Le opere che sono state già restaurate, sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria sono: “San Francesco che riceve le stimmate” e “Le tentazioni di Sant’Antonio Abate nel deserto”, ricollocate nei nicchioni delle caponavate laterali della chiesa Cattedrale di N. S. dell’Orto; il “Cristo Crocifisso” rimesso sopra l’altare maggiore; la “Madonna con Bambino” - attribuita ad un collaboratore del Maragliano – riposta nella nicchia sopra l’altare della cappella di destra, e “Sant’Orsola” - ascritta ad un successore del maestro – ricollocata a sinistra dell’ingresso della chiesa di S. Michele di Pagana. Infine il “Cristo Crocifisso” riposto nella nicchia sopra l’altare della caponavata sinistra della chiesa di N. S. del Ponte.

    Attualmente è in corso d’opera, presso l’oratorio della SS. Trinità a Lavagna, il restauro conservativo della cassa la “SS. Trinità” e del “Cristo” processionale. Sarà avviato prossimamente il restauro della macchina processionale “S. Giorgio che uccide il drago”, attribuita a Pietro Galleano (1681 – 1761), conservata nella chiesa dedicata al santo a Moneglia [2]. 


  Fra gli enti ecclesiastici partecipanti al bando la “Grande Scuola di Anton Maria Maragliano”, ma non ammessi al finanziamento, la chiesa di S.M. Assunta di Nozarego (S. Margherita Ligure), dov'è conservato, sopra l’altare della cappella laterale sinistra, un Cristo morto [3]. Attribuito in passato al Maragliano e, da alcuni, a Pasquale Navone (Genova, 1746 - 1791)  si ritiene realizzato (Sanguineti) “nell’ambito della bottega di strada Giulia da un abilissimo collaboratore del maestro”.

Bottega di A.M. Maragliano, Crocifisso, scultura iin legno policromo,
S. Margherita Ligure, chiesa santuario di Nozarego(1730 - 1740 ca.)
/Foto di E. Panzacchi)



Note:
                                                                                    

[1] Nel Tigullio i cinque Enti selezionati hanno avuto e/o avranno dalla Compagnia di San Paolo un contributo del 60% sul costo totale dei progetti, pari ad un importo complessivo di 123.700 euro. I lavori – supervisionati dalla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio della Liguria – sono stati affidati ai seguenti laboratori di restauro: Studio Martino Oberto – opere d’arte di C. Campomenosi & M. Levoni S.n.c.(Cattedrale di N.S. dell’Orto e Oratorio della SS. Trinità); Restauratori e Conservatori di M. Checconi Crubellati & A. Adelmann; Centro di Palazzo D’Oria di F. Brunetti; Nicola Restauri S.r.l. della famiglia Nicola (Chiesa di S. Michele di Pagana); Conservazione e restauri di opere d’arte di E. Parodi (Chiesa di N.S. del Ponte); Laboratorio di restauro Caffa di V. Tonini e A. Demelas (Chiesa di S.Giorgio).

[2] Per maggiori notizie sulle opere e sull’argomento rimando il lettore alla grande mostra “Anton Maria Maragliano (1664 – 1739) curata da Daniele Sanguineti e alle sue pubblicazioni. L’esposizione - la prima monografica dedicata al M. - sarà inaugurata a Genova, presso Palazzo Reale, il prossimo 9 novembre 2018 e sarà aperta al pubblico dal 10 novembre 2018 al 10 marzo 2019.

[3] Il progetto di restauro è stato affidato a S. Capetta e A. Balbo, c/o il Laboratorio Docks-Torino Dora.



venerdì 18 agosto 2017

Il restauro del Crocifisso ligneo della chiesa di N.S. del Ponte a Lavagna



   Il Crocifisso ligneo del XVIII secolo. - attribuito per convenzione a Anton Maria Maragliano è stato restaurato e ricollocato nella chiesa di N.S. del Ponte di Lavagna, il 29 giugno scorso [1].    

A.M. Maragliano (?), Crocifisso, (dopo il restauro), legno scolpito e dorato, XVIII secolo.
(Foto di E. Panzacchi)


    La comunità parrocchiale - candidata al bando " La grande Scuola di Anton Maria Maragliano", della Compagnia di San Paolo di Torino - ha ottenuto un contributo del 60% per il restauro dell'opera, realizzato da Eleonora Parodi.

     L'intervento è consistito principalmente nella rimozione della polvere e dello sporco che si era depositato negli anni, sia sul supporto della croce che sulle superfici scolpite e nell'eliminazione degli insetti xilofagi (tarli) che provocavano il progressivo deterioramento del materiale ligneo. Durante questo procedimento si è potuto rilevare e rimuovere - ha spiegato la restauratrice - uno "strato sovrapposto di ri-gessatura e di ri-coloritura" che copriva in parte la pellicola dipinta e dorata, alterandone l'originale cromia.  







     La ricerca in corso di documenti autografi (su programma del DIRAAS dell'Università agli Studi di Genova), potrà fornire ulteriori elementi di conoscenza riguardanti l'autore/i, la committenza e la provenienza di quest'opera. 

Note:
                                                                 

[1] cfr. P. Raffo - A. Vernengo, N. S. del Ponte, Chiavari, 1982, pp. 59-61.



mercoledì 31 maggio 2017

La piazzetta intitolata a Francesco Falcone scultore

   Il largo adiacente a viale E. Millo a Chiavari -  dopo la piazza di San Giacomo di Rupinaro - è stato recentemente intitolato a Francesco Falcone, scultore. Egli nacque al terzo piano del palazzo, facente angolo con suddetta piazza, il 14 febbraio 1892, da Andrea, artigiano ebanista e Maria Sanguineti.  Sul muro posteriore, che si affaccia sulla piazzetta, è stato collocato un suo bassorilievo, donato dalla figlia Rosalba Falcone al Comune di Chiavari. 


F. Falcone, Madonna dell'Orto, bassorilievo in ceramica, cm. 50 x 32, 1940 ca.
 (Foto di E. Panzacchi)


   Nella toponomastica della città, questo sito - caratterizzato da un'antica fontanella -  ha preso la denominazione di "Largo/ Francesco Falcone/ 1892 - 1978/ scultore".

    Nell'opera in bassorilievo è rappresentato un soggetto iconografico  venerato a Chiavari da oltre cinque secoli: la Madonna dell'Orto, oggi patrona della città e della diocesi. Falcone ne produsse una serie, i cui multipli, hanno trovato collocazione nelle facciate dei palazzi, all'interno delle abitazioni e sulle lapidi delle opere funerarie [1].

    Nell'intervista all'emittente Telepace - rilasciata nel corso della cerimonia d'inaugurazione del largo - la figlia dello scultore ha annunciato che, presso il Museo "Il Cassero per la scultura" di Montevarchi in provincia di Arezzo, sarà allestita prossimamente una sala, dove saranno esposte delle sue opere.





Note:
                                                               

[1] F. Sborgi, Francesco Falcone e Rodolfo Castagnino,(a cura di) Franco Ragazzi, Cento Anni di Scultura a Chiavari fra '800 e '900, Genova, ed. Sagep, 1993, pp. 64 - 68; 128 - 139.



domenica 18 dicembre 2016

Contributo per il restauro di opere del Maragliano a tre chiese della diocesi di Chiavari.



     Continua l’impegno della Compagnia di San Paolo di Torino a sostegno del restauro, per lo studio e la valorizzazione delle opere di A. M. Maragliano (Genova 1664 - 1739) e della sua “scuola”. Sono stati approvati nuovi aiuti, nell’ambito del bando “Scuola del Maragliano”: iniziative per il restauro a supporto di un programma di studio in corso al DIRAAS, presso l’Università di Genova [1].Tra i beneficiari del sostegno sono anche tre Enti religiosi (parrocchie) della diocesi di Chiavari, custodi di cinque opere del Maragliano e della sua Scuola. 

      Dopo il finanziamento del 50% - attraverso il bando “Tesori sacri 2013” - al restauro della cassa processionale del Martirio di Santa Caterina d’Alessandria, appartenente all’omonima confraternita della chiesa di San Pietro in Vincoli a Sestri Levante [2], questo contributo interesserà le seguenti opere: le casse processionali delle Tentazioni di S.Antonio Abate nel deserto, e S. Francesco riceve le stigmate, nella Cattedrale di N.S. dell’Orto a Chiavari; il Cristo spirante e la Madonna del Rosario, nella chiesa di S. Michele di Pagana a Rapallo e il Crocifisso, nella chiesa di Santa Maria del Ponte a Lavagna.

A.M. Maragliano e "scuola", Cattedrale N.S. dell'Orto, Chiavari, "S. Francesco riceve le stigmate" legno scolpito e dipinto, 1715-1716.
 (Foto di E. Panzacchi)

       L’indagine sull’attività artistica di A. M. Maragliano, negli ultimi decenni s’è arricchita di fonti storiografiche e di dati tecnici molto significativi, mentre la produzione maraglianesca, costituita da una notevole quantità di lavori, rimane in parte fondata su attribuzioni generiche, cui mancano gli specifici riferimenti alle fonti documentarie.

      Gli epigoni della "scuola"  e dello "stile maraglianesco" - cui ha fatto riferimento anche il bando della Compagnia di San Paolo - sono: Carlo Stefano Aschero, Giuseppe Campostano, Giulio Casanova, Carlo Castello, Giovanni Bernardo De Scopft, Pietro Galleano, Francesco Galleano, Bartolomeo Maragliano, Giovanni Battista Maragliano, Giovanni Maragliano, Francesco Marchese, Pasquale Navone e Agostino Storace. L'area geografica interessata è la Liguria e il basso Piemonte, nel periodo storico, dalla fine del XVII agli inizi del XIX secolo.

     L'opera riprodotta sopra è stata studiata e descritta sia dal punto di vista iconografico che iconologico [3]. Inoltre è stata documentata recentemente ( G. Algeri e D. Sanguineti)Il 20 aprile 1715 la Confraternita dell'oratorio dei disciplinanti di San Francesco in Chiavari  commissionò al Maragliano una statua di San Francesco con altre figure, secondo un bozzetto. Successivamente al pittore Paolo Gerolamo Piola fu affidata la supervisione dell'opera, comprendente anche una cassa processionale. Essa fu collocata all'interno dell'oratorio, dove rimase fino al 1799, anno in cui fu smembrata e, il gruppo ligneo, fu trasferito nella Cattedrale di N. S. dell'Orto.  Ivi fu collocato nella nicchia del transetto a sinistra, dove tuttora rimane [4]. 

    Tale sede dovrà essere ristrutturata per adeguarla alle condizioni di conservazione e di fruizione dell'opera al pubblico. 


Note:
                                                               

[1] DIRAAS (Dipartimento Italianistica, Romanistica, Arti e Spettacolo dell'Università agli Studi di Genova), v. il sito www.diraas.unige.it 
[2] Per ulteriori informazioni sul restauro cfr. il sito www.confraternitasantacaterinasl.com/restauro-cassa-processionale-santa-caterina/
[3]cfr. L. Sanguineti, Nostra Signora dell'Orto, Rapallo, 1955, pp. 184-185; G. Colmuto, L'arte del legno in Liguria: A.M. Maragliano, Genova, 1963, pp. 220, 251, 304, 305; E. Bono, Elementi artistici della Cattedrale di Chiavari, in "La Madonna dell'Orto", n. 1, 1970, pp. 9-10; F. Franchini Guelfi, Sul S. Francesco che riceve le stigmate di Anton Maria Maragliano, in "Bollettino Ligustico", XXV/4, 1973, pp. 101-103; M. Daniela Lunghi, Anton Maria Maragliano (a cura di L. Pessa e Claudio Montagni), Genova, 1987, pp. 92-93; D. Sanguineti, Maragliano Anton Maria, in Dizionario Biografico degli Italiani, 51, Roma, 1998, pp.532-533; 
[4] cfr. G. Algeri, La Basilica della Madonna dell'Orto, Chiavari, 2010, pp. 122-123-124.
  

venerdì 22 gennaio 2016

Il Vescovo di Pavia consacrato davanti all'altare maggiore della Cattedrale di N.S. dell'Orto in Chiavari


     L'altare maggiore della Cattedrale di N.S. dell'Orto in Chiavari - così come si presenta oggi all'osservatore -  è il risultato di uno sviluppo storico ed artistico iniziato nella prima metà del XVII secolo.
     Nel 1624 fu redatto un primo contratto tra Achille Costaguta, in rappresentanza dei fratelli Ascanio e Prospero, committenti dell'altare monumentale, e Giuseppe Ferrandino. Nel 1627 fu presentato il progetto  che, negli anni successivi (1627 - 1632 ca.), fu realizzato  da Giuseppe e Giovanni Battista Ferrandino, scultori.  
G. e G. B. Ferrandino, Cattedrale di Chiavari. altare maggiore, 1624-1632 ca.
(Rriproduzione da cartolina, 1950 ca.)
      Importanti contributi alla conoscenza sono stati offerti da Fausta Franchini Guelfi  con la ricostruzione biografica dei Ferrandino e da Giuliana Algeri con la rappresentazione della Basilica di N. S. dell'Orto.  
       G. Algeri scrive:
(...) " L'altare in marmo bianco alternato a verde di Polcevera, rosso di Francia e arricchito inoltre da intarsi in alabastro, si articola secondo l'uso tradizionale in tre parti principali, ciascuna delle quali risulta tuttavia amplificata mediante la duplicazione di ogni elemento compositivo. Così al basamento vero e proprio in marmo bianco, decorato solo dagli stemmi della famiglia, si sovrappone un'altra fascia intarsiata a motivi geometrici su cui poggiano le colonne laterali - due per parte - in marmo verde di Polcevera; analogamente il fastigio propone un doppio timpano spezzato che reca al centro una cartella con la figura di Dio Padre. La parte centrale dell'imponente "macchina" marmorea è occupata da un rilievo con sei angeli che sorreggono una cornice all'interno della quale è contenuta l'immagine miracolosa della Madonna dell'Orto, che i Costaguta avevano ottenuto di collocare sul proprio altare. (...) [1]
    Nel progetto della nuova sistemazione del presbiterio,  secondo le indicazioni contenute nei documenti post-conciliari della Chiesa Cattolica,  nel 1982 la Curia di Chiavari, in accordo con il Capitolo della Cattedrale, affidò a Pietro Solari, scultore (Chiavari, 13 marzo 1910 - Lavagna, 22 luglio 1992) l'incarico di realizzare il paliotto dell'altare "versus populum".


P. Solari, Cattedrale di Chiavari, altare maggiore, paliotto, panello frontale in bronzo, 1982.
(Foto in b/n di E. Panzacchi)

      I temi scelti e rappresentati per l'opera sono ispirati e tratti dalle Sacre Scritture. Essi sono: la Predicazione di Cristo e l'Ultima Cena  nel panello centrale; Il sacrificio di Isacco e la Crocifissione nei panelli laterali.[2]

P. Solari, Cattedrale di Chiavari, altare maggiore, paliotto, panelli  laterali, in bronzo, 1982.
(Riproduzione dalla rivista La Madonna dell'Orto, Rapallo n1-2 gennaio-giugno, 1983, pag.16.)
      U. Carreca ha scritto:
(...) " Opere bronzee come bronzei sono i nuovi rilievi che ornano da qualche giorno l'altare maggiore del nostro maggiore tempio. Vi figurano nella parte centrale la predicazione di Cristo in Galilea e l'ultima cena con gli apostoli; nei lati, a sinistra il virtuale sacrificio di Isacco figlio di Abramo e a destra la dolorosa pagina finale della vita terrena del Salvatore: la Crocifissione. Sono tutti pannelli in finissimo bronzo, in una perfetta fusione" (...) [3]



Altare maggiore della Cattedrale di Chiavari, la Consacrazione episcopale di Mons. C. Sanguineti, 9 gennaio 2016.
(Foto di E. Panzacchi)



                                                           
Note:

[1] cfr. G. Algeri, Giuseppe e Giovanni Battista Ferrandino, (a cura) di L. Pessa e C. Montagni La chiesa di san Francesco e i Costaguta, (catalogo della mostra), Genova, ed. Sagep, 1987, pp. 105-106; G. Algeri, La Basilica della Madonna dell'Orto, Chiavari, ed. Internòs, 2010, pp. 41 - 43; 106.
[2] cfr. Genesi, XXII,1-18; Esodo, XII, 8-14; XIII, 14-16; Deuteronomio, XXVI; Giovanni, 6, 60-69; Giovanni, 19, 17-22.
[3] cfr. U.Carreca L'altare nuovo nel duomo di Chiavari, in La Madonna dell'Orto, (la rivista della Cattedrale), Rapallo, n 1-2 gennaio-giugno 1983, p.15.





domenica 8 novembre 2015

Ricollocato un gruppo ligneo del Maragliano, nella chiesa di S. Martino di Maxena a Chiavari


    In occasione del primo centenario (1915 - 2015) dell'ampliamento della chiesa di S. Martino di Maxena e del rifacimento degli altari in marmo con le nuove statue, è stato ricollocato nella nicchia dell'abside, il gruppo ligneo di S. Martino e il povero, attribuito allo scultore genovese Anton Maria Maragliano (Genova, 1664 - Genova, 1739). 

A.M. Maragliano, S. Martino e il povero, Chiavari, Chiesa di Maxena,
nicchia dell'abside, scultura in legno, 1726 - 1727
 (Foto di E. Panzacchi)
   L'iconografia del santo è quella più diffusa: il soldato a cavallo, un istante prima di fendere con la spada un lembo della sua cappa e il povero mendicante, seminudo, con una mano protesa al mantello e l'altra che si appoggia sulla gruccia.
   Il gruppo statuario fu eseguito dal Maragliano tra il 1726 e il 1727. Esso appartiene al periodo di produzione artistica, durante il quale lo scultore limitava i suoi interventi, affidando l'esecuzione complessiva ai suoi collaboratori e/o ai suoi allievi. A questo proposito Daniele Sanguineti - autore di una biografia sul Maragliano, unita allo studio delle sue opere [1] - scrive:

(...) " In genere questa prassi diede corso ad una produzione di bottega, dai tratti più semplificati e dai caratteri piuttosto stereotipati: per esempio il gruppo raffigurante Nostra Signora di Caravaggio con s. Giovannina di Velva (chiesa di S. Martino), commissionato al M. nel 1720 - 21, fu eseguito dai suoi collaboratori, come il S. Martino e il povero di Chiavari (frazione Maxena chiesa di S. Martino), realizzato nel 1727." (...)

   Appena terminato, il gruppo ligneo fu trasferito nella chiesa di S. Martino di Maxena, ma non sappiamo dove fu esattamente collocato. Nella seconda metà del XVIII secolo e nel XIX secolo la chiesa fu allungata e furono aggiunti degli altari laterali. Verosimilmente, fino alla sua postazione nella nicchia dell'abside - coperta da un'ancòna - ebbe altre collocazioni, in ragione di suddette modifiche strutturali.[2]
    A metà degli anni Cinquanta del secolo scorso esso fu rimosso dalla nicchia e fu trasferito in un locale della chiesa (attuale sala degli arredi sacri). Nella ricorrenza del Santo veniva fissato e trasportato su una cassa processionale.
Copia originale da Fotocalcografia Civicchioni Chiavari, 1950 (?)

   Dal 2002 al 2005 il gruppo ligneo è stato restaurato a cura della Soprintendenza di Genova.
     Attualmente S. Martino e il povero è stato ricollocato nella nicchia dell'abside su una nuova base in legno. L'ancòna - raffigurante i santi Martino, Rocco e Sebastiano - è stata rimossa, spostata e conservata nella sala degli arredi sacri.[3]  

  
Note:
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[1] cfr. SANGUINETI Daniele, Anton Maria Maragliano, 1664 - 1739: insignis sculptor Genue,Genova, ed. Sagep, 2012, pp. 479.
[2] cfr.REMONDINI Angelo e Marcello, Parrocchie dell'archidiocesi di Genova: notizie storico ecclesiastiche - Regione quinta: Rada di Chiavari, Genova 1888, p. 118-123.
[3] cfr. SUPPLEMENTO al n. 64, ottobre-novembre 2015, Anno XVI,del "In cammino" (Giornale delle comunità parrocchiali della zona pastorale), La nuova base in legno è stata realizzata da Giorgio Lanata; il restauro della nicchia e del muro dell'abside è stato eseguito da Felice Viale.



                                                                   





domenica 12 ottobre 2014

I monumenti a Cristoforo Colombo nel Tigullio

F. Costantini, Copertina, Bompiani, 1967, [1]

      Da oltre mezzo millennio, le immagini di Cristoforo Colombo (1451 – 1506) sono state realizzate ovunque da artisti noti come Sebastiano del Piombo e Ridolfo del Ghirlandaio o anonimi. Esse hanno suscitato molte emozioni e idee talora controverse: ammirazione e curiosità, interesse storico e fervore celebrativo. Gli interrogativi sulla sua identità e sulle vicende collegate alla sua avventura hanno appassionato sia gli esperti, che il pubblico.

     Del suo volto e della sua figura si conoscono solo alcuni particolari generici: capelli rossi, occhi azzurri e naso aquilino. I ritratti sono postumi alla sua morte, dipinti in assenza dei “reali” connotati fisici [2].

    Sulla sua firma - riprodotta qui sopra da Flavio Costantini, Copertina , Bompiani, 1967 – sono state avanzate diverse ipotesi: dalle interpretazioni del monogramma nelle prime tre righe, collegabili al nome di Dio, rappresentato in codice ebraico a progetti di crociata e di liberazione del Santo Sepolcro, rappresentati in codice latino, fino al supposto ritrovamento di Atlantide.

     Nell'immaginario collettivo Cristoforo Colombo  è un personaggio "presente". Limitando questi accenni al Tigullio, negli ultimi due secoli, le principali città costiere (Chiavari, Lavagna, Rapallo, Sestri Levante, S. Margherita Ligure) hanno inserito nella toponomastica un sito dedicato al “grande navigatore” ed un monumento.

      La cronaca di questi giorni registra anche il dissenso espresso dalla città di Rapallo nei confronti della presidente argentina C. F.Kirchner, per la decisione di spostare la statua di Colombo e di sostituirla, presso la Casa Rosada di Buenos Ayres, con quello di Yuana Azurduy.

In breve, da levante a ponente, le opere pubbliche dedicate a Cristoforo Colombo sono a:  

  • Sestri Levante,  Piazza Bo, Giò Pomodoro, (1930 – 2002) Monumento a Colombo, vela in fusione patinata di bronzo, 2002.  
  • Lavagna, Piazza Milano, Arnaldo Zocchi, (1862 – 1940), Monumento a Colombo, statua in bronzo, 1930.
  • Chiavari, Largo M. Ravenna, Francesco Messina, (1900 - 1995), Monumento a Colombo, statua in bronzo, 1935.
  • Rapallo, Rotonda G. Marconi, Arturo Dresco, (1875 – 1961), Monumento a Colombo, statua in bronzo, 1914.
  • S.Margherita Ligure, Odoardo Tabacchi (1831 - 1905), Monumento a Colombo, statua in marmo, 1892.


F. Messina, Monumento a Colombo, Chiavari, statua in bronzo, 1935.
(Foto di E. Panzacchi)





      Nei comuni dell’entroterra sono a:

  • Cicagna, Piazza Cavagnari, Odoardo Tabacchi, (1831 - 1905), Monumento a Colombo, statua in marmo, 1892. Nel 2009 il monumento è stato restaurato da Axel Nielsen, a seguito di un grave danneggiamento. 
  • Moconesi, Piazzetta, località Terrarossa, Adriano Leverone, (1953), Caravela di Colombo, scultura in bronzo, (1979).



Note:
                                                                                
[1] Questa riproduzione è pubblicata in Giorgio Soavi e Giuseppe Benelli, FLAVIO COSTANTINI  ILLUSTRATORE, Genova, Il Vicolo Ed., (catalogo della mostra),1988, p.50.
[2]   Per approfondimenti, cfr. Rosanna Pavoni, Colombo, Immagini di un volto sconosciuto, Genova, Ed. Sagep, 1990.