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venerdì 22 maggio 2020

I restauri delle opere di A. M. Maragliano e della sua "bottega"


    La prima mostra monografica dedicata ad Anton Maria Maragliano -  allestita lo scorso anno a Genova (Maragliano 1664 -1739. Lo spettacolo della scultura in legno a Genova, Palazzo Reale, dal 10 novembre 2018 al 10 marzo 2019), - a cura di Luca Leoncini e Daniele Sanguineti ha consentito di incrementare il catalogo e il restauro delle opere del Maestro e della sua bottega [1].


Bottega di A. M. Maragliano, Madonna del Rosario, 1735,
Rapallo, (Genova) Chiesa di S. Michele di Pagana
 (Catalogo, scheda n. 59)

Foto: Levante News


   Si tratta di una produzione di statue in legno policromo che rappresentano un elemento di forte connotazione della cultura figurativa genovese del Settecento.


   Grazie agli interventi conservativi condotti è ora possibile riflettere sulle tecniche esecutive impiegate per la realizzazione dei Crocifissi, delle statue mariane e delle grandi macchine processionali scolpite da Maragliano nel corso della sua lunga attività.

 E come scrisse il Ratti [2]:

 (...) " le casse processionali hanno tutta l'aria di paradiso" (...)
   
   Segnalo ai lettori la recente pubblicazione di un video sul restauro della scultura lignea del Maragliano, conservata nella cappella dedicata al Santo Rosario, al fondo della navata sinistra della chiesa dell’Assunzione di Maria Vergine di Fubine (AL).

https://www.rest-art.biz/2020/04/01/restauro-scultura-lignea-maragliano/



Note:
                                                                
[1] Maragliano 1664 - 1739 Lo spettacolo della scultura in legno a Genova (a cura di D. Sanguineti), Genova , Sagep, 2018.
[2] C. G. Ratti, Istruzioni di quanto può vedersi di più bello in Genova, in Pittura, in Scultura e Architettura, Genova, 1776.






lunedì 22 luglio 2019

Restaurata l'arca della SS. Trinità nell'oratorio di Lavagna.

   

  Prima del XVIII secolo, nell'oratorio della SS. Trinità di Lavagna (Ge.), c'era un'arca processionale e una scultura lignea più piccola  - attualmente collocata nella nicchia dietro l'altare maggiore - dedicata al tema religioso della SS. Trinità. 

Bottega di A. M. Maragliano, SS. Trinità, 1733, legno scolpito e dipinto,
 h. max cm. 285, Lavagna, (Genova), Oratorio SS. Trinità.
(Foto di E. Panzacchi) 


   L'arca processionale appena restaurata fu commissionata al Maragliano dalla Confraternita nel 1733 e il complesso della SS. Trinità fu eseguito dalla sua bottega. Esso sarà ricollocato nella nicchia della parete destra [1]. 

     L'oggetto è costituito da sette elementi figurativi lignei policromi. Alcune parti sono dorate a guazzo con decorazioni a graffito. Progettato e realizzato appositamente per formare una cassa processionale [2].  

    La composizione piramidale - altezza massima 285 cm. - è formata alla base da una nube entro cui volteggiano degli angeli intorno al globo celeste. Sopra sono assisi il Padre e il Figlio; al vertice della piramide è apposto lo Spirito Santo, raffigurato da una  colomba avvolta da una raggiera dorata. 

    In entrambe le sculture, il problema iconografico del dogma trinitario fu risolto in un compromesso: tre figure antropomorfiche distinte, ma allo stesso tempo metaforiche, che singolarmente rimandano alla Sacra Scrittura[3]. Verosimilmente le prime due figure evocano la visione profetica di Daniele dell'Antico dei Giorni (Dio) e del Figlio d'Uomo (Cristo), cui si sovrappone la Colomba (Spirito Santo).
 Forti analogie sono state riscontrate (Di Girolamo, 2022) con la macchina sacra della SS. Trinitàascrivibile alla bottega di Giacomo Colombo (Este 1663 - Napoli 1730), conservata nella chiesa omonima di Popoli (Pe.) [4].  

    Sono stati ampiamente documentati, lo stato di conservazione dell'opera (prima), gli interventi (durante) e i risultati (dopo) il restauro [5]. 




Note:
                                                         

[1] cfr. Daniele Sanguineti, Anton Maria Maragliano, Sagep, 1998, p. 191, (doc.n. 63). Il 15 maggio 1733 il “sig. Antonio Maragliano” ricevette dai confratelli di Lavagna 1150 lire ”per la cassa”.
[2] In origine l'arca pesava 7 quintali. Successivamente fu alleggerita. Quest'anno - come fino al 1963 - è stata portata "a braccia", in processione.
[3] cfr. A.T., Daniele, 7, 9 - 14 ; N.T. Matteo, 3, 16 - 17; Marco, 1, 10 - 11; Luca, 3, 22; Giovanni, 1, 32 - 33.
Questo tema si presta ad una serie d’interpretazioni che derivano dai vari culti religiosi professati. La specie umana s’è posta, dagli albori della sua storia, le domande “chi siamo”, “da dove veniamo”, “dove andiamo”. Per questo motivo è necessario ordinare le idee, non solo su alcune questioni di carattere filosofico, ma anche sul fatto religioso. In ogni caso si deve considerare acquisito, che nel corso della storia di tutti i popoli, sono stati rinvenuti e si continuano a scoprire degli oggetti che rappresentano plasticamente e pittoricamente le divinità. Occorre dunque procedere con metodo nell’individuazione delle caratteristiche di tali oggetti.
Per evitare confusione è necessario chiarire innanzitutto di che cosa s’intende trattare: del volto degli dèi o di Dio in sé secondo la ricerca filosofica e la scienza teologica; del volto di Dio in base alla Rivelazione cristiana, oppure delle relative rappresentazioni plastiche che nel corso delle varie epoche storiche e nella preistoria, sono state prodotte. 
Per quanto riguarda le immagini sacre -  nell’ambito della cristianità latina ed orientale - deve essere acquisito pure lo stesso valore tra esse e la Sacra Scrittura. Il Dio invisibile s’è reso visibile, attraverso l’Incarnazione in Cristo, tanto che può essere rappresentato umanamente ed adorato anche nelle immagini. Per approfondimenti  cfr. A. Besancon, L'image interdite, Gallimard, 1994, pp. 698.
[4]cfr. Rosaria Di Girolamo, La teatralità dello spazio barocco. La Pentecoste di Bugnara (Aq) un inedito di Giacomo Colombo, 2022. 
[5] Il progetto d'intervento è stato curato dallo studio  Martino Oberto Studio Opere d'Arte dal 1950 di C. Campomenosi & M. Levoni.  







mercoledì 31 ottobre 2018

Anton Maria Maragliano, la sua fabbrica e i suoi successori


   Negli ultimi due anni nel comprensorio del Tigullio sono state restaurate alcune sculture lignee, proprie di enti ecclesiastici, in seguito al bando della Compagnia di San Paolo di Torino, la “Grande Scuola di Anton Maria Maragliano”. Sono stati selezionati e co-finanziati i restauri di due macchine processionali conservate nella chiesa Cattedrale di N.S. dell’Orto (Chiavari), di un Crocifisso e di due statue custodite nella chiesa di San Michele di Pagana (Rapallo) e di un altro Crocifisso nella chiesa di Santa Maria del Ponte (Lavagna)

A. M. Maragliano, Le tentazioni di S. Antonio, (particolare in restauro),
scultura in legno dipinto, Cattedrale di N. S. dell'Orto. Chiavari, (1735 ca.)
(Foto di E. Panzacchi)  


   In un secondo bando della Compagnia di San Paolo - il “Patrimonio artistico delle Confraternite” -, sono stati scelti e ammessi al sostegno economico due progetti inerenti al Maragliano e ai suoi seguaci: il recupero conservativo di una macchina processionale ed di un Crocifisso conservati nell’oratorio della SS. Trinità (Lavagna) e il restauro di una cassa processionale della chiesa di S. Giorgio (Moneglia) [1].

A. M. Maragliano, Le tentazioni di S. Antonio,(particolare in restauro)
scultura in legno dipinto, Cattedrale di N. S. dell'Orto, Chiavari, (1735 ca.)
(Foto di E. Panzacchi)
     Le opere che sono state già restaurate, sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria sono: “San Francesco che riceve le stimmate” e “Le tentazioni di Sant’Antonio Abate nel deserto”, ricollocate nei nicchioni delle caponavate laterali della chiesa Cattedrale di N. S. dell’Orto; il “Cristo Crocifisso” rimesso sopra l’altare maggiore; la “Madonna con Bambino” - attribuita ad un collaboratore del Maragliano – riposta nella nicchia sopra l’altare della cappella di destra, e “Sant’Orsola” - ascritta ad un successore del maestro – ricollocata a sinistra dell’ingresso della chiesa di S. Michele di Pagana. Infine il “Cristo Crocifisso” riposto nella nicchia sopra l’altare della caponavata sinistra della chiesa di N. S. del Ponte.

    Attualmente è in corso d’opera, presso l’oratorio della SS. Trinità a Lavagna, il restauro conservativo della cassa la “SS. Trinità” e del “Cristo” processionale. Sarà avviato prossimamente il restauro della macchina processionale “S. Giorgio che uccide il drago”, attribuita a Pietro Galleano (1681 – 1761), conservata nella chiesa dedicata al santo a Moneglia [2]. 


  Fra gli enti ecclesiastici partecipanti al bando la “Grande Scuola di Anton Maria Maragliano”, ma non ammessi al finanziamento, la chiesa di S.M. Assunta di Nozarego (S. Margherita Ligure), dov'è conservato, sopra l’altare della cappella laterale sinistra, un Cristo morto [3]. Attribuito in passato al Maragliano e, da alcuni, a Pasquale Navone (Genova, 1746 - 1791)  si ritiene realizzato (Sanguineti) “nell’ambito della bottega di strada Giulia da un abilissimo collaboratore del maestro”.

Bottega di A.M. Maragliano, Crocifisso, scultura iin legno policromo,
S. Margherita Ligure, chiesa santuario di Nozarego(1730 - 1740 ca.)
/Foto di E. Panzacchi)



Note:
                                                                                    

[1] Nel Tigullio i cinque Enti selezionati hanno avuto e/o avranno dalla Compagnia di San Paolo un contributo del 60% sul costo totale dei progetti, pari ad un importo complessivo di 123.700 euro. I lavori – supervisionati dalla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio della Liguria – sono stati affidati ai seguenti laboratori di restauro: Studio Martino Oberto – opere d’arte di C. Campomenosi & M. Levoni S.n.c.(Cattedrale di N.S. dell’Orto e Oratorio della SS. Trinità); Restauratori e Conservatori di M. Checconi Crubellati & A. Adelmann; Centro di Palazzo D’Oria di F. Brunetti; Nicola Restauri S.r.l. della famiglia Nicola (Chiesa di S. Michele di Pagana); Conservazione e restauri di opere d’arte di E. Parodi (Chiesa di N.S. del Ponte); Laboratorio di restauro Caffa di V. Tonini e A. Demelas (Chiesa di S.Giorgio).

[2] Per maggiori notizie sulle opere e sull’argomento rimando il lettore alla grande mostra “Anton Maria Maragliano (1664 – 1739) curata da Daniele Sanguineti e alle sue pubblicazioni. L’esposizione - la prima monografica dedicata al M. - sarà inaugurata a Genova, presso Palazzo Reale, il prossimo 9 novembre 2018 e sarà aperta al pubblico dal 10 novembre 2018 al 10 marzo 2019.

[3] Il progetto di restauro è stato affidato a S. Capetta e A. Balbo, c/o il Laboratorio Docks-Torino Dora.



venerdì 18 agosto 2017

Il restauro del Crocifisso ligneo della chiesa di N.S. del Ponte a Lavagna



   Il Crocifisso ligneo del XVIII secolo. - attribuito per convenzione a Anton Maria Maragliano è stato restaurato e ricollocato nella chiesa di N.S. del Ponte di Lavagna, il 29 giugno scorso [1].    

A.M. Maragliano (?), Crocifisso, (dopo il restauro), legno scolpito e dorato, XVIII secolo.
(Foto di E. Panzacchi)


    La comunità parrocchiale - candidata al bando " La grande Scuola di Anton Maria Maragliano", della Compagnia di San Paolo di Torino - ha ottenuto un contributo del 60% per il restauro dell'opera, realizzato da Eleonora Parodi.

     L'intervento è consistito principalmente nella rimozione della polvere e dello sporco che si era depositato negli anni, sia sul supporto della croce che sulle superfici scolpite e nell'eliminazione degli insetti xilofagi (tarli) che provocavano il progressivo deterioramento del materiale ligneo. Durante questo procedimento si è potuto rilevare e rimuovere - ha spiegato la restauratrice - uno "strato sovrapposto di ri-gessatura e di ri-coloritura" che copriva in parte la pellicola dipinta e dorata, alterandone l'originale cromia.  







     La ricerca in corso di documenti autografi (su programma del DIRAAS dell'Università agli Studi di Genova), potrà fornire ulteriori elementi di conoscenza riguardanti l'autore/i, la committenza e la provenienza di quest'opera. 

Note:
                                                                 

[1] cfr. P. Raffo - A. Vernengo, N. S. del Ponte, Chiavari, 1982, pp. 59-61.



domenica 18 dicembre 2016

Contributo per il restauro di opere del Maragliano a tre chiese della diocesi di Chiavari.



     Continua l’impegno della Compagnia di San Paolo di Torino a sostegno del restauro, per lo studio e la valorizzazione delle opere di A. M. Maragliano (Genova 1664 - 1739) e della sua “scuola”. Sono stati approvati nuovi aiuti, nell’ambito del bando “Scuola del Maragliano”: iniziative per il restauro a supporto di un programma di studio in corso al DIRAAS, presso l’Università di Genova [1].Tra i beneficiari del sostegno sono anche tre Enti religiosi (parrocchie) della diocesi di Chiavari, custodi di cinque opere del Maragliano e della sua Scuola. 

      Dopo il finanziamento del 50% - attraverso il bando “Tesori sacri 2013” - al restauro della cassa processionale del Martirio di Santa Caterina d’Alessandria, appartenente all’omonima confraternita della chiesa di San Pietro in Vincoli a Sestri Levante [2], questo contributo interesserà le seguenti opere: le casse processionali delle Tentazioni di S.Antonio Abate nel deserto, e S. Francesco riceve le stigmate, nella Cattedrale di N.S. dell’Orto a Chiavari; il Cristo spirante e la Madonna del Rosario, nella chiesa di S. Michele di Pagana a Rapallo e il Crocifisso, nella chiesa di Santa Maria del Ponte a Lavagna.

A.M. Maragliano e "scuola", Cattedrale N.S. dell'Orto, Chiavari, "S. Francesco riceve le stigmate" legno scolpito e dipinto, 1715-1716.
 (Foto di E. Panzacchi)

       L’indagine sull’attività artistica di A. M. Maragliano, negli ultimi decenni s’è arricchita di fonti storiografiche e di dati tecnici molto significativi, mentre la produzione maraglianesca, costituita da una notevole quantità di lavori, rimane in parte fondata su attribuzioni generiche, cui mancano gli specifici riferimenti alle fonti documentarie.

      Gli epigoni della "scuola"  e dello "stile maraglianesco" - cui ha fatto riferimento anche il bando della Compagnia di San Paolo - sono: Carlo Stefano Aschero, Giuseppe Campostano, Giulio Casanova, Carlo Castello, Giovanni Bernardo De Scopft, Pietro Galleano, Francesco Galleano, Bartolomeo Maragliano, Giovanni Battista Maragliano, Giovanni Maragliano, Francesco Marchese, Pasquale Navone e Agostino Storace. L'area geografica interessata è la Liguria e il basso Piemonte, nel periodo storico, dalla fine del XVII agli inizi del XIX secolo.

     L'opera riprodotta sopra è stata studiata e descritta sia dal punto di vista iconografico che iconologico [3]. Inoltre è stata documentata recentemente ( G. Algeri e D. Sanguineti)Il 20 aprile 1715 la Confraternita dell'oratorio dei disciplinanti di San Francesco in Chiavari  commissionò al Maragliano una statua di San Francesco con altre figure, secondo un bozzetto. Successivamente al pittore Paolo Gerolamo Piola fu affidata la supervisione dell'opera, comprendente anche una cassa processionale. Essa fu collocata all'interno dell'oratorio, dove rimase fino al 1799, anno in cui fu smembrata e, il gruppo ligneo, fu trasferito nella Cattedrale di N. S. dell'Orto.  Ivi fu collocato nella nicchia del transetto a sinistra, dove tuttora rimane [4]. 

    Tale sede dovrà essere ristrutturata per adeguarla alle condizioni di conservazione e di fruizione dell'opera al pubblico. 


Note:
                                                               

[1] DIRAAS (Dipartimento Italianistica, Romanistica, Arti e Spettacolo dell'Università agli Studi di Genova), v. il sito www.diraas.unige.it 
[2] Per ulteriori informazioni sul restauro cfr. il sito www.confraternitasantacaterinasl.com/restauro-cassa-processionale-santa-caterina/
[3]cfr. L. Sanguineti, Nostra Signora dell'Orto, Rapallo, 1955, pp. 184-185; G. Colmuto, L'arte del legno in Liguria: A.M. Maragliano, Genova, 1963, pp. 220, 251, 304, 305; E. Bono, Elementi artistici della Cattedrale di Chiavari, in "La Madonna dell'Orto", n. 1, 1970, pp. 9-10; F. Franchini Guelfi, Sul S. Francesco che riceve le stigmate di Anton Maria Maragliano, in "Bollettino Ligustico", XXV/4, 1973, pp. 101-103; M. Daniela Lunghi, Anton Maria Maragliano (a cura di L. Pessa e Claudio Montagni), Genova, 1987, pp. 92-93; D. Sanguineti, Maragliano Anton Maria, in Dizionario Biografico degli Italiani, 51, Roma, 1998, pp.532-533; 
[4] cfr. G. Algeri, La Basilica della Madonna dell'Orto, Chiavari, 2010, pp. 122-123-124.
  

domenica 8 novembre 2015

Ricollocato un gruppo ligneo del Maragliano, nella chiesa di S. Martino di Maxena a Chiavari


    In occasione del primo centenario (1915 - 2015) dell'ampliamento della chiesa di S. Martino di Maxena e del rifacimento degli altari in marmo con le nuove statue, è stato ricollocato nella nicchia dell'abside, il gruppo ligneo di S. Martino e il povero, attribuito allo scultore genovese Anton Maria Maragliano (Genova, 1664 - Genova, 1739). 

A.M. Maragliano, S. Martino e il povero, Chiavari, Chiesa di Maxena,
nicchia dell'abside, scultura in legno, 1726 - 1727
 (Foto di E. Panzacchi)
   L'iconografia del santo è quella più diffusa: il soldato a cavallo, un istante prima di fendere con la spada un lembo della sua cappa e il povero mendicante, seminudo, con una mano protesa al mantello e l'altra che si appoggia sulla gruccia.
   Il gruppo statuario fu eseguito dal Maragliano tra il 1726 e il 1727. Esso appartiene al periodo di produzione artistica, durante il quale lo scultore limitava i suoi interventi, affidando l'esecuzione complessiva ai suoi collaboratori e/o ai suoi allievi. A questo proposito Daniele Sanguineti - autore di una biografia sul Maragliano, unita allo studio delle sue opere [1] - scrive:

(...) " In genere questa prassi diede corso ad una produzione di bottega, dai tratti più semplificati e dai caratteri piuttosto stereotipati: per esempio il gruppo raffigurante Nostra Signora di Caravaggio con s. Giovannina di Velva (chiesa di S. Martino), commissionato al M. nel 1720 - 21, fu eseguito dai suoi collaboratori, come il S. Martino e il povero di Chiavari (frazione Maxena chiesa di S. Martino), realizzato nel 1727." (...)

   Appena terminato, il gruppo ligneo fu trasferito nella chiesa di S. Martino di Maxena, ma non sappiamo dove fu esattamente collocato. Nella seconda metà del XVIII secolo e nel XIX secolo la chiesa fu allungata e furono aggiunti degli altari laterali. Verosimilmente, fino alla sua postazione nella nicchia dell'abside - coperta da un'ancòna - ebbe altre collocazioni, in ragione di suddette modifiche strutturali.[2]
    A metà degli anni Cinquanta del secolo scorso esso fu rimosso dalla nicchia e fu trasferito in un locale della chiesa (attuale sala degli arredi sacri). Nella ricorrenza del Santo veniva fissato e trasportato su una cassa processionale.
Copia originale da Fotocalcografia Civicchioni Chiavari, 1950 (?)

   Dal 2002 al 2005 il gruppo ligneo è stato restaurato a cura della Soprintendenza di Genova.
     Attualmente S. Martino e il povero è stato ricollocato nella nicchia dell'abside su una nuova base in legno. L'ancòna - raffigurante i santi Martino, Rocco e Sebastiano - è stata rimossa, spostata e conservata nella sala degli arredi sacri.[3]  

  
Note:
 <><><><><><><><><><><><>                                                                                                                                    
[1] cfr. SANGUINETI Daniele, Anton Maria Maragliano, 1664 - 1739: insignis sculptor Genue,Genova, ed. Sagep, 2012, pp. 479.
[2] cfr.REMONDINI Angelo e Marcello, Parrocchie dell'archidiocesi di Genova: notizie storico ecclesiastiche - Regione quinta: Rada di Chiavari, Genova 1888, p. 118-123.
[3] cfr. SUPPLEMENTO al n. 64, ottobre-novembre 2015, Anno XVI,del "In cammino" (Giornale delle comunità parrocchiali della zona pastorale), La nuova base in legno è stata realizzata da Giorgio Lanata; il restauro della nicchia e del muro dell'abside è stato eseguito da Felice Viale.



                                                                   





lunedì 20 gennaio 2014

Un dipinto contemporaneo di S. Antonio Abate conservato nella Cattedrale di Chiavari

     
      Il dipinto di S. Antonio Abate - opera della pittrice Delia Tiscornia -  è esposto ogni anno nel giorno della ricorrenza del santo  (17 gennaio) nella Cattedrale di Chiavari, al posto della statua omonima in legno policromo che, dal 1984 è conservata nel Museo Diocesano. 

    Un tempo essa veniva attribuita ad Anton Maria Maragliano ma, dopo il restauro, è stata ascritta ad un ignoto scultore locale della prima metà del XVI secolo (G. Algeri). 

Delia Tiscornia, S. Antonio Abate, olio su tela
Ignoto scultore, XVI sec. scultura in legno

     Al Maragliano è attribuito, invece, il gruppo ligneo delle Tentazioni di S. Antonio nel deserto, collocato nella nicchia destra della crociera della Cattedrale.

   A. M. Maragliano, Tentazioni di S. Antonio Abate nel deserto, (particolare),
     Chiavari, Cattedrale, gruppo ligneo, 1735 ca (Foto di E. Panzacchi)

      Nella fine del '700 queste due opere scultoree furono asportate dall'Oratorio di S. Antonio di Chiavari, a sèguito di un decreto del 1798 della Repubblica Ligure che ordinava la requisizione degli oggetti preziosi e la soppressione dell'omonima confraternita. 

[Per approfondimenti: cfr. Giuliana Algeri, Il Museo Diocesano di Chiavari, Genova, Sagep, 2003, p.53-54.]