lunedì 20 gennaio 2014

Un dipinto contemporaneo di S. Antonio Abate conservato nella Cattedrale di Chiavari

     
      Il dipinto di S. Antonio Abate - opera della pittrice Delia Tiscornia -  è esposto ogni anno nel giorno della ricorrenza del santo  (17 gennaio) nella Cattedrale di Chiavari, al posto della statua omonima in legno policromo che, dal 1984 è conservata nel Museo Diocesano. 

    Un tempo essa veniva attribuita ad Anton Maria Maragliano ma, dopo il restauro, è stata ascritta ad un ignoto scultore locale della prima metà del XVI secolo (G. Algeri). 

Delia Tiscornia, S. Antonio Abate, olio su tela
Ignoto scultore, XVI sec. scultura in legno

     Al Maragliano è attribuito, invece, il gruppo ligneo delle Tentazioni di S. Antonio nel deserto, collocato nella nicchia destra della crociera della Cattedrale.

   A. M. Maragliano, Tentazioni di S. Antonio Abate nel deserto, (particolare),
     Chiavari, Cattedrale, gruppo ligneo, 1735 ca (Foto di E. Panzacchi)

      Nella fine del '700 queste due opere scultoree furono asportate dall'Oratorio di S. Antonio di Chiavari, a sèguito di un decreto del 1798 della Repubblica Ligure che ordinava la requisizione degli oggetti preziosi e la soppressione dell'omonima confraternita. 

[Per approfondimenti: cfr. Giuliana Algeri, Il Museo Diocesano di Chiavari, Genova, Sagep, 2003, p.53-54.]        



giovedì 9 gennaio 2014

Appuntamento all'ingresso del novecentesco Palazzo Fascie Rossi di Sestri Levante


      La Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria organizza per sabato prossimo 11 gennaio, ore 9:30, una giornata dedicata alla visita ai tre siti archeologici del Tigullio.


Sestri Levante, Palazzo Fascie, (Foto Provincia di Genova)

    
     Essi sono: Il Museo Archeologico di Sestri Levante (MuSel) allestito presso Palazzo Fascie in C.so Colombo, 50; il Museo Archeologico di Castiglione Chiavarese (MuCast), presso l'ex scuola elementare di Masso in Via G. Mazzini e il Museo Archeologico di Chiavari (MAC), presso Palazzo Rocca, in via Costaguta, 4.

     I partecipanti - nel corso della visita - potranno usufruire dell'assistenza della dott.ssa Nadia Campana (direttrice del MAC e funzionaria della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria), della dott.ssa Laura Bergamino (responsabile del servizio educativo del MAC) e del dott. Fabrizio Benente (direttore del MuSel - MuCast e docente di Archeologia del Mediterraneo all'Università di Genova). 

Sestri Levante, Palazzo Fascie Rossi, Museo Archeologico, sala n.4 ,vasi e anfore in vasca.
(Foto: MuSel)

[Per ulteriori informazioni ed approfondimenti cfr.  www.musel.it]


venerdì 13 dicembre 2013

La Maternità del Ponte dopo il recente restauro


    Sopra l'altare maggiore della chiesa di S. Maria del Ponte, nel comune di Lavagna, è stato recentemente ricollocato il dipinto su tavola, raffigurante la "Madonna e il Bambino".

Pietro Lorenzetti, Madonna e il Bambino, Chiesa di N.S. del Ponte, Lavagna, tavola, (1290-1310)
Foto: Soprintendenza ai Beni Artistici Storici e Etnoantropologici della Liguria.
    Il restauro dell'opera - curato dalla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Genova e terminato nel 2009 - ha consentito la restituzione della superficie pittorica originaria, rimuovendo tutte le ridipinture successive.

    Le ricerche condotte da Giuliana Algeri, già Sovrintendente per i Beni Artistici e Storici di Mantova, Cremona, Brescia e, dopo, della Liguria, hanno permesso una più precisa collocazione cronologica del dipinto, oltre a fornire elementi documentali che la studiosa ritiene probanti per la sua attribuzione.

    La tavola ebbe una prima sistemazione in una cappelletta edificata "in capite pontis", sulla testa orientale del ponte della Maddalena, sul fiume Entella [1]. Il 25 agosto 1485, l'Arcivescovo di Genova, Paolo Fregoso, ne attestò la sua presenza, autorizzando i Disciplinanti della confraternita chiavarese di S. Francesco, alla riscossione delle offerte per devozione, derivanti dalla venerazione dell'immagine. Il 6 agosto 1500 il papa Alessandro VI ne autorizzò il trasferimento nella nuova cappella più grande, fatta costruire sullo stesso asse del ponte, ma su un sito più distante dal fiume, meno a rischio dalle piene alluvionali, dove si trova oggi, sopra l'altare principale della chiesa di N.S. del Ponte.

    L'analisi iconografica e lo studio dei dettagli ha portato - durante e dopo il restauro - alla scoperta di precisi riscontri con l'opera di un pittore senese, vicino a Duccio di Boninsegna e, soprattutto, a Pietro Lorenzetti [2], collocando cronologicamente l'opera nel primo decennio del '300. La committenza della tavola ed il suo arrivo al Ponte, è riconducibile alla presenza sul territorio della famiglia Fieschi e, in particolare ad un pronipote del papa Innocenzo IV, il cardinale Luca Fieschi che, nel 1305, ottenne dal papa Clemente V, le rendite della vicina basilica di S. Salvatore e del Ponte, presso cui si trovava la suddetta cappelletta.

Per approfondire: cfr. Giuliana Algeri, Una tavola senese di primo Trecento nel Levante ligure, (Appendici di Angela Acordon e Nino Silvestri), in Bollettino d'Arte, Roma, fascicolo n. 1, gennaio-marzo 2009, pp.1-12.


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[1] Il ponte della Maddalena, fu costruito nel 1210 e denominato anche "Ponte a Mare", poiché  si trovava in prossimità di quello che era allora l'ampio estuario del fiume. Esso costituiva uno dei punti strategici più importanti sul tracciato della vecchia Consolare Romana, Via   Aemilia Scauri, oggi comunemente detta Aurelia.

[2] È un artista che non appartiene al periodo storico di cui mi occupo nel blog, ma la memoria del passato e l' l'importanza della recente scoperta, motivano questo post.   




lunedì 25 novembre 2013

Attività artistica underground presso la stazione ferroviaria di Lavagna



    È stato inaugurato il 9 novembre scorso il murale realizzato nel sottopassaggio ferroviario di Lavagna (tra piazza della Libertà e piazza Milano), da un gruppo di giovani artisti, allievi dell'Accademia Ligustica di belle arti di Genova, coordinati da Enrico Sanna, con la collaborazione della Fondazione Muvita.

    Intitolato "Riflessi di Vento" , il dipinto è dedicato al risparmio energetico ed allo stile di vita eco-compatibile.

Zlatolin Donckev, Kristina Kostov, Mihail Ivanov, Enrico Sanna, "Riflessi di Vento", Lavagna, murale, 2013.
(Foto di E. Panzacchi)

      I comuni di Masone e di Lavagna (seguiti dai comuni di Arenzano, Cogoleto e Mele), hanno aderito contemporaneamente all'iniziativa della Provincia di Genova - in occasione della Settimana Europea dell'Energia Sostenibile 2013 - mettendo a disposizione gli spazi pubblici, dove gli artisti hanno dato  vita  ad una attività artistica underground.



sabato 9 novembre 2013

Franco Casoni: intagliatore e scultore. Dal "platano delle rondini”, la croce e il crocifisso


     Il 12 gennaio 1829 Antonio Maria Gianelli – arciprete della parrocchia di S. Giovanni Battista a Chiavari – fondò “l’Istituto delle Figlie di Maria SS. dell’Orto”.

    Oggi – nell’ambito dei festeggiamenti organizzati dalle suore “gianelline”, in occasione del primo centenario della fondazione dell’omonimo Collegio, “a monte” -  L’Associazione Culturale Nuova Eos, ha donato all’Istituto una croce (1), sulla quale l’artista Franco Casoni ha intagliato un crocifisso.
     Franco Casoni, S. Croce e SS. Crocifisso, Chiavari Istituto Gianelli,  2013, 
 [ripresa al momento della benedizione, sotto il pronao della Cattedrale]
   (Foto di E. Panzacchi)
     Tale croce – realizzata col legno dell’albero, presso il quale, il 25 agosto 1835, A. M. Gianelli, in conclusione di una processione penitenziale, davanti al “SS.Crocifisso nero” della chiesa di S. Giovanni Battista - ottenne da N. S. dell’Orto la grazia dell’immunità della popolazione chiavarese dal colera. 
[cfr. La Croce e l'Albero, Chiavari, 2013, Nuova Eos, pp.23; Luigi Sanguineti,  Il SS. Crocifisso nero e la chiesa di S. Giovanni Battista in Chiavari, Rapallo, 1938, Tip. Emiliani, Cap. VII, pp. 93 - 118].

SS. Crocifisso nero, Chiavari, Chiesa di S. Giovanni Battista, scultura lignea,
 datazione incerta (XII - XIII sec. o XV sec.).
     Alla base della croce, Franco Casoni ha inciso la seguente scritta:
"HANC CRUCEM LIGNEAM/ QUAM/ IN HIRONDINUM PLATANO/ NOVA EOS IDEAVIT/ FRANCUS CASONI SCULPSIT/ CLAVARENSIS CIVITAS/ ROBERTO LEVAGGI PRIMO CIVE/ FILIABUS MARIAE SS. DE HORTO/ DONAVIT/ A.D. MMXIII/ CENTESIMO/ AB SCHOLAE SANCTI ANTONII GIANELLI/  AEDIFICATIONE”
    Il 20 ottobre scorso, si è svolta la manifestazione per ricordare l’evento miracoloso col dono dell’opera, al Collegio A. M. Gianelli. Resta ancora da definire la sua collocazione: nella  sede dell’Istituto a monte, oppure in un locale delle Gianelline a mare, insieme ad alcune reliquie di Sant’ Antonio. M. Gianelli. 

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   (1)   Tra le figure geometriche, la croce è il terzo simbolo fondamentale (dopo il cerchio ed il centro e prima del quadrato), attestato dall'antichità più remota e in diverse culture. Il materiale può assumere anch'esso dei significati simbolici: l'oro può rappresentare l'illuminazione, l'argento la purificazione, gli altri metalli l'umiliazione e il legno l'aspirazione. Quest'ultimo si riferisce al diffuso significato simbolico dell'albero e alle figure di salvatori divini, creduti morti sugli alberi o su croci lignee.     

      Il cristianesimo occidentale ha rielaborato gradualmente tali simbolismi, trasformando la croce latina (crux immissa, derivata verosimilmente dal tau, l'ultima lettera dell'alfabeto ebraico) in un simbolo prototipale. Nelle raffigurazioni dell'arte paleocristiana i simboli della Croce vengono rappresentati  con significato soteriologico (l'àncora, l''agnello crucifero, la svastica, il monogramma cristologico composto dalle prime due lettere del nome greco di Cristo X e P, affiancate dalle lettere apocalittiche alfa e omega), ma senza l'immagine di Gesù crocifisso. Le prime immagini del Crocifisso risalgono al IV - V sec., successive all'editto di Costantinopoli del 392, emanato dall'imperatore Teodosio il Grande, che abolì la pena capitale della crocifissione. 
    [Per approfondire: cfr. www.storia-dell-arte.com]
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martedì 29 ottobre 2013

Ripulita la statua del Cristo degli abissi di Guido Galletti, scultore


      È stata eseguita il 3 settembre scorso, l'annuale ripulitura della statua del Cristo degli abissi, posta sul fondale della Baia di S. Fruttuoso di Camogli, opera dello scultore Guido Galletti (Londra 1893 - Genova 1977).

       L'intervento di rimozione delle alghe marine e dei calcari incrostanti è stato operato dai sommozzatori dei Carabinieri, della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza e diretto dalla Soprintendenza ai beni storici, artistici ed antropo-biologici della Liguria che, dal 2004, detiene la tutela della statua.

G. Galletti, Cristo degli abissi, Camogli, Baia di S. Fruttuoso, statua in bronzo, ripresa
 durante l'operazione di ripulitura  (Foto: Il Secolo XIX)

      La scultura in bronzo - alta 2,5 mt. fu realizzata con il materiale ricavato dalla fusione di medaglie, elementi navali vari e campane e posta il 22 agosto 1954, sul fondale della baia, ad una profondità di 15 mt.  L'iniziativa di Duilio Marcante - "padre" della didattica e "pioniere" della medicina subacquea, tra i fondatori del servizio dei sommozzatori dei Vigili del Fuoco - fu sostenuta dalla famiglia Costa, in memoria di Dario Gonzatti,  deceduto nel 1947, durante un'immersione.
        Da allora il Cristo degli abissi, con le braccia protese verso la superficie, è divenuto una meta dei subacquei e un simbolo in memoria delle vittime del mare. Una copia della statua in gesso è collocata all'interno dell'abbazia di S. Fruttuoso.

[Per approfondimenti sull'artista: cfr. FRANCO SBORGI, Guido Galletti e la scultura in Liguria fra le due guerre:alcune riflessioni. In AA. VV. Guido Galletti, La scultura in Liguria tra le due guerre, Genova, Palazzo S.Giorgio, Editoriale Silvana, 2004, pp. 13 - 25]

martedì 22 ottobre 2013

“Il pescatorello” della Baia del Silenzio di Leonardo Lustig


È stato posto a Sestri Levante nella Baia del Silenzio, davanti al convento dell’Annunziata, un masso su cui si erge una scultura di bronzo. Si tratta de Il pescatorello, opera dell’artista tedesco, nato e residente a Santa Margherita Ligure, Leonardo Lustig [cfr. post  24/07/2013].

La scultura di bronzo rappresenta in fattezze ispirate ai modelli classici, un giovane pescatore accosciato nell’atto di calare la rete in mare. L’immagine è stata collegata alla Sirenetta dello scultore danese Edward Eriksen  - posta nel 1913 all’ingresso del porto di Copenhagen - perché si possono associare ad entrambe dei valori simbolici.

Il proprietario dell’opera - Gianfranco Traverso – l’ha donata alla città, facendosi carico di tutti gli interventi necessari alla sua sistemazione. L’intervento di posizione della scultura è avvenuta il 23 settembre scorso. 

Sestri Levante, Baia del Silenzio, "Il Pescatorello" (Foto: Il Secolo XIX)

A Sestri Levante, segnalo anche un’altra opera espressiva dell’artista: "Il roveto ardente" inserito dietro l’altare della chiesa di S.Antonio.