venerdì 9 maggio 2014

La progettazione del nuovo assetto della piazza di N.S. dell'Orto a Chiavari

   

    Prima della costruzione del Santuario (1613) dedicato a N. S. dell'Orto, la piazza era denominata della Marina  e si estendeva all'esterno del centro abitato, in prossimità della riva del mare. In quel periodo le epidemie di peste decimavano la popolazione, tanto che si rese necessario trasformare una parte della piazza in cimitero. Il nuovo edificio - elevato sul posto dove avvenne l'apparizione  - fu portato a termine nel 1633 dai Carmelitani Scalzi,  a cui fu affidata la cura del Santuario [1]. Dal lato opposto, a ponente, sorgeva probabilmente un fabbricato che successivamente prese il nome di Palazzo Costa Zenoglio [2].   

Chiavari, P.zza N.S. dell'Orto, costruzione del prònao del Santuario, fine XIX sec.

     L'assetto della piazza non ebbe modifiche essenziali fino alla prima metà del XIX secolo. Sul piano architettonico gli interventi innovativi furono la costruzione del Palazzo Episcopale, del Seminario, il palazzo dell'Albergo dell'Orto (vicino alla chiesa a lato levante), il prònao progettato dall'architetto Luigi Poletti, il campanile e, a lato monte, il Palazzo Municipale. Inoltre fu ricostruita in muratura la cupola  della  chiesa e, al centro della piazza, fu eretto il monumento a Vittorio Emanuele II, dello scultore Luigi Brizzolara, vicino all'area attrezzata "a giardino". Sul piano urbanistico l'intervento più significativo fu la costruzione della stazione ferroviaria (1868) - con un cavalcavia per il collegamento con il mare - che compromise l'unità della composizione spaziale  della piazza nel suo complesso.

L. Poletti, Cattedrale di N.S.dell'Orto, Chiavari, prònao in marmo, 1837-1907.
(Foto di E. Panzacchi)

     Gli interventi riguardanti la viabilità e la pedonalizzazione parziale della piazza furono attuati nel secolo scorso, come la realizzazione di "Via delle Palme" (1934), l'autostazione (lato ponente) e le aree di posteggio antistanti la Cattedrale e il Palazzo Episcopale. Il Piano dell'architetto Gaetano Moretti (1934) per ricreare l'unità della piazza, spostando la linea ferroviaria a monte, restò sulla carta [3].

   Il progetto preliminare presentato recentemente, prevede che l'area davanti al prònao - attualmente libera e delimitata da fioriere -  sia trasformata e adibita a "sagrato"[4]. La pavimentazione potrebbe realizzarsi a "rissëau", una tecnica a mosaico in ciottoli, molto diffusa in passato in Liguria, ma anche nel Tigullio (sono 50 nella diocesi, p.e. Basilica dei Fieschi a Cogorno, S. Pietro di Rovereto e S. Martino a Zoagli ecc.). Nel contesto saranno attuate anche alcune variazioni alla viabilità e alla pedonalizzazione della piazza.

     
Il Santuario agli inizi del XIX secolo.


                                                                                      

Note:

[1] cfr. GIULIANA ALGERI, La Basilica della Madonna dell'Orto, Chiavari, Ed. Internòs, 2010, pp.6-12;

[2] cfr. il sito www.studiorosasco.eu [archivio - restauro - Palazzo Costa Zenoglio, Chiavari];

[3] cfr. CLAUDIO MONTAGNI, Un intervento tra sogno e saggezza. Il Piano Regolatore e di Ampliamento per la città di Chiavari di Gaetano Moretti - Breve Memoria "Chiavari '800 - '900: tra sogno e saggezza" Mostra a Palazzo Rocca, Chiavari,1990, (numero unico in occasione della mostra);

[4] Non si ha notizia o memoria di un "sagrato", risalente al periodo della costruzione del Santuario, anche se in un dipinto è rappresentato un gruppo di persone stanti su una pavimentazione a forma semicircolare, davanti alle tre porte della chiesa. cfr. LUIGI SANGUINETI, Nostra Signora dell'Orto, Rapallo, 1955 (II ediz.), foto del dipinto, n. 12, pp. 176.




mercoledì 23 aprile 2014

Le stampe calcografiche della "Via Crucis" di Giovanni Job


        Dopo ventinove anni dall'esposizione della "Via Crucis", Giovanni Job (Magnano, Udine, 1950), ripropone questo tema nell'installazione a Palazzo Rocca di Chiavari, curata da Enrico Rovegno, con la musica di Roberto Frugone e i frammenti poetici di Carlo Striano. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 27 aprile.

G. Job, "Maddalena", calcografia, 1m. x 2, Palazzo Rocca, Chiavari.
(Foto di E. Panzacchi)

       Il percorso personale e doloroso dell'artista - contrassegnato dalle "stazioni" della Via Crucis - è costituito da 14 grandi stampe "alla maniera nera" (1 m. x 2) e da una scultura lignea. I personaggi (Pietro, Simone, Maddalena, Giuda ecc.) - tratti dai Vangeli - sono connotati nella  loro quotidianità e partecipano con naturalezza all'evento.

G. Job, "Giuda", calcografia, 1 m. x 2, Palazzo Rocca, Chiavari.
 (Foto di E. Panzacchi)
                                                                                   


Note biografiche:

   Nato a Magnano (Udine) nel 1950. Si trasferisce a Chiavari, dove frequenta l'Istituto Statale D'Arte. Si diploma presso la Scuola Grafica di Urbino. A Chiavari nel 1975  fonda una Stamperia D'Arte e nel 1980 promuove con altri artisti la fondazione del Consorzio Artigiano Ligure Artistico “C.A.L.A. Fieschi” a Sestri Levante. Dal 1975 partecipa a rassegne collettive in Italia e all'estero e tiene numerose mostre personali in cui svolge un suo particolare percorso indagando nella “memoria dell'arte”. Dal 1979 al 1982 si dedica alla realizzazione di opere per un poema surreale “Se ghe vedde, se ghe sente” che espone in diverse sedi. Sempre attento al linguaggio dell'incisione, ma proteso verso nuove forme espressive, nel 1985 presenta la "Via Crucis", ed esprime la sua forte sensibilità religiosa aderendo nel 1986 al Gruppo "Arte Redenta”. Dal 1998 al 2001 esegue i cartoni per le vetrate della Chiesa di S. Pier di Canne a Chiavari e realizza una serie di opere di carattere religioso in alcune chiese del Tigullio (Carasco, Borzonasca). Dal 1990  è docente di tecniche dell'incisione presso le Accademie di Belle Arti di Roma, Lecce, Napoli, Venezia, e  di Brera a Milano.

Per approfondire:

cfr. Carlo Chenis, La Biblia pauperum di Giovanni Job. Vetrate di S. Pier di Canne, Genova, Ed. De Ferrari, 2002.

giovedì 10 aprile 2014

Luiso Sturla: mostra personale alla Galleria Cristina Busi di Chiavari


Luiso Sturla è tra i protagonisti più attivi del movimento pittorico “informale”. Nato a Chiavari, trapiantato a Milano, non ha mai abbandonato le proprie origini, la sua terra e la tradizione espressa da molti artisti liguri, come Ganfranco Fasce e Tino Repetto.

(…) «Dopo un’esperienza nell’ambito del Mac,  di matrice razionalista, nella seconda metà degli anni Cinquanta, aderisce con piena intensità alle esperienze dell’esistenzialismo informale». (…) [1].

Oggi l’artista si propone con una mostra personale alla Galleria Cristina Busi di Chiavari. Essa si ispira e prende il nome  dal titolo di un  racconto di Claudio Nembrini, dell’omonima raccolta: “La farfalla e la rosa”.[2] 

I soggetti delle sue opere sono il mare, il suo giardino, il fiume Entella, gli insetti, le rose e le farfalle.

L. Sturla, “La farfalla e la rosa”, olio su tela,  cm 130 x 130, 2014,
 (Foto di E. Panzacchi)

Nel 2003 l’artista rivelava a Franco Ravasi:(…) «Oggi sembra quasi che ci si debba vergognare a dipingere qualche cosa di bello e a dipingerlo bene. C’è qualcuno che abbia ancora voglia di dipingere rose? A me capita: la dipingo con il dovuto sentimento, poi la raschio, la tormento, a momenti la cancello. Deve vedersi appena: è una storia mia che devo raccontare con pudore». (...) [3].

Chiavari, 05/04/2014, Galleria Cristina Busi, Inaugurazione della mostra,
 (Foto di E. Panzacchi).




                                                  

Note biografiche: 
    Nato a Chiavari nel 1930. Studia al Liceo Barabino di Genova. Con Vittorio Ugolini, Bartolomeo Sanguineti fonda il gruppo “I pittori del Golfo”. Insieme a loro, inizia il viaggio verso l’arte astratta. Nel 1953 aderisce al M.A.C.(Movimento Arte Concreta), entrando in contatto con i più importanti pittori astrattisti dell’area milanese. Nel 1958 entra a far parte del gruppo “Numero” di Firenze. Nel 1960 è a New York dove ha modo di approfondire la conoscenza dell’arte e degli artisti americani. Stringe rapporti di amicizia con Gregory Corso, Michael Goldberg e Larry Rivers. Nel 1962 si trasferisce definitivamente in Italia. Da allora vive e lavora a Milano e a Chiavari.

Note:
[1] cfr. F. Sborgi, “Aspetti dell’informale in Liguria”, in  catalogo della mostra , Palazzo Reale,Teatro del Falcone, Genova, luglio - agosto 1981.
[2] cfr. C. Nembrini, “La farfalla e la rosa”, Milano, Mursia, 2013, pp. 178.
[3]  cfr. F. Ravasi, “Luiso Sturla – Il qui e l’altrove”, in catalogo della mostra, Palazzo Diotti, Casalmaggiore (Cremona), marzo-aprile 2003.




mercoledì 12 marzo 2014

Carlo Chendi, sceneggiatore umoristico del fumetto italiano


Venerdì alle ore 18:00, presso il «Gran Caffè Rapallo» dell’omonima città del Tigullio, Carlo Chendi parteciperà all’evento “Il maestro della nona arte”, curato dall’associazione culturale “Fons Gemina” [1].

Proprio a Rapallo negli anni Cinquanta del secolo scorso intorno a Luciano Bottaro (Rapallo 1931 – 2006) sorge la cosiddetta «Scuola di Rapallo», un gruppo molto unito di cartoonist. Carlo Chendi è tra primi ad unirsi a questo gruppo, insieme a Guido Scala e Franco Aloisi.


Nato ad Ostellato (Ferrara) nel 1933 - si è trasferito giovanissimo a Rapallo e qui ha iniziato la sua attività di cartoonist, fondando nel 1968 (con Luciano Bottaro e Giorgio Rebuffi) il gruppo “Bierreci”  e la rivista “Re di Picche”.
Rapallo, Locandina della M.I.C. 40a edizione, 2012.
 
Per la Disney Italia ha creato numerosi personaggi (Ok Quack, Umperio Bogarto, ecc.) e collaborato alla realizzazione delle “Grandi Parodie Disney”. Per la Mondatori ha collaborato a “Topolino”.
Dal 1972 Chendi cura, insieme con un gruppo di artisti di gran talento (Ugo Canonici, Sergio Badino, Luca Boschi, Enrico Macchiavello, Fabio Gianello, Davide Caci) la Mostra Internazionale dei Cartoonist, giunta lo scorso anno alla 41a edizione.

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[1] Tra le diverse classificazioni delle arti, quella del poeta Ricciotto Canuto - risalente al 1923 – pone che le arti siano sette, comprendendo - dopo le cosiddette arti figurative (architettura, pittura e scultura) - la musica, la poesia, la danza e il cinema. Nel 1964 il critico francese Claude Beylie  propone di ampliare questa classificazione aggiungendo la radio-televisione ed il fumetto. Da quel momento, si considera che la “nona arte” sia il fumetto.
Il termine fumetto deriva dai ‘balloon’, in altre parole le nuvolette in cui sono scritti i dialoghi  dei vari personaggi nella vignetta. E’ una “letteratura disegnata” diffusa in tutto il mondo con caratteristiche proprie in ogni luogo. Will Eisner, il fumettista americano che ha lavorato per le maggiori case editrici come la DC Comix, definisce il fumetto come “arte sequenziale”.

martedì 25 febbraio 2014

Artisti del “Novecento italiano” amici di Giovanni Descalzo


     Tra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso  il poeta sestrese Giovanni Descalzo conobbe, stabilì contatti e relazioni di amicizia con alcuni pittori e scultori  del “Novecento italiano” (G. Bianchi, R. Castagnino, F. Falcone, C. Maggi,  P. Marussig ,  E. Rambaldi, O. Saccarotti, A. Salietti, F. Messina).

      Nel 1933 egli pubblicò sul “Il Giornale di Genova” un articolo intitolato “Gli artisti in terra di Liguria”, di cui riporto quattro capoversi. L’articolo è stato ripubblicato integralmente da “Tigullio News” il 7 febbraio scorso.

(…) « Rambaldi ogni tanto si appiatta tra i leudi, si nasconde tra gli scogli, s’arrampica sui rialzi ed è capace di sparire senza farsi vivo. Bianchi pianta l’automobile (beato lui) nella strada e scarica sulla spiaggia trespolo o tele che spesso dimentica di finire e abbandona all’osteria come Saccorotti, accrescendo così una collezione di abbozzi che rischia di diventar celebre. Al contrario di Saccorotti, Salietti arriva (con qualche allievo, o allieva) e non si distrae tanto facilmente. Trova il suo punto, si piazza e giù! Alla prova finale, il suo quadro è, per lo meno, sempre il più finito. Maggi non è facile incontrarlo. Chiedergli se lavora non ci s’arrischia sebbene la sua attività sia continua; ha troppo l’aria di un villeggiante in riposo. Ci sono dei giovani: Puppo il cartellonista e Raffo lo xilografo operaio, ma si appartano talmente che è difficile scovarli.

Pietro Marussig  sembra abbia trovato il suo paesaggio, le sue luci, e, più di tutto, il suo popolo. Inutile cercarlo quando ha deciso di  mangiare in un’osteria lungo la strada. Il suo modo di astrarsi pigramente sta per diventare proverbiale.(…)

(…) Torna ogni tanto per ammirare i suoi figieu David Bruno de Mesquita che subito s’indigna per le distrazioni subite a Capri e promette a se stesso di non tradire mai più Sestri. (…)

G. Bianchi, Nudo femminile, olio su tela, cm. 90 x 75, firmato e datata 1931 in basso a destra.
(Foto: CAMBI-CASA D'ASTE, Genova, Castello Mackenzie)
(…) Castagnino e Falcone dalla vicina Chiavari tornano ogni tanto per invidiare la quantità di modelli a Messina che, giunto per salutare gli amici, ha finito per bere l’acqua di Ravino (come dicono i sestresi degli acclimatati) e prendervi quasi domicilio». (…) 

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Per approfondire:
      R. Bossaglia, L’Arte nella cultura italiana del Novecento, Bari, Laterza, 1996;
      F. Dioli, La Liguria nei Pittori tra ‘800 e ‘900, ed. Le Mani – Micro-art’s, 2009.


giovedì 13 febbraio 2014

Museo Archeologico di Chiavari: progetto di nuova sede presso l'ex chiesa di S. Francesco


     Domani pomeriggio, alle ore 17,00 presso l’Auditorium di S. Francesco a Chiavari, si svolgerà la presentazione pubblica dell’Accordo Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo / Comune di Chiavari - per la definizione dei modi di funzionamento del Museo Archeologico diChiavari [1].
     Sarà  l’occasione per presentare il progetto di una nuova sede del Museo da realizzarsi  nel complesso architettonico dell’ex chiesa di S. Francesco che comprenderà il recupero del chiostro, annesso all'antico convento [2].

Nel complesso architettonico dell'ex chiesa di S.Francesco a Chiavari, il chiostro annesso al convento.
(Foto di E. Panzacchi)
     Sono previsti gli interventi di Maurizio Galletti (Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Liguria), Bruno Massabò  (Soprintendente per i Beni Archeologici della Liguria), Andrea Muzzi (Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Liguria), Salvatore Lutzu  (Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Genova), Roberto Levaggi e Maria Stella Mignone, (Sindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Chiavari), Roberto Napolitano (Presidente della Società Economica di Chiavari) [3].
     Nel nuovo allestimento dei locali di Palazzo Rocca, avrà luogo l’inaugurazione della mostra “Davanti allo specchio lucente. Ceramiche greche a Palazzo Rocca”, riguardante reperti archeologici, databili nel periodo VIII - III sec. a.C., oggetto delle operazioni di sequestro del Nucleo di Genova dei Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.


Cratere a campana, (a sinistra); Boccali a figure rosse, (al centro e a destra), IV sec. a.C.
(Foto di E. Panzacchi)
      L’esposizione - curata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria - dopo la prima al Museo di Palazzo Reale a Genova, è adesso proposta al pubblico del Tigullio (dal 14 febbraio al 27 aprile 2014). 

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[1] Il Museo Archeologico di Chiavari è presente sul territorio dal 1985. La sua attività è partita dalla volontà di valorizzare la necropoli dell’Età del Ferro (VII sec. a.C.), scoperta in città nel 1959. Negli  ultimi anni il Museo è cresciuto come riferimento, non solo per lo studio della preistoria e della protostoria del Tigullio, ma anche come luogo per la fruizione, soprattutto dopo due importanti scoperte: la cava di diaspro di Valle Lagorara e la più antica miniera di rame d’Europa occidentale di Monte Loreto. La consistenza del materiale trovato è risultata così articolata da consentire uno sviluppo del museo su più sedi, in rete con il Sistema museale di Sestri Levante e di Castiglione Chiavarese. 

[2] Per notizie storiche sulla chiesa di S.Francesco cfr. L. Pessa e C. Montagni, [a cura], La Chiesa di S. Francesco e i Costaguta, Arte e cultura a Chiavari dal XVI al XVIII secolo, (catalogo della mostra), Genova, Sagep, 1987, p. 39 - 64.

[3] B. Massabò, [a cura] Davanti allo specchio lucente Ceramiche greche a Palazzo Rocca a Chiavari, Genova, Sagep, 2014, pp.10 - 48.


mercoledì 5 febbraio 2014

L’ingegno architettonico di Francesco Chiarella



     Di regola un ingegnere cura soprattutto le infrastrutture e gli aspetti costruttivi di un edificio, poiché quelli estetici sono di competenza dell’architetto e/o degli artisti in genere.

    Per Francesco Chiarella (Chiavari, 7 maggio 1916 - 10 settembre 1985)  l’elaborazione del progetto doveva essere affrontata in modo unitario, fino all'esecuzione e all'uso dell’edificio. A capo della sua impresa edile, egli dimostrò che ciò era possibile, seguendo in prima persona la costruzione ed il restauro architettonico di numerose chiese e palazzi dislocati nel territorio del Tigullio e della provincia di Genova.

Cogorno (Ge.), L’edificio del Centro Professionale di Cogorno, lato nord,  in costruzione, 1960.


Cogorno (Ge.), Il complesso del Centro Professionale di Cogorno, lato nord-est, oggi. 
                                     
      Fra le sue opere più importanti segnalo il Centro Professionale di Cogorno, il Centro di Sampierdicanne a Chiavari (a lui intitolato) e i lavori di restauro interno (a cura dell' arch. Edoardo Mazzino) della Basilica dei Fieschi di S. Salvatore, nel comune di Cogorno. 

        Cogorno (Ge.), Basilica di S. Salvatore dei Fieschi, presbiterio, sec. XIII, inizio 1244.
 (Foto di E. Panzacchi)

      A contatto continuo con le maestranze, sapeva valorizzare l’opera di tutti e soddisfare le esigenze del committente, come scrisse Ferdinando Negri:“(…) voleva che decidessi in stretta collaborazione con lui, sebbene io fossi ignaro di strutture architettoniche”. [1]
   
      Dopo la professione e gli affetti alle persone più care, F. Chiarella amava la montagna. Da vero alpinista, aveva scalato le cime delle Apuane, dell'Appennino Ligure e delle Alpi. Per questo motivo, il C.A.I. di Torino volle intitolargli - dopo la sua scomparsa -  il rifugio di Amianthe (alt. 2979 mt.), costruito nel 1975-76 dalla sezione di Chiavari del C.A.I. sulle Alpi Pennine, nel comune di  Ollomont (AO).


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[1] Francesco Chiarella fu tra i primi amici di Ferdinando Negri, più conosciuto come "don Nando", fondatore del Villaggio del Ragazzo. cfr. Federico Canale, [a cura di] Mezzo secolo di Villaggio, Chiavari, 1998, p.41.