lunedì 7 marzo 2016

L'Asilo Infantile di Chiavari, un edificio di interesse culturale

La storia ed il recente restyling interno del secondo piano

    Senza interventi strutturali, l'interno dell'edificio dell'Asilo Infantile di Chiavari - ex-sede per oltre un secolo del liceo classico "F. Delpino" - è stato riattato recentemente per offrire lo spazio ad una nuova attività denominata "WyLab" (incubatore di imprese dedicate alle applicazioni digitali ed ai servizi legati al mondo dello sport) [1].

Asilo Infantile di Chiavari, Chiavari, Via Delpino 7, P.zza Della Torre, Seconda metà del XIX sec.
(Foto di E. Panzacchi)

    L'edificio - ubicato presso il centro storico della città in Via Delpino 7, prospiciente a piazza Della Torre e al palazzo delle Scuole Pie - fu costruito nella seconda metà del XIX secolo su iniziativa della Società Economica di Chiavari, con il contributo di numerosi benefattori privati, per dotare la città di una struttura educativa per i bambini [2].

    Il progetto dell'edificio è di Riccardo Questa (Chiavari, 07/08/1852 - ivi 02/01/1928), ingegnere attivo a Chiavari dal 1880 [3].


F. Falcone, Testa di R. Questa, Cimitero Monumentale di Chiavari, rilievo in bronzo, siglato "F.F" a dx. 1928 (?)
(Foto di E. Panzacchi)

      Il fabbricato è posto su un'area di 1650 mq. con un volume formato da tre corpi, uno centrale e due laterali, perpendicolari al primo, che visti dall'alto, disegnano una pianta a forma di H. Esso rappresenta oggi un interessante esempio di edificio ad uso sociale realizzato secondo le tecniche e le tipologie dell'eclettismo ottocentesco, nonché il segno dello sviluppo urbano della città [4].

      Dal 1924 al 1962 lo stabile fu la sede dell'Istituto Tecnico Statale "In Memoria dei Morti per la Patria" di Chiavari e dal 1911 al 2014  del Liceo Classico "Federico Delpino"  [5]. In anni più recenti esso ha ospitato alcune edizioni della Mostra del Tigullio, la sede distaccata di uffici comunali e dell'associazione Circolo G. Fanin; varie associazioni culturali e sportive, e - dagli anni Ottanta al 2003 - lo studio del pittore Adriano De Laurentis. 

    Attualmente l'edificio ospita la Scuola Paritaria per l'Infanzia "Della Torre", gestita dall'Associazione Asilo Infantile di Chiavari (primo piano) e la nuova struttura di WyLab (secondo piano).


M. Bertetta, WyLab, sala riunioni, 2016. (Foto di E. Panzacchi)

    Il restyling interno del secondo piano ha avuto cura, da un lato di conservare tutti gli elementi connotativi dell'edificio (gli infissi, i pavimenti, i caloriferi e le lavagne in ardesia di un secolo fa), dall'altro di recuperare gli ambienti (il corridoio, la terrazza, le aule, i bagni), dotandoli di nuovi impianti e nuovi arredi. In particolare la struttura è in grado di offrire 150 postazioni dedicate, due sale riunioni, una sala break, una sala relax, una terrazza, uno spazio networking e un'aula corsi al piano terra.


M. Bertetta, WyLab, ufficio, 2016. (Foto di E. Panzacchi)

    
 Note:
                                                                                     

[1] L'iniziativa è stata promossa da Antonio Gozzi (ceo di Fiderco Group, presidente di Federacciai e della società calcistica albiceleste del Tigullio Virtus Entella). Il progetto del restyling interno del secondo piano dell'edificio è stato curato da Marco Bertetta.

[2] Tra i fautori dell'opera vi furono Davide Gagliardo, Vittorio Botti, Giuseppe Bontà, Giuseppe Raffo, Alessandro Negri di Sanfront, Pietro Badaracco, le famiglie Turio, Bancalari, Podestà e Chiarella. cfr. G. G. Viarengo, Chiavari, Internòs, Chiavari 2013, p. 104. 
La fondazione dell'istituzione risale al 1847 con Regio Decreto del 30 ottobre. L'asilo avviò le attività presso l'ex convento di S. Francesco, poi si trasferì in un piccolo fabbricato, con accesso dalla strada del Corsetto (l'attuale via Vinelli), infine si stabilì  in Via Delpino 7. cfr. M. Lamponi, Le strade di Chiavari, G. Mondani, Genova 1987, p. 36.
Nel 1861 il prof. F. Chiarella - Presidente della Società Economica e Direttore delle Scuole Tecniche di Chiavari - compose l'inno per L'Asilo Infantile di Chiavari. cfr. F. Chiarella, L'Asilo Infantile di Chiavari, Tip.Quintino Scalpelli, 1862.

[3] cfr. M. Lamponi, ibid. p. 36; Viarengo, ivi p. 105. Quest'ultimo dà notizia dei progetti di R. Questa per la città di Chiavari. Essi sono: nel 1925 l'Albergo Moderno in C.so Assarotti, nel 1913 il Palazzo Simonetti in C.so Dante, nel 1911 il Banco di Sconto in Via delle Vecchie Mura (oggi del Banco Popolare di Chiavari) e nel 1913 il Villino Segale in via Tripoli. cfr. G.G. Viarengo, ivi p.201- 202- 205- 212.
Le altre notizie, riguardanti la sua attività e le sue opere per la città di Chiavari, sono: nel 1885 il progetto della zona tra C.so Grimaldi e il Rupinaro, nel 1888 il palazzo dell'Istituto Assarotti in C.so Millo, nel 1903 il progetto della variante al piano edilizio, nel 1906 il progetto esecutivo della circonvallazione a monte, nel 1881 il progetto esecutivo del pronao della Chiesa- Santuario di N. S. dell'Orto, dal disegno dell'ing. Luigi Poletti, risalente al 1835. cfr. V. Bertiati, F. Canale, F. Delmonte, La Quadreria, in V. Bertiati (a cura di) Riccardo Questa, Busco, Rapallo 2001, p. 119. Egli dà notizia anche dell'attività pittorica di R. Questa (senza riferimenti). Nel catalogo della Quadreria: "Via Ravaschieri",dipinto a tempera su tela, cm. 66 x 39, datato 1895, donato dall'autore (R. Questa) alla Società Economica di Chiavari. cfr. V. Bertiati, F. Canale, F. Delmonte, ivi, p. 69.
Sul completamento del disegno di L. Poletti cfr. L. Sanguineti, Nostra Signora dell'Orto.Storia documentata del suo Santuario in Chiavari e della diffusione del culto, Rapallo 1955, p. 280; poi P. R. Spiazzi, Nostra Signora dell'Orto. Storia documentata della devozione e del Santuario, Rapallo 1994, p. 287, 288. Tutto ciò è riportato anche da G. Algeri. cfr. Giuliana Algeri, La Basilica della Madonna dell'Orto, Chiavari, 2010, p.77. Inoltre a R. Questa ella ascrive nel 1893 il disegno dell'incorniciatura marmorea dell'altare del Crocifisso, alla testata destra del transetto della medesima Chiesa, divenuta Cattedrale. cfr. G. Algeri, ivi, p. 93 - 94.

[4] Per la descrizione particolareggiata dell'edificio cfr. arch. Alberto Parodi, Relazione storico-artistica, Genova 03/12/2013, allegata al Decreto  di Vincolo Architettonico della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria, Genova 21/03/2014.

[5] Il 18/12/1920 l'Assemblea dei Soci della Società Economica di Chiavari deliberava la fondazione di un istituto tecnico e il 06/04/1922, la Presidenza avviava la pratica.  La risposta del Ministero per l'Istruzione fu negativa, poiché ai sensi dell'art. 2 del R.D. n. 1054 del 06/05/1923, era necessario un provvedimento legislativo. Di conseguenza la Società Economica istituì per l'anno scolastico 1923/24, una scuola privata e organizzò la sua sede presso L'Asilo Infantile di Chiavari. Nel 1924 essa ebbe il riconoscimento richiesto di Istituto Tecnico Statale, intitolato "In Memoria dei Morti per la Patria" (R. D. n. 1700 del 16/10/1924). 
Tra il 1737 e il 1741 i coniugi  G. B. Della Torre di Chiavari legavano parte dei loro beni per la fondazione di un collegio per ragazzi. Grazie all'opera dei padri Scolopi, nel 1749 fu istituito il Ginnasio. Esso ebbe riconoscimento ufficiale nel 1817 con Regio Decreto. Nel 1863  fu trasformato in Liceo pareggiato e convertito nel 1909 in Liceo Governativo (G.U. n. 31 del 1910), intitolato a "Federico Delpino" con Regio Decreto (G.U. n. 95 del 24/04/19109). Nel 1911 la sede fu trasferita dal Palazzo delle Scuole Pie, nel secondo piano dell'Asilo Infantile, con ingresso laterale in Via Davide Gagliardo. 
Per ulteriori notizie sulle istituzioni scolastiche in Chiavari cfr. S. Ganci, La Fisica nell'800 in Chiavari, Atti del XXV Congresso Nazionale di Storia della Fisica e dell'Astronomia, Milano, 10-12 novembre 2005. Egli, in un primo articolo, pubblica una pianta dell'edificio risalente all'epoca della fondazione dell'istituto tecnico (1920-1924). cfr. S. Ganci, Costruttori di apparecchiature di Fisica in Chiavari tra la seconda metà dell'800 e la prima metà del '900, in "Quaderni di Storia della Fisica", 2003.


Ringraziamenti:
Desidero ringraziare Botto Gladys (Biblioteca Società Economica di Chiavari), Perazzo Doretta e Pittingolo Maria (Comune di Chiavari), Solari Alberto (Associazione Asilo Infantile di Chiavari), Isetti Mons. Can. Francesco e Trovato Can. Gianluca (Curia Vescovile di Chiavari) per la cortesia e l'aiuto fornito.








mercoledì 3 febbraio 2016

La mostra fotografica “Paesaggi e Prospettive” al Castello sul Mare di Rapallo


   Non si poteva immaginare nulla di più adeguato e, al tempo stesso coinvolgente, per  un evento dedicato alla fotografia d’arte e/o di ricerca, delle sale dell’antico Castello sul Mare di Rapallo.  

Rapallo, Castello sul Mare, Mostra fotografica "Paesaggi e Prospettive",  Un gruppo di visitatori.
(Foto di E. Panzacchi)
    
   Inaugurata lo scorso 23 gennaio, continua la mostra fotografica "Paesaggi e Prospettive", fino al 14 febbraio. È una collettiva di autori impegnati in ricerche nel campo della fotografia di "paesaggio" che interpretano nelle sue varie forme e nei suoi molteplici aspetti, riguardanti anche il territorio del Tigullio [1].
     Le loro opere evidenziano delle caratteristiche che il viaggiatore a volte non riesce a cogliere per una sua natura poco incline a porsi in un punto di vista prospettico diverso dal consueto. 
Pieghevole della mostra, particolare (Foto-riproduzione di E. Panzacchi)
     
    La mostra – allestita dal Polo Fotografico di Genova, sotto la direzione artistica del Prof. Giancarlo Pinto della Facoltà di Architettura di Genova con la collaborazione di Cristina Ardito, coordinatrice del Castello sul Mare di Rapallo - sarà visibile  (ingresso gratuito) nei giorni di venerdì, sabato e domenica: dalle ore 15.00 alle ore 18.00. 
      Gli espositori e i loro soggetti sono: Mark Cooper Earthscapes. Caterina Bruzzone Liguria, emozioni sul mare. Paola Bernini Vicoli, viottoli, creuze. Andreina Cambiaso Abitazioni e colori. Antonietta Preziuso Paesaggi sul cammino.  Francesca Donadini Crepuscolo e notturni.
    Il visitatore non può rimanere indifferente alle emozioni suscitate da uno "scatto" in una luce particolare, allo stupore e al fascino per l’effetto prodotto con una determinata tecnica o, ancora, allo studio di un soggetto in un’inquadratura che consente di ricostruirne la storia. 
    Ciascun espositore offre un'interpretazione personale del "paesaggio": a prova di talento e lunga esperienza (Caterina Bruzzone e Mark Cooper), con forte passione e "scuola" (Paola Bernini, Andreina Cambiaso, Antonietta Preziuso e Francesca Donadini), ex allieve nel corso tematico di perfezionamento e di aggiornamento professionale in Fotografia, Architettura e Paesaggio, presso la Facoltà di Architettura di Genova.
   

Note:
                                                                            
[1] vedi Caterina Bruzzone, "Sassi a Riva" (Riva Trigoso) - Sestri Levante; Paola Bernini, S.Pietro, Zoagli; Francesca Donadini, Antico Castello di Rapallo - Rapallo.
              


venerdì 22 gennaio 2016

Il Vescovo di Pavia consacrato davanti all'altare maggiore della Cattedrale di N.S. dell'Orto in Chiavari


     L'altare maggiore della Cattedrale di N.S. dell'Orto in Chiavari - così come si presenta oggi all'osservatore -  è il risultato di uno sviluppo storico ed artistico iniziato nella prima metà del XVII secolo.
     Nel 1624 fu redatto un primo contratto tra Achille Costaguta, in rappresentanza dei fratelli Ascanio e Prospero, committenti dell'altare monumentale, e Giuseppe Ferrandino. Nel 1627 fu presentato il progetto  che, negli anni successivi (1627 - 1632 ca.), fu realizzato  da Giuseppe e Giovanni Battista Ferrandino, scultori.  
G. e G. B. Ferrandino, Cattedrale di Chiavari. altare maggiore, 1624-1632 ca.
(Rriproduzione da cartolina, 1950 ca.)
      Importanti contributi alla conoscenza sono stati offerti da Fausta Franchini Guelfi  con la ricostruzione biografica dei Ferrandino e da Giuliana Algeri con la rappresentazione della Basilica di N. S. dell'Orto.  
       G. Algeri scrive:
(...) " L'altare in marmo bianco alternato a verde di Polcevera, rosso di Francia e arricchito inoltre da intarsi in alabastro, si articola secondo l'uso tradizionale in tre parti principali, ciascuna delle quali risulta tuttavia amplificata mediante la duplicazione di ogni elemento compositivo. Così al basamento vero e proprio in marmo bianco, decorato solo dagli stemmi della famiglia, si sovrappone un'altra fascia intarsiata a motivi geometrici su cui poggiano le colonne laterali - due per parte - in marmo verde di Polcevera; analogamente il fastigio propone un doppio timpano spezzato che reca al centro una cartella con la figura di Dio Padre. La parte centrale dell'imponente "macchina" marmorea è occupata da un rilievo con sei angeli che sorreggono una cornice all'interno della quale è contenuta l'immagine miracolosa della Madonna dell'Orto, che i Costaguta avevano ottenuto di collocare sul proprio altare. (...) [1]
    Nel progetto della nuova sistemazione del presbiterio,  secondo le indicazioni contenute nei documenti post-conciliari della Chiesa Cattolica,  nel 1982 la Curia di Chiavari, in accordo con il Capitolo della Cattedrale, affidò a Pietro Solari, scultore (Chiavari, 13 marzo 1910 - Lavagna, 22 luglio 1992) l'incarico di realizzare il paliotto dell'altare "versus populum".


P. Solari, Cattedrale di Chiavari, altare maggiore, paliotto, panello frontale in bronzo, 1982.
(Foto in b/n di E. Panzacchi)

      I temi scelti e rappresentati per l'opera sono ispirati e tratti dalle Sacre Scritture. Essi sono: la Predicazione di Cristo e l'Ultima Cena  nel panello centrale; Il sacrificio di Isacco e la Crocifissione nei panelli laterali.[2]

P. Solari, Cattedrale di Chiavari, altare maggiore, paliotto, panelli  laterali, in bronzo, 1982.
(Riproduzione dalla rivista La Madonna dell'Orto, Rapallo n1-2 gennaio-giugno, 1983, pag.16.)
      U. Carreca ha scritto:
(...) " Opere bronzee come bronzei sono i nuovi rilievi che ornano da qualche giorno l'altare maggiore del nostro maggiore tempio. Vi figurano nella parte centrale la predicazione di Cristo in Galilea e l'ultima cena con gli apostoli; nei lati, a sinistra il virtuale sacrificio di Isacco figlio di Abramo e a destra la dolorosa pagina finale della vita terrena del Salvatore: la Crocifissione. Sono tutti pannelli in finissimo bronzo, in una perfetta fusione" (...) [3]



Altare maggiore della Cattedrale di Chiavari, la Consacrazione episcopale di Mons. C. Sanguineti, 9 gennaio 2016.
(Foto di E. Panzacchi)



                                                           
Note:

[1] cfr. G. Algeri, Giuseppe e Giovanni Battista Ferrandino, (a cura) di L. Pessa e C. Montagni La chiesa di san Francesco e i Costaguta, (catalogo della mostra), Genova, ed. Sagep, 1987, pp. 105-106; G. Algeri, La Basilica della Madonna dell'Orto, Chiavari, ed. Internòs, 2010, pp. 41 - 43; 106.
[2] cfr. Genesi, XXII,1-18; Esodo, XII, 8-14; XIII, 14-16; Deuteronomio, XXVI; Giovanni, 6, 60-69; Giovanni, 19, 17-22.
[3] cfr. U.Carreca L'altare nuovo nel duomo di Chiavari, in La Madonna dell'Orto, (la rivista della Cattedrale), Rapallo, n 1-2 gennaio-giugno 1983, p.15.





mercoledì 6 gennaio 2016

Il restauro della facciata neoclassica di Santa Maria di Nazareth a Sestri Levante

     
    Prossima al sito dove sorgeva una cappella del XIV sec. - dedicata a N. S. di Loreto e appartenente alla vicina parrocchia di S. Nicolò - fu edificata, tra il 1604 e il 1616, la chiesa di Santa Maria di Nazareth a Sestri Levante. In vernacolo ligure è stata denominata "a gexâ gianca" (la chiesa bianca). Il disegno dell'edificio fu eseguito da Gio Batta Carlone [1].

   Intorno al 1840  - su progetto dell'architetto Giambattista Prato - fu ristrutturata la facciata, con l'aggiunta del pronao [2].

 Basilica di S.Maria di Nazareth, 52° Raduno delle Confraternite liguri, Sestri Levante,  2014. 
(Foto di E. Panzacchi) 
    Egli addossò la nuova struttura lasciando ai lati i due campanili. Disegnò il prospetto con pilastri (sostituiti nel 1955 da quattro colonne) e capitelli ionici sormontati dall'architrave sotto il frontone. Questa composizione si rifà al modello neoclassico e, in particolare, all'opera svolta in ambito genovese da Carlo Barabino.


Basilica di S.M. di Nazareth, pronao in restauro, Sestri Levante,  2015  (Foto di E. Panzacchi)
     L'attuale intervento di restauro conservativo ha l'obiettivo di eliminare le infiltrazioni di umidità provenienti dall'alto (pareti dei campanili), causa del distacco di parti del soffitto del pronao [3]. 


                                                                                      
Note:

[1] cfr. notizie storiche sul sito www.maranatha.it/chieselocali/Naz/NazHm01Page.htm  (a cura) di Alberto Fazzeri.

[2] L'architetto Giambattista Prato è attivo nella prima metà del sec. XIX. A Chiavari ha realizzato i progetti del Palazzo Vescovile (1833) e del Conservatorio delle Gianelline a mare con annessa chiesa (1837). cfr. Luigi Sanguineti, Nostra Signora dell'Orto, Rapallo, 1955, p. 216,233.

[3] L'intervento di restauro è curato dall' arch. Cristina Gandolfo coadiuvata dal Geom. Marco Barrani, dal Geom. Fabio Quadri e dall'Ing. Angelo Denevi.


sabato 5 dicembre 2015

L'arte popolare in Liguria e nel Tigullio raccontata da Philippe Daverio


     Il Teatro Cantero di Chiavari era gremito il 20 novembre scorso per l'incontro con Philippe Daverio, noto storico dell'arte e scrittore. Egli ha intrattenuto il grande pubblico parlando del rapporto tra il patrimonio artistico e l'identità popolare, espressa culturalmente nei diversi ambiti della società.
       Non tanto e non solo  la "pop art", in senso stretto, quanto tutte le forme-oggetto di valore artistico ed artigianale, connesse al contesto culturale e sociale dell'ambiente al quale si riferiscono e in cui si manifestano.
Chiavari, Teatro Cantero, progetto di Ido Gazzano (1925). Foto di E. Panzacchi
    L'evento - in programma in molte città italiane - è stato organizzato dal Banco Popolare (Banco di Chiavari) in collaborazione con la Società Economica ed il Comune di Chiavari. Moderatore: Alessandro Cassinis, direttore de "Il Secolo XIX" di Genova.
    "I liguri - ha osservato il critico d'arte - hanno un patrimonio artistico cospicuo ed un senso innato del decoro. Tuttavia, essendo più inclini a tesaurizzare che ad ostentare, sottovalutano il legame stretto che unisce la loro storia ai beni artistici, di cui sono eredi"

Chiavari, Teatro Cantero, A. Cassinis e P. Daverio. Foto di E. Panzacchi

    Per esempio, la sedia di Chiavari, conosciuta anche col nome di "chiavarina", fu ideata e costruita nel 1807 da Giuseppe Gaetano Descalzi (Chiavari, 1767 - 1855), un ebanista che rielaborò dei modelli di sedie francesi, riconducibili allo stile impero. Nel 1955 Gio Ponti, detto Giò (Milano, 1891 - 19779), ispirandosi a questo tipo di sedia, progettò la "Superleggera", che fu poi prodotta con successo da Cassina[1].
    Nel 1820 la Società Economica di Chiavari istituì la "Scuola di Ornato e Architettura" - un percorso didattico basato sulla collaborazione fra le arti ed i mestieri. Nel secolo scorso essa ebbe dei docenti di alto livello artistico, come Francesco Falcone (Chiavari, 1892 - 1978) e Rodolfo Castagnino (Genova, 1893 - 1978) scultori; Adriano De Laurentis (Cavi di Lavagna, 1922 - Chiavari, 2003) e Vittorio Ugolini (Bologna, 1918 - Chiavari, 2006) pittori. Nel 1967 essa fu trasformata in "Istituto Statale d'Arte" e nel 2011 in Liceo Artistico "E. Luzzati"[2].
    Questi artisti e tanti altri, con le loro opere, sono testimoni di un passato che continua a vivere nel presente, come lo stabile del Teatro Cantero di Chiavari che ha ospitato l'incontro [3].

Note:
                                                                                    

[1] cfr. www.cassina.com
[2] cfr. www.isachiavari.eu
[3] cfr. www.cantero.it


domenica 8 novembre 2015

Ricollocato un gruppo ligneo del Maragliano, nella chiesa di S. Martino di Maxena a Chiavari


    In occasione del primo centenario (1915 - 2015) dell'ampliamento della chiesa di S. Martino di Maxena e del rifacimento degli altari in marmo con le nuove statue, è stato ricollocato nella nicchia dell'abside, il gruppo ligneo di S. Martino e il povero, attribuito allo scultore genovese Anton Maria Maragliano (Genova, 1664 - Genova, 1739). 

A.M. Maragliano, S. Martino e il povero, Chiavari, Chiesa di Maxena,
nicchia dell'abside, scultura in legno, 1726 - 1727
 (Foto di E. Panzacchi)
   L'iconografia del santo è quella più diffusa: il soldato a cavallo, un istante prima di fendere con la spada un lembo della sua cappa e il povero mendicante, seminudo, con una mano protesa al mantello e l'altra che si appoggia sulla gruccia.
   Il gruppo statuario fu eseguito dal Maragliano tra il 1726 e il 1727. Esso appartiene al periodo di produzione artistica, durante il quale lo scultore limitava i suoi interventi, affidando l'esecuzione complessiva ai suoi collaboratori e/o ai suoi allievi. A questo proposito Daniele Sanguineti - autore di una biografia sul Maragliano, unita allo studio delle sue opere [1] - scrive:

(...) " In genere questa prassi diede corso ad una produzione di bottega, dai tratti più semplificati e dai caratteri piuttosto stereotipati: per esempio il gruppo raffigurante Nostra Signora di Caravaggio con s. Giovannina di Velva (chiesa di S. Martino), commissionato al M. nel 1720 - 21, fu eseguito dai suoi collaboratori, come il S. Martino e il povero di Chiavari (frazione Maxena chiesa di S. Martino), realizzato nel 1727." (...)

   Appena terminato, il gruppo ligneo fu trasferito nella chiesa di S. Martino di Maxena, ma non sappiamo dove fu esattamente collocato. Nella seconda metà del XVIII secolo e nel XIX secolo la chiesa fu allungata e furono aggiunti degli altari laterali. Verosimilmente, fino alla sua postazione nella nicchia dell'abside - coperta da un'ancòna - ebbe altre collocazioni, in ragione di suddette modifiche strutturali.[2]
    A metà degli anni Cinquanta del secolo scorso esso fu rimosso dalla nicchia e fu trasferito in un locale della chiesa (attuale sala degli arredi sacri). Nella ricorrenza del Santo veniva fissato e trasportato su una cassa processionale.
Copia originale da Fotocalcografia Civicchioni Chiavari, 1950 (?)

   Dal 2002 al 2005 il gruppo ligneo è stato restaurato a cura della Soprintendenza di Genova.
     Attualmente S. Martino e il povero è stato ricollocato nella nicchia dell'abside su una nuova base in legno. L'ancòna - raffigurante i santi Martino, Rocco e Sebastiano - è stata rimossa, spostata e conservata nella sala degli arredi sacri.[3]  

  
Note:
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[1] cfr. SANGUINETI Daniele, Anton Maria Maragliano, 1664 - 1739: insignis sculptor Genue,Genova, ed. Sagep, 2012, pp. 479.
[2] cfr.REMONDINI Angelo e Marcello, Parrocchie dell'archidiocesi di Genova: notizie storico ecclesiastiche - Regione quinta: Rada di Chiavari, Genova 1888, p. 118-123.
[3] cfr. SUPPLEMENTO al n. 64, ottobre-novembre 2015, Anno XVI,del "In cammino" (Giornale delle comunità parrocchiali della zona pastorale), La nuova base in legno è stata realizzata da Giorgio Lanata; il restauro della nicchia e del muro dell'abside è stato eseguito da Felice Viale.



                                                                   





domenica 27 settembre 2015

La mostra personale di Raimondo Sirotti nell'Antico Castello di Rapallo


   Ancora pochi giorni (fino al 4 ottobre) per visitare la mostra personale di Raimondo Sirotti, intitolata "Riviere" e allestita nelle sale dell'Antico Castello sul Mare di Rapallo. Orario mostra: venerdì,sabato, domenica dalle 16 alle 19.


Rapallo, Antico Castello, interno, (Foto E. Panzacchi)

   Si possono ammirare le opere più recenti dell'artista. Egli ha spiegato:


(...) "In questi ultimi anni ho perseguito l'idea di appropriarmi di una certa immagine della natura conservando una certa cifra espressiva elaborata nel tempo. Si tratta di un'appropriazione che in qualche modo elude la vita e determina immagini legate a un gesto, a più gesti, che vengono dall'emozione interiore di una memoria totale. Mi stanno quindi a cuore tutti i particolari che si richiamano anche agli aspetti apparentemente semplici e quasi banali: le erbe, le foglie, i muschi, i licheni, gli insetti... E il fiore, che si pone come l'espressione più nobile nel rapporto con la natura. Anche la luce naturale diventa luce interiore, diventa urgenza espressiva e fantastica." (...)

R. Sirotti, Riviera, olio su tela, 2015 (Foto di E. Panzacchi)

   L'informale per Sirotti "è un'arte che si fa nel farsi". In altre parole essa non si può collegare a nessuna rappresentazione accademica. 


R. Sirotti, Glicine, olio su tela, 2015 (Foto di E. Panzacchi)

   In esposizione anche i suoi taccuini ed i suoi album per acquarelli , dove egli  prende velocemente appunti.


R. Sirotti, Calle al chiaro di luna, olio su tela, 2015 (Foto di E. Panzacchi) 


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Note biografiche:


Raimondo Sirotti è nato a Bogliasco (Ge.) nel 1934. Terminati gli studi artistici, nel 1958 si è trasferito a Milano, dove ha conosciuto e frequentato gli studi di Alfredo Chighine, Roberto Crippa, Gianni Dova ed in particolare di Piero Manzoni, con il quale ha stretto un legame di grande amicizia.
Agli inizi degli anni '60 è ritornato a Bogliasco; si è costruito la famiglia con Giovanna  Casella, da cui ha avuto tre figli, Emanuela, Ilaria e Riccardo.
Dal 1968, con la borsa di studio "Duchessa di Galliera"- assegnatagli dal comune di Genova - ha soggiornato a lungo in Inghilterra, dove ha potuto vedere e studiare la funzione della luce nei paesaggi di Gaisburough, di Constable e di Turner.
Si è dedicato con passione alla pittura esponendo le sue opere nelle più importanti gallerie milanesi (Milione, delle Ore, Cocorocchia), nelle principali città italiane (Genova, Milano, Roma, Firenze, Venezia, Treviso, Perugia) nelle città estere (Parigi, New York, Washington, Ottawa, Vancouver, Baltimora), partecipando a mostre collettive (Biennali di Milano  del 1987 e 1994) e all'attività didattica, come insegnante e direttore dell'Accademia Ligustica di Genova. 
Dal 1983 al 1993 ha svolto attività amministrativa, come primo cittadino di Bogliasco.
Ha eseguito interventi pubblici a Palazzo S. Giorgio di Genova ("S. Giorgio e il drago" sul portale d'ingresso) e nella Basilica della SS. Annunziata del Vastato ("Incontro dei Santi Gioacchino e Anna" sulla parete absidale).Nel 1989 ha vinto il concorso nazionale per due arazzi per il Grande Foyer del Teatro dell'Opera Carlo Felice di Genova.
Nel 2005 gli è stato conferito il premio "Grifo d'Argento" dal Comune di Genova; nel 2008 ha partecipato  a Brescia con una personale "Giardini 1958 - 2008", nell'ambito della grande mostra di Van Gogh; nel 2010 è stato ospite a Palazzo Reale di Genova con la mostra dal titolo "Sirotti - Mediterraneo il colore della luce"; nel 2011 il suo dipinto "La quercia dei Cappuccini" è stato esposto nel padiglione Italia alla Biennale di Venezia; nel 2012 ha partecipato alla Estorick Collection di Londra nella mostra Abstraction in Italy 1930- 1980; nel 2013 ha tenuto la personale "Profumo e luce" a S. Margherita Ligure.
Dal 2008 al 2013 è stato Presidente dell'Accademia Ligustica di Genova.