venerdì 14 luglio 2017

Modigliani: opere contestate nella grande mostra di Genova.


   Palazzo Ducale ha deciso la chiusura anticipata dell'esposizione.


   Due mesi dopo l'inaugurazione della mostra monografica Modigliani Palazzo Ducale, Genova, 16 marzo - 16 luglio 2017, il collezionista ed esperto d'arte Carlo Pepi ha presentato un esposto, in cui dichiara i suoi dubbi sull'autenticità e sull'attribuzione di alcune opere in catalogo. La Procura di Genova ha aperto un fascicolo, ipotizzando il reato di "violazione del codice dei beni culturali e paesaggistici". Sono state ordinate due perizie tecniche. Inoltre, una denuncia di opere false, è stata inviata a Palazzo Ducale da Marc Ottavi, autore di un catalogo di pubblicazione prossima, su Moïse Kisling pittore.

    Gli organizzatori della mostra (Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e Mondo Mostre Skira) hanno motivato le scelte operate e i curatori (Rudy Chiappini, Stefano Zuffi e Dominique Vieville) hanno risposto prontamente alle accuse, presentando un dossier contenente la documentazione probante l'autenticità delle opere esposte.

 A fronte degli accertamenti investigativi ancora in corso, disposti dalla magistratura, Palazzo Ducale ha deciso la chiusura anticipata della mostra (14 luglio 2017), riservandosi di tutelare in ogni sede i propri diritti e la propria immagine [1].
     
   I dipinti posti in questione da Carlo Pepi sono: "Cariatide rossa" (verso), "Gli sposi" (recto), "Ritratto di Chaim Soutine", "Nudo disteso" 25 (id. 118), "Ritratto di Moïse Kisling" (disegno), "Testa di donna dai capelli rossi", "Ritratto femminile", "Ritratto di donna" (Maria) "Testa di donna" (Hanka Zborowska) 42 (id. 90)"Ritratto di Hanka Zborowska".

   Inoltre, il collezionista ha segnalato tre nature morte, attribuite a Moïse Kisling. Esse sono: "L'atelier di Moïse Kisling con sullo sfondo il Nudo accovacciato (di Modigliani)"; "L'atelier di Moïse con sullo sfondo una delle teste scultoree (di Modigliani)"; "L'atelier di Moïse  con sullo sfondo il ritratto di Moïse Kisling (di Modigliani)". Dato il rapporto di profonda amicizia e di stretta collaborazione tra i due artisti (Modigliani - Kisling), per almeno una di esse, è stata ipotizzata dai curatori della mostra, l'esecuzione del dipinto a quattro mani.

42 (id. 90) A. Modigliani, Testa di donna,(Ritratto di Hanka Zborowska ?), (1917). 
olio su tela, 54,5 x 37 cm. Collezione privata.
   
   Amedeo Modigliani (Livorno,1884 - Parigi, 1920) "sembra fatto apposta per essere falsificato" (Vittorio Sgarbi) [2]. Si ripropone quindi il problema della provenienza incerta e del diritto di autenticazione di sue opere, in gran parte costituite da disegni e da dipinti. La propensione dell'artista per la scultura, spesso non poté esplicarsi per motivi economici e di malattia polmonare.

  La pittura di Modigliani è caratterizzata dalle de-formazioni dei volti nei ritratti, dalla sensualità delicata e composta nei nudi femminili, dalla luce resa con semplici colori locali e dal volume delle figure e degli oggetti. Questi elementi sono percepiti immediatamente dall'occhio dell'osservatore, i cui significati configurano la cifra poetica dell'artista labronico [3].


    Ritornando al problema sopra accennato, nell'attuale sistema globale della  riproducibilità tecnica dell'opera d'arte, per il consumo e la comunicazione visiva di massa, le sofisticazioni e le contraffazioni non dovrebbero sfuggire agli occhi degli esperti e al controllo della comunità scientifica. Tuttavia, in questo genere di questioni, pur essendo la parte tecnica collegata a quella giuridica e sociale, ai fini della connotazione di "falsità", esse non vanno confuse [4].

   Nella memoria collettiva è rimasto impresso ciò che accadde nel 1984, quando furono trovate, nell'alveo del Fosso Reale di Livorno, tre teste scolpite, credute degli originali autografi dell'artista. Al contrario, esse furono rivelate delle copie, di cui una realizzata per burla con il "black & decker ®" da tre studenti livornesi.

     Ad occuparsi delle opere di Modigliani, fin da quando egli era in vita, furono per primi i mercanti d'arte e i collezionisti (Paul Alexandre, Paul Guillaume, Leopold Zborowski). Dopodiché, fino alla sua scomparsa, se ne fece carico la figlia dell'artista Jeanne, nata dalla relazione con Jeanne Héputerne. Attualmente, oltre ad Anne e Laure Nechtschein (nipoti abiatiche del pittore), sono interessati altri soggetti, come Casa Natale Modigliani (Carlo Pepi fu responsabile degli archivi legali fino al 1990), il Modigliani Institut Archives Legales di Parigi-Roma (presieduto da Christian Gregori Parisot) e l'Institut Modigliani-Kisling (diretto da Jean Kisling).      

     Tra i cataloghi delle opere di Modigliani - redatti da noti autori (A. Ceroni, O. Patani, C. Parisot, J. Lanthemann) - le case d'asta e gli studiosi considerano tuttora affidabile  Le Catalogue de l'Oeuvre Peint de Modigliani di Ambrogio Ceroni, pubblicato nel 1965. Esso comprende 337 opere dell'artista. Lo studioso francese Marc Restellini (allievo di Philippe Cazeau) ha annunciato la pubblicazione prossima di un suo catalogo ragionato, comprendente un centinaio di opere in più (tra dipinti e disegni), rispetto a quello succitato.


25 (id. 118) A. Modigliani, Nudo disteso, (Ritratto di Céline Howaard),(1918 ca)., 
olio su tela, 65 x 100 cm., Svizzera, collezione privata

    In vista di appuntamenti significativi - come la mostra, presso la Tate Modern a Londra (in programma dal 23 novembre 2017 al 2 aprile 2018) e la realizzazione del progetto digitale la "Mostra impossibile Modigliani" (previsto nel 2020 a Spoleto, per il primo centenario della morte dell'artista), l'interesse del pubblico e le quotazioni di mercato delle sue opere continuano a salire (100 mila visitatori per la mostra a Palazzo Ducale di Genova e 170,4 milioni di dollari per uno dei più celebri dipinti, il  Nu couché, venduto nel 2015 a New York da Christie's).



Note:
                                                                             

[1] Mariastella Margozzi, incaricata di svolgere una prima perizia, ha avanzato dei dubbi sull'autenticità di alcune opere. Isabella Quatrocchi, nominata per ulteriori approfondimenti, sta ancora studiando il caso. La Procura di Genova ha decretato il sequestro di 21 opere, da cui saranno prelevati dei campioni di  pigmenti pittorici, onde poter effettuare gli accertamenti scientifici. Tre persone - esterne a Palazzo Ducale - sono indagate per falso di opere d'arte, truffa e ricettazione. 

[2] cfr. L. Fiorentino, Modì, perseguitato dai falsi, in Corriere Fiorentino, Firenze, 27/05/2017.

[3] cfr. V. Sgarbi, Davanti all'immagine, Milano, Rizzoli, 1989, pp.180-182; R. Arnhein, Arte e percezione visiva, Milano, Feltrinelli, 1971, pp. 262, 339.

[4] cfr, C. Maltese, Guida allo studio della storia dell'arte, Milano, Mursia, 1975, cap. V, pp. 73 - 79. Nonostante l'evoluzione scientifica e tecnica negli ultimi decenni, rimane valida l'impostazione metodologica dell'autore.


 

mercoledì 31 maggio 2017

La piazzetta intitolata a Francesco Falcone scultore

   Il largo adiacente a viale E. Millo a Chiavari -  dopo la piazza di San Giacomo di Rupinaro - è stato recentemente intitolato a Francesco Falcone, scultore. Egli nacque al terzo piano del palazzo, facente angolo con suddetta piazza, il 14 febbraio 1892, da Andrea, artigiano ebanista e Maria Sanguineti.  Sul muro posteriore, che si affaccia sulla piazzetta, è stato collocato un suo bassorilievo, donato dalla figlia Rosalba Falcone al Comune di Chiavari. 


F. Falcone, Madonna dell'Orto, bassorilievo in ceramica, cm. 50 x 32, 1940 ca.
 (Foto di E. Panzacchi)


   Nella toponomastica della città, questo sito - caratterizzato da un'antica fontanella -  ha preso la denominazione di "Largo/ Francesco Falcone/ 1892 - 1978/ scultore".

    Nell'opera in bassorilievo è rappresentato un soggetto iconografico  venerato a Chiavari da oltre cinque secoli: la Madonna dell'Orto, oggi patrona della città e della diocesi. Falcone ne produsse una serie, i cui multipli, hanno trovato collocazione nelle facciate dei palazzi, all'interno delle abitazioni e sulle lapidi delle opere funerarie [1].

    Nell'intervista all'emittente Telepace - rilasciata nel corso della cerimonia d'inaugurazione del largo - la figlia dello scultore ha annunciato che, presso il Museo "Il Cassero per la scultura" di Montevarchi in provincia di Arezzo, sarà allestita prossimamente una sala, dove saranno esposte delle sue opere.





Note:
                                                               

[1] F. Sborgi, Francesco Falcone e Rodolfo Castagnino,(a cura di) Franco Ragazzi, Cento Anni di Scultura a Chiavari fra '800 e '900, Genova, ed. Sagep, 1993, pp. 64 - 68; 128 - 139.



domenica 5 marzo 2017

Gianluigi "Didi" Coppola in un'antologica a Chiavari


    A quasi due anni dalla scomparsa di Gianluigi "Didi Coppola" (Chiavari, 16/04/1928 - Genova, 24/08/2015), il Tigullio ha voluto rendergli omaggio con la mostra antologica. "A pennello". Essa è stata promossa - su iniziativa della famiglia - dalla Società Economica in collaborazione con il Comune di Chiavari. Patrocinata dalla fondazione Arnaldo e Alberto Mondadori con il contributo di Sergio Bonelli editore e di Latte Tigullio. L'esposizione è stata Inaugurata il 18 febbraio scorso e resterà aperta al pubblico fino al 19 marzo. 


G. Coppola, 2000, disegno acquarellato, cm. 50x35, Chiavari, "Il passeggio "
(Foto di E. Panzacchi)

    La rassegna delle sue opere - curata da Ferruccio Giromini, coadiuvato da Pablo Pagès e Bruno Ronco, per l'allestimento - è stata organizzata in due sedi espositive [1]. Nelle cinque sale del piano nobile di Palazzo Ravaschieri è rappresentato il suo percorso artistico. Dopo aver frequentato il liceo artistico "N. Barabino" di Genova, approda a Milano come fumettista. Successivamente si stabilisce a Londra, per svolgere attività nel settore dell'illustrazione editoriale. Alla fine degli anni '70 ritorna a Chiavari. Nelle tre sale del piano nobile di Palazzo Rocca sono esposte le opere collegate a eventi ("Carnevaleide" e "Balnearia") a luoghi  e a personaggi chiavaresi. 


G. Coppola, 1998, disegno acquarellato, Chiavari, "Gli insorti atterrano l'Albero della libertà" (1797).
(Foto di E. Panzacchi)

    Gianluigi Coppola è stato un artista eclettico (disegnatore, illustratore, grafico e pittore) che nella sua carriera figurativa, durata 65 anni, ha sempre ottenuto s
uccesso. Nel fumetto sono note le sue storie di Martin Mystère  e Dilan Dog per la casa editrice Bonelli; nell'illustrazione le copertine di classici, gialli e romanzi per varie case editrici (Corgi, Fontana, Collins, Pan, Granada, Mondadori, Cideb); nella pittura i ritratti di personaggi (alcuni in chiave caricaturale) e i dipinti di navi.  Nel 1988 è stato co-fondatore con Renzo Calegari ed Enrico Bertozzi, della Scuola Chiavarese del Fumetto.


G. Coppola, 1986, illustraz. per Chiavari è, Sagno Editore, cm. 48x35, "Albergo Ristorante Monte Rosa".
(Foto di E. Panzacchi)

       Nel catalogo - dopo l'analisi delle opere e del  percorso artistico -  F. Giromini   scrive: [2]
« Le ragioni del suo continuo successo professionale? La qualità pittorica e narrativa del suo disegno riesce ad essere assieme familiare e sorprendente. Il vigore e la naturalezza delle sue composizioni e delle sue atmosfere si lasciano intuire da ciascuno, e intanto solleticano il buon gusto degli occhi più acut». (...)
G. Coppola, 1981, Illustrazione per Piccole donne di Louisa May Alcott, A. Mondadori Editore.
(Foto di E. Panzacchi)

     

 Note:
                                                              

[1] F. Giromini, "A pennello" L'opera in immagini di Gianluigi "Didi" Coppola (1928-2015), catalogo,  Stampa.        B.V.P. Città di Castello, Perugia, 2017, 80 figg.,  pp. 96. 
[2] F. Giromini, id. , p. 13.




domenica 18 dicembre 2016

Contributo per il restauro di opere del Maragliano a tre chiese della diocesi di Chiavari.



     Continua l’impegno della Compagnia di San Paolo di Torino a sostegno del restauro, per lo studio e la valorizzazione delle opere di A. M. Maragliano (Genova 1664 - 1739) e della sua “scuola”. Sono stati approvati nuovi aiuti, nell’ambito del bando “Scuola del Maragliano”: iniziative per il restauro a supporto di un programma di studio in corso al DIRAAS, presso l’Università di Genova [1].Tra i beneficiari del sostegno sono anche tre Enti religiosi (parrocchie) della diocesi di Chiavari, custodi di cinque opere del Maragliano e della sua Scuola. 

      Dopo il finanziamento del 50% - attraverso il bando “Tesori sacri 2013” - al restauro della cassa processionale del Martirio di Santa Caterina d’Alessandria, appartenente all’omonima confraternita della chiesa di San Pietro in Vincoli a Sestri Levante [2], questo contributo interesserà le seguenti opere: le casse processionali delle Tentazioni di S.Antonio Abate nel deserto, e S. Francesco riceve le stigmate, nella Cattedrale di N.S. dell’Orto a Chiavari; il Cristo spirante e la Madonna del Rosario, nella chiesa di S. Michele di Pagana a Rapallo e il Crocifisso, nella chiesa di Santa Maria del Ponte a Lavagna.

A.M. Maragliano e "scuola", Cattedrale N.S. dell'Orto, Chiavari, "S. Francesco riceve le stigmate" legno scolpito e dipinto, 1715-1716.
 (Foto di E. Panzacchi)

       L’indagine sull’attività artistica di A. M. Maragliano, negli ultimi decenni s’è arricchita di fonti storiografiche e di dati tecnici molto significativi, mentre la produzione maraglianesca, costituita da una notevole quantità di lavori, rimane in parte fondata su attribuzioni generiche, cui mancano gli specifici riferimenti alle fonti documentarie.

      Gli epigoni della "scuola"  e dello "stile maraglianesco" - cui ha fatto riferimento anche il bando della Compagnia di San Paolo - sono: Carlo Stefano Aschero, Giuseppe Campostano, Giulio Casanova, Carlo Castello, Giovanni Bernardo De Scopft, Pietro Galleano, Francesco Galleano, Bartolomeo Maragliano, Giovanni Battista Maragliano, Giovanni Maragliano, Francesco Marchese, Pasquale Navone e Agostino Storace. L'area geografica interessata è la Liguria e il basso Piemonte, nel periodo storico, dalla fine del XVII agli inizi del XIX secolo.

     L'opera riprodotta sopra è stata studiata e descritta sia dal punto di vista iconografico che iconologico [3]. Inoltre è stata documentata recentemente ( G. Algeri e D. Sanguineti)Il 20 aprile 1715 la Confraternita dell'oratorio dei disciplinanti di San Francesco in Chiavari  commissionò al Maragliano una statua di San Francesco con altre figure, secondo un bozzetto. Successivamente al pittore Paolo Gerolamo Piola fu affidata la supervisione dell'opera, comprendente anche una cassa processionale. Essa fu collocata all'interno dell'oratorio, dove rimase fino al 1799, anno in cui fu smembrata e, il gruppo ligneo, fu trasferito nella Cattedrale di N. S. dell'Orto.  Ivi fu collocato nella nicchia del transetto a sinistra, dove tuttora rimane [4]. 

    Tale sede dovrà essere ristrutturata per adeguarla alle condizioni di conservazione e di fruizione dell'opera al pubblico. 


Note:
                                                               

[1] DIRAAS (Dipartimento Italianistica, Romanistica, Arti e Spettacolo dell'Università agli Studi di Genova), v. il sito www.diraas.unige.it 
[2] Per ulteriori informazioni sul restauro cfr. il sito www.confraternitasantacaterinasl.com/restauro-cassa-processionale-santa-caterina/
[3]cfr. L. Sanguineti, Nostra Signora dell'Orto, Rapallo, 1955, pp. 184-185; G. Colmuto, L'arte del legno in Liguria: A.M. Maragliano, Genova, 1963, pp. 220, 251, 304, 305; E. Bono, Elementi artistici della Cattedrale di Chiavari, in "La Madonna dell'Orto", n. 1, 1970, pp. 9-10; F. Franchini Guelfi, Sul S. Francesco che riceve le stigmate di Anton Maria Maragliano, in "Bollettino Ligustico", XXV/4, 1973, pp. 101-103; M. Daniela Lunghi, Anton Maria Maragliano (a cura di L. Pessa e Claudio Montagni), Genova, 1987, pp. 92-93; D. Sanguineti, Maragliano Anton Maria, in Dizionario Biografico degli Italiani, 51, Roma, 1998, pp.532-533; 
[4] cfr. G. Algeri, La Basilica della Madonna dell'Orto, Chiavari, 2010, pp. 122-123-124.
  

venerdì 7 ottobre 2016

La decorazione architettonica dei palazzi e delle ville nel Tigullio


   In molte facciate di palazzi e di ville nelle città e nei borghi del Tigullio, sono state realizzate decorazioni architettoniche alla "genovese", con effetti  "trompe-d'oeil" e con una tecnica artistica  tramandata da generazioni.
   Gli edifici di Villa Rocca a Chiavari, villa Durazzo Centurione a S. Margherita Ligure, Villa Balbi a Sestri Levante e di Villa Tigullio a Rapallo  (per fare solo qualche esempio) rimandano ad una storia, analoga  ai Palazzi dei Rolli di Genova.

Bartolomeo Bianco, Palazzo Rocca, Chiavari, 1629-1635.
(Foto di E. Panzacchi) 

   Un fondamentale contributo alla conoscenza rimane il convegno svoltosi a Genova nel 1982, sotto la presidenza di Giulio Carlo Argan, in occasione della mostra Genua Picta. Proposte per la scoperta e il recupero delle facciate dipinte (Genova 1982), nel quale era messa a punto la conoscenza di un patrimonio peculiare della Liguria, consistente nella prassi di decorare le facciate dei palazzi [1].
   Raggiunto il punto massimo della produzione artistica nel XVIII secolo, la decorazione muraria si mantenne fino agli inizi del XX secolo, rappresentata da noti pittori come Luca Cambiaso (1527-1575), Andrea Semino (1525-1595), Domenico Piola (1627-1703), Gregorio De Ferrari (1647-1726), Nicolò Barabino (1832-1891), Giovanni Quinzio (1832-1918), Luigi De Servi (1863-1945) e da tanti decoratori che, oltre alla preparazione accademica, avevano maturato per anni l'esperienza di bottega e di cantiere.  
    Dagli anni Trenta del secolo scorso il Movimento Moderno internazionale e il Razionalismo italiano sostennero un rapporto dialettico con la tradizione: si diffusero l'uso di nuove sostanze coloranti, la sperimentazione e l'applicazione di nuove tecniche decorative [2]

Palazzo, civ 20, P.zza Roma, Chiavari,1925.
 (Foto di E.Panzacchi)
  
   Negli ultimi decenni l'attenzione si è focalizzata soprattutto sul bisogno di restauro conservativo, per fronteggiare e contenere il deterioramento, provocato dagli agenti atmosferici e inquinanti, delle superfici dipinte e degli ornati di edifici storici.
      Nel 2014 è stato organizzato a Chiavari il convegno "Il recupero delle facciate decorate di Chiavari", collegato alle linee programmatiche di costruzione del PUC.
  Tra i "pittori di facciata", attivi a Genova nella seconda metà del secolo scorso, emerge Giacomo Parodi, detto "Gin" (Genova, 1914 - 2008). Egli, insieme con un gruppo di collaboratori, tra i quali la sua allieva Silvana Ghigino, ha ripreso a dipingere secondo l'antica tradizione, proponendo, presso l'Accademia Ligustica delle Belle Arti e la Scuola Edile di Genova-Borzoli, percorsi didattici e formativi per decoratori [3].


Palazzo, civ. 18 P.zza Mazzini, Facciate recuperate di recente, Chiavari.
(Foto di E. Panzacchi)


Note:
                                                                              


[1] cfr. ROTONDI TERMINIELLO, FARIDA SIMONETTI, Facciate dipinte:conservazione e restauro: atti del convegno di studi, Genova, 15-17 aprile 1982, Genova, Sagep, 1984, pp. 335. 
[2] Esiguo il numero dei decoratori di facciata rimasti attivi nella seconda metà del secolo scorso. Fra questi: Giovanni Franceschetti (S.Margherita Ligure), Luigi Burlando (Sori), Renzo Furlan e Maurizio Vaccarezza (Chiavari).   
[3] Per informazioni ed approfondimenti cfr. GHIGINO SILVANA, La realtà dell'illusione. Teoria e pratica nella decorazione dipinta, Torino, ed. Hoepli, 2006, pp. 271;il periodico "LUME & relume" [a cura di Silvana Ghigino], A.P.S. Accademia Gin Parodi. La rivista è scaricabile dal sito www.accademiaginparodi.it ; cfr. anche il sito della rivista on line di critica, teoria e pratica della decorazione e dell'ornatistica www.faredecorazione.it




giovedì 7 luglio 2016

La pavimentazione di Piazza N. S. dell'Orto a Chiavari




       L'intervento di basolatura in pietra arenaria nella piazza di N. S. dell'Orto - approvato  all'interno del nuovo piano urbanistico comunale di Chiavari - sta per essere portato a termine [1].
      Ho già avuto occasione di scrivere sulle motivazioni storiche e artistiche che hanno caratterizzato l'origine dei manufatti costruiti e collocati in questo sito [2].

Chiavari, Piazza di N. S. dell'Orto, marzo 2016, inizio dei lavori di basolatura.

      Il previsto mosaico a rissêu, nella porzione della piazza prospiciente il pronao esastilo della Cattedrale - impropriamente definito sagrato - è stato giudicato inadatto per questo tipo di edificio.
     Si è scelto un intervento di più largo respiro per riqualificare la piazza e collegarla al sistema urbano. In pratica si è reso evidente un percorso che, dalla Stazione ferroviaria, percorrendo Via delle Medaglie d'Oro e Via della Cittadella, conduce nel centro storico.
       L'obiettivo dell'opera è il superamento graduale della contemporanea presenza del traffico veicolare con quello pedonale intorno al monumento di Vittorio Emanuele II e nell'area antistante la Cattedrale. Ovviamente, ciò implicherà delle variazioni alla viabilità che interesseranno non soltanto la piazza, ma anche le vie limitrofe.
       La nuova superficie della piazza ha assunto il tono grigio-argenteo della pietra arenaria, estratta nelle cave di Bedonia in Val di Taro, lavorata in basoli che si sono integrati con quelli dei lastricati eseguiti in passato.
        Con riferimento al rilievo planimetrico del 1854, la piazza è rimasta chiusa a sud, dalla Stazione ferroviaria, oltre il parco pubblico e aperta a ovest, sullo sfondo delle colline delle Grazie [3].


Chiavari, Piazza di N. S. dell'Orto, planimetria della città di Chiavari, 1854.

        La percezione visiva dei rapporti di spazialità - modificati rispetto agli edifici affacciati sul lato nord e su quello est della piazza - dà all'osservatore l'impressione di un risalto maggiore e, con la nuova illuminotecnica, un effetto scenografico.


Chiavari, Piazza di N. S. dell'Orto, luglio 2016, stato di avanzamento dei lavori.


Note:
                                                                    

[1] Il progetto è di Claudio Vaselli. La ditta esecutrice dei lavori è S.I.M.E.S Tigullio s.r.l. La superficie interessata dall'attuale intervento è di ca. mq. 1000.
[2] cfr. artigullia.blogspot.it  09/05/2014 e 18/09/2013
[3] Lo spostamento della linea ferroviaria a nord - proposto nel 1934 dall'arch. Gaetano Moretti  - è stato disatteso. La realizzazione dei Viale delle Palme a ovest - già prevista dall'ing. Riccardo Questa nel 1894 - è stata eseguita negli anni Trenta del secolo scorso.


domenica 5 giugno 2016

Lo spettacolo di Vittorio Sgarbi al Teatro Cantero di Chiavari



Storia e affabulazione sulla vita e la pittura di Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571 - 1610)




     La conclusione della terza edizione del Festival della Parola di Chiavari (29 maggio 2016) è stata contrassegnata dallo spettacolo di e con Vittorio Sgarbi. Il popolare critico della storia dell'arte ha intrattenuto il pubblico per più di due ore sulla vita e sulle opere del celebre pittore lombardo. La narrazione - alternata dalla musica dal vivo di Valentino Corvino -  è stata corredata dalla scenografia di Tommaso Arosio e dalla regia di Angelo Generali. 


      Sgarbi ha ricordato il contributo fondamentale  alla conoscenza e alla rivalutazione internazionale di Caravaggio offerto dal più grande critico d'arte del secolo scorso, Roberto Longhi, e le ampie rassegne organizzate in Palazzo Reale a Milano: Mostra del Caravaggio e dei caravaggeschi (1951) e I pittori della realtà in Lombardia (1953). 

     Sul palcoscenico Sgarbi ha trasfigurato la biografia del Caravaggio e i suoi quadri più significativi (circa la metà della sua opera) in fatti di straordinaria contemporaneità. Ha iniziato con  Pier Paolo Pasolini, confrontando i ragazzi di strada dei suoi film e i giovani plebei ritratti nei dipinti; poi i soggetti a tema religioso, La morte della Vergine e La conversione di S. Paolo, colti dall'artista nel momento in cui l'evento accade, come lo "scatto" del reporter fotografico. Ha proseguito con la seconda versione della Cena in Emmaus che, dopo l'omicidio, ha segnato una svolta. In conclusione due dipinti: Giuditta e Oloferne e Lo scudo con testa di Medusa, connessi al tormento del pittore che identifica se stesso carnefice e la sua vittima. Tutto questo intervallato dalla "musica di Caravaggio", eseguita da Valentino Corvino e ricavata dagli spartiti rappresentati nei suoi quadri. 



    Da notare l'entusiasmo che ha suscitato nel pubblico questo spettacolo, la soddisfazione degli organizzatori per l'ospite eccellente, nonché il compiacimento degli amministratori locali per le sue dichiarazioni sulla città di Chiavari: "tra i borghi più belli" [1].

        Così Vittorio Sgarbi, già alla fine degli anni '80 del secolo scorso,  descriveva la 'città dei portici'.


"Chiavari merita una visita attenta. Io vi ero attratto da una libreria antiquaria Flumen Dantis, che riuscii a vedere soltanto dall'esterno, in un palazzo le cui finestre aperte rivelavano scaffali misteriosi e ben ordinati. Ero arrivato il giorno prima per presentare un mio libro al festival dell'Unità, invitato da due gentili amici librai. Con loro visitai la città; ricordo oltre alle chiese (la solenne Cattedrale con tele Orazio De Ferrari e sculture di Anton Maria Maragliano, San Giovanni Battista con tele di Fiasella e di Giovanni Battista Carlone, l'Oratorio dei Filippini e la sconsacrata chiesa di S. Francesco), alcuni palazzi ancora dotati di quadrerie che vanno quindi segnalati come insiemi, più che l'importanza di un singolo quadro. Il Palazzo Torriglia, dai bei balconi, dove ha sede l'Azienda autonoma di soggiorno e turismo, il Palazzo in via Ravaschieri, che ospita la Società Economica; e più grande e sontuoso, il Palazzo Rocca, già Costaguta".[2] (...)


Note:
                                                                                 

[1] BADINELLI D. Visita di Vittorio Sgarbi a Chiavari: "Tra i borghi più belli", in il Secolo XIX, Genova, 01/06/2016

[2] SGARBI V. Palazzo Rocca Chiavari (Genova), in Tesori della Liguria visti da Vittorio Sgarbi, Genova, il Secolo XIX, s.d., scheda n. 31.