domenica 27 settembre 2020

La mostra personale di Francesco Cassanelli a Chiavari

 

   Francesco Cassanelli, alias Mbà Frènk  (Bisceglie, Ba, 1955) ha  frequentato  l'Istituto  d'Arte  e  l'Accademia  di  Belle  Arti di  Bari (sezione  pittura),  dove  si  è  diplomato  nel  1980.

   Dal  1981  al 2020 ha insegnato Arte, Decorazione  Pittorica  e  Scenografica  presso il Liceo Artistico "Luzzati" (ex Istituto  Statale  d'Arte)  di  Chiavari  (Genova),  città  nella  quale  abitualmente  risiede.

 

Francesco Cassanelli, Mbà Frènk, L'abbazia di S.Fruttuoso, olio su tela, cm. 60 x 50, (2015).

   Oltre ad un considerevole numero di mostre personali in Italia, Francesco Cassanelli ha al proprio attivo la partecipazione a parecchie importanti manifestazioni artistiche nazionali e in Germania.

   Nelle opere esposte emerge da un lato un continuo riferimento alla realtà del paesaggio e dall'altro un altrettanto afflato alla fantasia.

F. Cassanelli, Mbà Frènk, Viaggio verso un sogno,
 acrilico su masonite, cm. 40 x 50, (2014).

    L’ingresso alla mostra, che ha il patrocinio del Comune ed è allestita nelle sale della storica Torre in via della Cittadella, osserva i seguenti orari: tutti i giorni ore 10/13 e 16/19.30, fino al 4 ottobre 2020 [1].

Note:
                                                 

[1] cfr. www.cassanelli.com


lunedì 7 settembre 2020

Renzo Furlan, pittore e decoratore

 Renzo Furlan (Farra d'Isonzo, Gorizia 20/12/1933 - Lavagna, Genova 15/08/2020). 

   Dopo la scuola secondaria - grazie ad una borsa di studio ministeriale - poté trasferirsi a Firenze per frequentare il Magistero d'Arte e sviluppare il suo talento artistico sino al diploma. Successivamente continuò a perfezionarsi presso l'Accademia delle Belle Arti di Firenze.

   Nel 1960 si stabilì a Chiavari per un incarico di docenza presso l'Istituto Statale d'Arte (attuale Liceo Artistico E. Luzzati), dove Insegnò per tanti anni decorazione pittorica. Tale disciplina diventò la sua specialità artistica. Nel 1990 ebbe il riconoscimento con il Premio Turio Copello della Società Economica di Chiavari.

  Le sue opere di decorazione e restauro architettonico sono sparse un po' in tutto il territorio, tra Chiavari, Lavagna, Sestri Levante e dintorni.


   Nel 1992 realizzò la decorazione degli esterni di questo palazzo, situato nella piazza di N.S. dell'Orto a Chiavari, sul lato orientale della Cattedrale e, ad angolo, sul lato nord della piazza, il Palazzo Comunale.

   L'edificio è attualmente adibito ad uso albergo, ristorante, bar e pasticceria. Fino a qualche anno fa la gestione fu della famiglia Bacigalupo, il cui capostipite Giuseppe, detto "Pippo", ne pose anche la denominazione comune originaria. 

giovedì 2 luglio 2020

L'immagine della Madonna dell'Orto di O. Bandini, pittore

   L'immagine originale della Madonna dell'Ortocommissionata  da una "pia donna" a un pittore locale, tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo - è collocata sull'altare maggiore della Cattedrale di Chiavari. 

   Recenti ricerche hanno consentito di confermare l'attribuzione di questa immagine al pittore Benedetto Borzone [1]. 


   Fra le immagini di N.S. dell'Orto, realizzate successivamente, è degna di nota quella di un pittore contemporaneo, che pochi ricordano: Olindo Bandini (Medola, 1914 - Chiavari, 1980).



O. Bandini, "Madonna dell'Orto", 1964, Chiavari, via Jacopo Rocca.
Foto di E. Panzacchi


Note:
                                                                        


[1] cfr. G. Algeri - A. Floriani, La pittura in Liguria. Il Quattrocento., Genova, 1991, p. 495; G. Algeri, La Basilica della Madonna dell'Orto a Chiavari: da Santuario a Cattedrale, Chiavari, 2010, pp. 9 - 18.




venerdì 22 maggio 2020

I restauri delle opere di A. M. Maragliano e della sua "bottega"


    La prima mostra monografica dedicata ad Anton Maria Maragliano -  allestita lo scorso anno a Genova (Maragliano 1664 -1739. Lo spettacolo della scultura in legno a Genova, Palazzo Reale, dal 10 novembre 2018 al 10 marzo 2019), - a cura di Luca Leoncini e Daniele Sanguineti ha consentito di incrementare il catalogo e il restauro delle opere del Maestro e della sua bottega [1].


Bottega di A. M. Maragliano, Madonna del Rosario, 1735,
Rapallo, (Genova) Chiesa di S. Michele di Pagana
 (Catalogo, scheda n. 59)

Foto: Levante News


   Si tratta di una produzione di statue in legno policromo che rappresentano un elemento di forte connotazione della cultura figurativa genovese del Settecento.


   Grazie agli interventi conservativi condotti è ora possibile riflettere sulle tecniche esecutive impiegate per la realizzazione dei Crocifissi, delle statue mariane e delle grandi macchine processionali scolpite da Maragliano nel corso della sua lunga attività.

 E come scrisse il Ratti [2]:

 (...) " le casse processionali hanno tutta l'aria di paradiso" (...)
   
   Segnalo ai lettori la recente pubblicazione di un video sul restauro della scultura lignea del Maragliano, conservata nella cappella dedicata al Santo Rosario, al fondo della navata sinistra della chiesa dell’Assunzione di Maria Vergine di Fubine (AL).

https://www.rest-art.biz/2020/04/01/restauro-scultura-lignea-maragliano/



Note:
                                                                
[1] Maragliano 1664 - 1739 Lo spettacolo della scultura in legno a Genova (a cura di D. Sanguineti), Genova , Sagep, 2018.
[2] C. G. Ratti, Istruzioni di quanto può vedersi di più bello in Genova, in Pittura, in Scultura e Architettura, Genova, 1776.






martedì 31 marzo 2020

Auguri per i 90 anni di Luiso Sturla


   Luiso Sturla nasce a Chiavari nel 1930. Studia al Liceo Artistico Nicolò Barabino di Genova e successivamente alla Facoltà di Architettura di Torino. A Chiavari frequenta i pittori Bartolomeo Sanguineti e Vittorio Ugolini, con loro forma il “Gruppo del Golfo” [1].

    Nel 1953 aderisce al MAC (Movimento Arte Concreta) di Milano di cui diventa il segretario per la Liguria fino al 1957. Nel 1958 compie un viaggio in Spagna in seguita al quale tornerà con un maturato interesse per l’arte informale. Nel 1959 inizia la collaborazione con la Galleria Numero di Firenze. diretta da Fiamma Vigo, che lo porterà ad esporre in diverse mostre in Italia e all'estero. 

Luiso Sturla

   Nel 1960 compie il primo viaggio a New York dove vi soggiorna per un anno. A New York assiste alla nascita della pop art. Dipinge in uno studio in Avenue C a Manhattan e frequenta il Cedar Bar in Greenwich Village dove conosce Michael Goldberg e Gregory Corso. Ossessionato dai continui incendi del quartiere dell'East Side dipinge circa ottanta carte dal titolo “Dopo gli incendi - Carte Americane”.

    Nel 1961 torna a Firenze e frequenta gli esponenti del gruppo dell’Astrattismo Classico fiorentino. Nel 1962 si trasferisce a Milano.

Note: 
[1]  www.luisosturla.com
     cfr. E.M. Clementi, Auguri digitali per i 90 anni di Luiso Sturla, in Il Secolo XIX, Genova, 28/03/2020.

lunedì 26 agosto 2019

Luigi Santini pittore e scultore



   Un anno fa è venuto a mancare Luigi Santini pittore e scultore. La figlia Emanuela ha curato la mostra retrospettiva, "Una vita per l'arte Luigi Santini", tenutasi nello scorso mese di giugno, presso la splendida Villa Vicini a Zoagli (Ge). 

   Luigi Santini (Pieve di Campi, frazione di Borgotaro, Parma, 01/04/1932 - Zoagli, (Ge) 26/08/2018) fu pittore e scultore. Mosso fin da bambino da un'inclinazione naturale per il disegno, proseguì per tutta la vita, con tenacia e successo, l'attività artistica da autodidatta.


L. Santini, "Autoritratto", olio su tela, cm. 68 x 95, 1985,
(Foto di E. Panzacchi)

    Le origini contadine e le ristrettezze economiche non gli consentirono la continuazione agli studi. Dopo le elementari egli cercò subito un lavoro per guadagnarsi da vivere e per aiutare la famiglia [1].  


    Si trasferì a Zoagli, dove ebbe modo di fare i primi passi nell'ambiente artistico  e di incontrare Ulderico Giovacchini pittore, da cui attinse e condivise gli insegnamenti. 


L. Santini, "Scoiattoli che giocano vicino all'acqua", olio su tela, cm. 107 x 87, 1988.
(Foto di E. Panzacchi)

   Pur tendendo al 'Macchiaiolismo' l'operare di Luigi Santini non si ferma  agli schemi di questa corrente pittorica. Egli, con la propria sensibilità, tratta i colori, studia le forme, allargandone i confini e approfondendone i significati. I soggetti prediletti sono il paesaggio (il mare del Tigullio e la neve dell'Appennino ligure) e di genere  [2].

    Molte sue opere sono conservate in importanti collezioni italiane ed estere.


L. Santini, "Una pietra a forma di cuore", olio su tela, cm. 70 x 60, 1980,
(Foto di E. Panzacchi)

"Quando un pittore si mette a dipingere, in quel momento deve partire per il Cielo." (L. Santini) [3]


Note:
                                                                     

[1] Nel 1961 la prima mostra personale a Chiavari.
[2] cfr. Enciclopedia Universale d'Arte Moderna, Milano, Seda, 1971; Catalogo Bolaffi, Torino, 1972.
[3] cfr. Archivio di famiglia.


lunedì 22 luglio 2019

Restaurata l'arca della SS. Trinità nell'oratorio di Lavagna.

   

  Prima del XVIII secolo, nell'oratorio della SS. Trinità di Lavagna (Ge.), c'era un'arca processionale e una scultura lignea più piccola  - attualmente collocata nella nicchia dietro l'altare maggiore - dedicata al tema religioso della SS. Trinità. 

Bottega di A. M. Maragliano, SS. Trinità, 1733, legno scolpito e dipinto,
 h. max cm. 285, Lavagna, (Genova), Oratorio SS. Trinità.
(Foto di E. Panzacchi) 


   L'arca processionale appena restaurata fu commissionata al Maragliano dalla Confraternita nel 1733 e il complesso della SS. Trinità fu eseguito dalla sua bottega. Esso sarà ricollocato nella nicchia della parete destra [1]. 

     L'oggetto è costituito da sette elementi figurativi lignei policromi. Alcune parti sono dorate a guazzo con decorazioni a graffito. Progettato e realizzato appositamente per formare una cassa processionale [2].  

    La composizione piramidale - altezza massima 285 cm. - è formata alla base da una nube entro cui volteggiano degli angeli intorno al globo celeste. Sopra sono assisi il Padre e il Figlio; al vertice della piramide è apposto lo Spirito Santo, raffigurato da una  colomba avvolta da una raggiera dorata. 

    In entrambe le sculture, il problema iconografico del dogma trinitario fu risolto in un compromesso: tre figure antropomorfiche distinte, ma allo stesso tempo metaforiche, che singolarmente rimandano alla Sacra Scrittura[3]. Verosimilmente le prime due figure evocano la visione profetica di Daniele dell'Antico dei Giorni (Dio) e del Figlio d'Uomo (Cristo), cui si sovrappone la Colomba (Spirito Santo).
 Forti analogie sono state riscontrate (Di Girolamo, 2022) con la macchina sacra della SS. Trinitàascrivibile alla bottega di Giacomo Colombo (Este 1663 - Napoli 1730), conservata nella chiesa omonima di Popoli (Pe.) [4].  

    Sono stati ampiamente documentati, lo stato di conservazione dell'opera (prima), gli interventi (durante) e i risultati (dopo) il restauro [5]. 




Note:
                                                         

[1] cfr. Daniele Sanguineti, Anton Maria Maragliano, Sagep, 1998, p. 191, (doc.n. 63). Il 15 maggio 1733 il “sig. Antonio Maragliano” ricevette dai confratelli di Lavagna 1150 lire ”per la cassa”.
[2] In origine l'arca pesava 7 quintali. Successivamente fu alleggerita. Quest'anno - come fino al 1963 - è stata portata "a braccia", in processione.
[3] cfr. A.T., Daniele, 7, 9 - 14 ; N.T. Matteo, 3, 16 - 17; Marco, 1, 10 - 11; Luca, 3, 22; Giovanni, 1, 32 - 33.
Questo tema si presta ad una serie d’interpretazioni che derivano dai vari culti religiosi professati. La specie umana s’è posta, dagli albori della sua storia, le domande “chi siamo”, “da dove veniamo”, “dove andiamo”. Per questo motivo è necessario ordinare le idee, non solo su alcune questioni di carattere filosofico, ma anche sul fatto religioso. In ogni caso si deve considerare acquisito, che nel corso della storia di tutti i popoli, sono stati rinvenuti e si continuano a scoprire degli oggetti che rappresentano plasticamente e pittoricamente le divinità. Occorre dunque procedere con metodo nell’individuazione delle caratteristiche di tali oggetti.
Per evitare confusione è necessario chiarire innanzitutto di che cosa s’intende trattare: del volto degli dèi o di Dio in sé secondo la ricerca filosofica e la scienza teologica; del volto di Dio in base alla Rivelazione cristiana, oppure delle relative rappresentazioni plastiche che nel corso delle varie epoche storiche e nella preistoria, sono state prodotte. 
Per quanto riguarda le immagini sacre -  nell’ambito della cristianità latina ed orientale - deve essere acquisito pure lo stesso valore tra esse e la Sacra Scrittura. Il Dio invisibile s’è reso visibile, attraverso l’Incarnazione in Cristo, tanto che può essere rappresentato umanamente ed adorato anche nelle immagini. Per approfondimenti  cfr. A. Besancon, L'image interdite, Gallimard, 1994, pp. 698.
[4]cfr. Rosaria Di Girolamo, La teatralità dello spazio barocco. La Pentecoste di Bugnara (Aq) un inedito di Giacomo Colombo, 2022. 
[5] Il progetto d'intervento è stato curato dallo studio  Martino Oberto Studio Opere d'Arte dal 1950 di C. Campomenosi & M. Levoni.