martedì 10 aprile 2018

Edoardo Mazzino. La conservazione dei monumenti e la difesa del paesaggio in Liguria.



    Dopo l’inaugurazione a Palazzo Ducale di Genova nel 2017 – in occasione del centenario della nascita di Edoardo Mazzino - è stata riproposta a Chiavari a Palazzo Rocca (a trent'anni dalla sua scomparsa) la mostra “Edoardo Mazzino. La conservazione dei monumenti e la difesa del paesaggio in Liguria” [1] L’esposizione (aperta al pubblico dal 22 marzo al 3 giugno) è stata curata dalle figlie Francesca, Emilia e Lorenza Mazzino, in collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali e delle Attività Culturali e del Turismo; e patrocinata dall’Ordine degli Architetti di Genova.

   L’allestimento della mostra è costituito da venti pannelli che - attraverso lettere, schede di analisi, schizzi e annotazioni grafiche, tratte dall'archivio di famiglia - descrivono, l’attività professionale
 di Edoardo Mazzino, architetto [2].

    Edoardo Mazzino (Chiavari,15/04/1917–Genova, 09/06/1988) si laureò presso la facoltà di architettura di Roma. Fu allievo del prof. Gustavo Giovannoni. Prestò il servizio militare in Croazia, nel periodo bellico. Dopo l'8 settembre 1943 rientrò in Italia e partecipò alla Resistenza in Val d'Aveto (Liguria). Nel 1946 ottenne un incarico temporaneo alla Soprintendenza ai Monumenti della Liguria. Nel 1950 entrò in ruolo come architetto aggiunto e, dal 1964 al 1973, fu Soprintendente. Nel 1973 fu nominato Soprintendente per i Beni Ambientali e Architettonici di Venezia [3]. Svolse attività di docenza nel corso di "Complementi di Architettura e Urbanistica" (1965-1966) presso la Facoltà di Ingegneria di Genova; e di Museologia e Museografia nel corso di Perfezionamento in Storia dell'Arte Medievale e Moderna, presso la Facoltà di Lettere di Genova (1973-1986).

    Edoardo Mazzino collaborò alla stesura di piani regolatori generali  e di piani territoriali paesistici per diversi comuni liguri.  Nel Tigullio essi sono: il P.R.G. del comune di Moneglia (1946), di Sestri Levante (1947) e il  Piano territoriale paesistico del Promontorio di Portofino (1954). Inoltre fu membro della Commissione Consultiva per lo Studio del P.R.G. del comune di Chiavari (1950-1951) e della Commissione dell'Ente Autonomo di Portofino (1949). 


E. Mazzino, disegno a china su carta, (Foto di E. Panzacchi)


  Nel corso della sua carriera diresse i lavori di restauro di importanti complessi monumentali liguri, di cui alcuni sono ubicati nel Tigullio. Essi sono: la chiesa e il chiostro di S. Giorgio a Moneglia (1946-1950); il santuario di Nostra Signora delle Grazie a Chiavari (1947-1961)i ruderi del monastero di Valle Christi a Rapallo (1949-1956); l'abbazia di S. Andrea Apostolo a Borzonasca (1950-1958); la chiesa di S. Nicolò dell'Isola a Sestri Levante (1951-1962); la pieve di S. Ambrogio a Uscio (1954-1966); l'abbazia di S. Fruttuoso di Capodimonte a Camogli (1958); la facciata del Palazzo dei Portici neri a Chiavari (1959); e la basilica di S.Salvatore dei Fieschi a Cogorno (1968-1970) [4].  

E. Mazzino, Prospetto del palazzo dei Portici Neri, disegno a china e matita su lucido,  

   Poco distante dalla sede della mostra a Palazzo Rocca di Chiavari, in via Ravaschieri, è ubicato il Palazzo dei Portici Neri o dei  Portici Alti [5]. 

  L'edificio - costruito nel XIII secolo, - venne modificato nei secoli successivi. Fu di proprietà della famiglia Fieschi-Ravaschieri fino al XVII secolo; passò alla famiglia Vaccà fino al XIX secolo.


Facciata del Palazzo dei Portici neri, Via Ravaschieri, Chiavari.

 (Foto di E. Panzacchi)

 
Edoardo Mazzino diresse i lavori di restauro nel 1959.

   Rimuovendo gli strati d'intonaco, di cui era stata ricoperta la facciata, il palazzo fu restituito all'aspetto originario, caratterizzato dal bugnato rustico in ardesia del portico; dagli archetti pensili, che lo separano dal piano superiore; dalla bicromia dei conci in pietra e marmo nel paramento del piano nobile, ripresa negli archi sopra le trifore del secondo piano. 
    
    I segni del passaggio e delle trasformazioni dell'opera nel passato (piano sopraelevato, nuove finestre rettangolari, livello dei piani e intonaco recante lo stemma Vaccà, realizzati tra il XVI e il XIX secolo - sono decodificabili [6].
   

Note:
                                                                                     


[1] cfr. Bettina Bush, L'architetto geniale che capì in anticipo i rischi del paesaggio, in "La Repubblica", Genova, 10/05/2017.

[2] v. www.youtube.com/watch?v=eXgcgywPvc4

[3] Il motivo del trasferimento fu la sua opposizione alla realizzazione dell'impianto di gassificazione di Panigaglia nel Golfo di La Spezia (Francesca e Lorenza Mazzino).

[4] Le date fra parentesi si riferiscono rispettivamente a inizio e fine attività di restauro.


[5] cfr. F. Ragazzi, Chiavari, Genova, Sagep Ed., 1984, p.12-14.

[6] cfr. E. Mazzino, Il palazzo dei “portici alti” e il suo recente restauro, in “Bollettino Ligustico per la Storia e la Cultura Regionale”, XII-1/2, 1960, pp. 3-20
.



venerdì 18 agosto 2017

Il restauro del Crocifisso ligneo della chiesa di N.S. del Ponte a Lavagna



   Il Crocifisso ligneo del XVIII secolo. - attribuito per convenzione a Anton Maria Maragliano è stato restaurato e ricollocato nella chiesa di N.S. del Ponte di Lavagna, il 29 giugno scorso [1].    

A.M. Maragliano (?), Crocifisso, (dopo il restauro), legno scolpito e dorato, XVIII secolo.
(Foto di E. Panzacchi)


    La comunità parrocchiale - candidata al bando " La grande Scuola di Anton Maria Maragliano", della Compagnia di San Paolo di Torino - ha ottenuto un contributo del 60% per il restauro dell'opera, realizzato da Eleonora Parodi.

     L'intervento è consistito principalmente nella rimozione della polvere e dello sporco che si era depositato negli anni, sia sul supporto della croce che sulle superfici scolpite e nell'eliminazione degli insetti xilofagi (tarli) che provocavano il progressivo deterioramento del materiale ligneo. Durante questo procedimento si è potuto rilevare e rimuovere - ha spiegato la restauratrice - uno "strato sovrapposto di ri-gessatura e di ri-coloritura" che copriva in parte la pellicola dipinta e dorata, alterandone l'originale cromia.  







     La ricerca in corso di documenti autografi (su programma del DIRAAS dell'Università agli Studi di Genova), potrà fornire ulteriori elementi di conoscenza riguardanti l'autore/i, la committenza e la provenienza di quest'opera. 

Note:
                                                                 

[1] cfr. P. Raffo - A. Vernengo, N. S. del Ponte, Chiavari, 1982, pp. 59-61.



venerdì 14 luglio 2017

Modigliani: opere contestate nella grande mostra di Genova.


   Palazzo Ducale ha deciso la chiusura anticipata dell'esposizione.


   Due mesi dopo l'inaugurazione della mostra monografica Modigliani Palazzo Ducale, Genova, 16 marzo - 16 luglio 2017, il collezionista ed esperto d'arte Carlo Pepi ha presentato un esposto, in cui dichiara i suoi dubbi sull'autenticità e sull'attribuzione di alcune opere in catalogo. La Procura di Genova ha aperto un fascicolo, ipotizzando il reato di "violazione del codice dei beni culturali e paesaggistici". Sono state ordinate due perizie tecniche. Inoltre, una denuncia di opere false, è stata inviata a Palazzo Ducale da Marc Ottavi, autore di un catalogo di pubblicazione prossima, su Moïse Kisling pittore.

    Gli organizzatori della mostra (Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e Mondo Mostre Skira) hanno motivato le scelte operate e i curatori (Rudy Chiappini, Stefano Zuffi e Dominique Vieville) hanno risposto prontamente alle accuse, presentando un dossier contenente la documentazione probante l'autenticità delle opere esposte.

 A fronte degli accertamenti investigativi ancora in corso, disposti dalla magistratura, Palazzo Ducale ha deciso la chiusura anticipata della mostra (14 luglio 2017), riservandosi di tutelare in ogni sede i propri diritti e la propria immagine [1].
     
   I dipinti posti in questione da Carlo Pepi sono: "Cariatide rossa" (verso), "Gli sposi" (recto), "Ritratto di Chaim Soutine", "Nudo disteso" 25 (id. 118), "Ritratto di Moïse Kisling" (disegno), "Testa di donna dai capelli rossi", "Ritratto femminile", "Ritratto di donna" (Maria) "Testa di donna" (Hanka Zborowska) 42 (id. 90)"Ritratto di Hanka Zborowska".

   Inoltre, il collezionista ha segnalato tre nature morte, attribuite a Moïse Kisling. Esse sono: "L'atelier di Moïse Kisling con sullo sfondo il Nudo accovacciato (di Modigliani)"; "L'atelier di Moïse con sullo sfondo una delle teste scultoree (di Modigliani)"; "L'atelier di Moïse  con sullo sfondo il ritratto di Moïse Kisling (di Modigliani)". Dato il rapporto di profonda amicizia e di stretta collaborazione tra i due artisti (Modigliani - Kisling), per almeno una di esse, è stata ipotizzata dai curatori della mostra, l'esecuzione del dipinto a quattro mani.

42 (id. 90) A. Modigliani, Testa di donna,(Ritratto di Hanka Zborowska ?), (1917). 
olio su tela, 54,5 x 37 cm. Collezione privata.
   
   Amedeo Modigliani (Livorno,1884 - Parigi, 1920) "sembra fatto apposta per essere falsificato" (Vittorio Sgarbi) [2]. Si ripropone quindi il problema della provenienza incerta e del diritto di autenticazione di sue opere, in gran parte costituite da disegni e da dipinti. La propensione dell'artista per la scultura, spesso non poté esplicarsi per motivi economici e di malattia polmonare.

  La pittura di Modigliani è caratterizzata dalle de-formazioni dei volti nei ritratti, dalla sensualità delicata e composta nei nudi femminili, dalla luce resa con semplici colori locali e dal volume delle figure e degli oggetti. Questi elementi sono percepiti immediatamente dall'occhio dell'osservatore, i cui significati configurano la cifra poetica dell'artista labronico [3].


    Ritornando al problema sopra accennato, nell'attuale sistema globale della  riproducibilità tecnica dell'opera d'arte, per il consumo e la comunicazione visiva di massa, le sofisticazioni e le contraffazioni non dovrebbero sfuggire agli occhi degli esperti e al controllo della comunità scientifica. Tuttavia, in questo genere di questioni, pur essendo la parte tecnica collegata a quella giuridica e sociale, ai fini della connotazione di "falsità", esse non vanno confuse [4].

   Nella memoria collettiva è rimasto impresso ciò che accadde nel 1984, quando furono trovate, nell'alveo del Fosso Reale di Livorno, tre teste scolpite, credute degli originali autografi dell'artista. Al contrario, esse furono rivelate delle copie, di cui una realizzata per burla con il "black & decker ®" da tre studenti livornesi.

     Ad occuparsi delle opere di Modigliani, fin da quando egli era in vita, furono per primi i mercanti d'arte e i collezionisti (Paul Alexandre, Paul Guillaume, Leopold Zborowski). Dopodiché, fino alla sua scomparsa, se ne fece carico la figlia dell'artista Jeanne, nata dalla relazione con Jeanne Héputerne. Attualmente, oltre ad Anne e Laure Nechtschein (nipoti abiatiche del pittore), sono interessati altri soggetti, come Casa Natale Modigliani (Carlo Pepi fu responsabile degli archivi legali fino al 1990), il Modigliani Institut Archives Legales di Parigi-Roma (presieduto da Christian Gregori Parisot) e l'Institut Modigliani-Kisling (diretto da Jean Kisling).      

     Tra i cataloghi delle opere di Modigliani - redatti da noti autori (A. Ceroni, O. Patani, C. Parisot, J. Lanthemann) - le case d'asta e gli studiosi considerano tuttora affidabile  Le Catalogue de l'Oeuvre Peint de Modigliani di Ambrogio Ceroni, pubblicato nel 1965. Esso comprende 337 opere dell'artista. Lo studioso francese Marc Restellini (allievo di Philippe Cazeau) ha annunciato la pubblicazione prossima di un suo catalogo ragionato, comprendente un centinaio di opere in più (tra dipinti e disegni), rispetto a quello succitato.


25 (id. 118) A. Modigliani, Nudo disteso, (Ritratto di Céline Howaard),(1918 ca)., 
olio su tela, 65 x 100 cm., Svizzera, collezione privata

    In vista di appuntamenti significativi - come la mostra, presso la Tate Modern a Londra (in programma dal 23 novembre 2017 al 2 aprile 2018) e la realizzazione del progetto digitale la "Mostra impossibile Modigliani" (previsto nel 2020 a Spoleto, per il primo centenario della morte dell'artista), l'interesse del pubblico e le quotazioni di mercato delle sue opere continuano a salire (100 mila visitatori per la mostra a Palazzo Ducale di Genova e 170,4 milioni di dollari per uno dei più celebri dipinti, il  Nu couché, venduto nel 2015 a New York da Christie's).



Note:
                                                                             

[1] Mariastella Margozzi, incaricata di svolgere una prima perizia, ha avanzato dei dubbi sull'autenticità di alcune opere. Isabella Quatrocchi, nominata per ulteriori approfondimenti, sta ancora studiando il caso. La Procura di Genova ha decretato il sequestro di 21 opere, da cui saranno prelevati dei campioni di  pigmenti pittorici, onde poter effettuare gli accertamenti scientifici. Tre persone - esterne a Palazzo Ducale - sono indagate per falso di opere d'arte, truffa e ricettazione. 

[2] cfr. L. Fiorentino, Modì, perseguitato dai falsi, in Corriere Fiorentino, Firenze, 27/05/2017.

[3] cfr. V. Sgarbi, Davanti all'immagine, Milano, Rizzoli, 1989, pp.180-182; R. Arnhein, Arte e percezione visiva, Milano, Feltrinelli, 1971, pp. 262, 339.

[4] cfr, C. Maltese, Guida allo studio della storia dell'arte, Milano, Mursia, 1975, cap. V, pp. 73 - 79. Nonostante l'evoluzione scientifica e tecnica negli ultimi decenni, rimane valida l'impostazione metodologica dell'autore.


 

mercoledì 31 maggio 2017

La piazzetta intitolata a Francesco Falcone scultore

   Il largo adiacente a viale E. Millo a Chiavari -  dopo la piazza di San Giacomo di Rupinaro - è stato recentemente intitolato a Francesco Falcone, scultore. Egli nacque al terzo piano del palazzo, facente angolo con suddetta piazza, il 14 febbraio 1892, da Andrea, artigiano ebanista e Maria Sanguineti.  Sul muro posteriore, che si affaccia sulla piazzetta, è stato collocato un suo bassorilievo, donato dalla figlia Rosalba Falcone al Comune di Chiavari. 


F. Falcone, Madonna dell'Orto, bassorilievo in ceramica, cm. 50 x 32, 1940 ca.
 (Foto di E. Panzacchi)


   Nella toponomastica della città, questo sito - caratterizzato da un'antica fontanella -  ha preso la denominazione di "Largo/ Francesco Falcone/ 1892 - 1978/ scultore".

    Nell'opera in bassorilievo è rappresentato un soggetto iconografico  venerato a Chiavari da oltre cinque secoli: la Madonna dell'Orto, oggi patrona della città e della diocesi. Falcone ne produsse una serie, i cui multipli, hanno trovato collocazione nelle facciate dei palazzi, all'interno delle abitazioni e sulle lapidi delle opere funerarie [1].

    Nell'intervista all'emittente Telepace - rilasciata nel corso della cerimonia d'inaugurazione del largo - la figlia dello scultore ha annunciato che, presso il Museo "Il Cassero per la scultura" di Montevarchi in provincia di Arezzo, sarà allestita prossimamente una sala, dove saranno esposte delle sue opere.





Note:
                                                               

[1] F. Sborgi, Francesco Falcone e Rodolfo Castagnino,(a cura di) Franco Ragazzi, Cento Anni di Scultura a Chiavari fra '800 e '900, Genova, ed. Sagep, 1993, pp. 64 - 68; 128 - 139.



domenica 5 marzo 2017

Gianluigi "Didi" Coppola in un'antologica a Chiavari


    A quasi due anni dalla scomparsa di Gianluigi "Didi Coppola" (Chiavari, 16/04/1928 - Genova, 24/08/2015), il Tigullio ha voluto rendergli omaggio con la mostra antologica. "A pennello". Essa è stata promossa - su iniziativa della famiglia - dalla Società Economica in collaborazione con il Comune di Chiavari. Patrocinata dalla fondazione Arnaldo e Alberto Mondadori con il contributo di Sergio Bonelli editore e di Latte Tigullio. L'esposizione è stata Inaugurata il 18 febbraio scorso e resterà aperta al pubblico fino al 19 marzo. 


G. Coppola, 2000, disegno acquarellato, cm. 50x35, Chiavari, "Il passeggio "
(Foto di E. Panzacchi)

    La rassegna delle sue opere - curata da Ferruccio Giromini, coadiuvato da Pablo Pagès e Bruno Ronco, per l'allestimento - è stata organizzata in due sedi espositive [1]. Nelle cinque sale del piano nobile di Palazzo Ravaschieri è rappresentato il suo percorso artistico. Dopo aver frequentato il liceo artistico "N. Barabino" di Genova, approda a Milano come fumettista. Successivamente si stabilisce a Londra, per svolgere attività nel settore dell'illustrazione editoriale. Alla fine degli anni '70 ritorna a Chiavari. Nelle tre sale del piano nobile di Palazzo Rocca sono esposte le opere collegate a eventi ("Carnevaleide" e "Balnearia") a luoghi  e a personaggi chiavaresi. 


G. Coppola, 1998, disegno acquarellato, Chiavari, "Gli insorti atterrano l'Albero della libertà" (1797).
(Foto di E. Panzacchi)

    Gianluigi Coppola è stato un artista eclettico (disegnatore, illustratore, grafico e pittore) che nella sua carriera figurativa, durata 65 anni, ha sempre ottenuto s
uccesso. Nel fumetto sono note le sue storie di Martin Mystère  e Dilan Dog per la casa editrice Bonelli; nell'illustrazione le copertine di classici, gialli e romanzi per varie case editrici (Corgi, Fontana, Collins, Pan, Granada, Mondadori, Cideb); nella pittura i ritratti di personaggi (alcuni in chiave caricaturale) e i dipinti di navi.  Nel 1988 è stato co-fondatore con Renzo Calegari ed Enrico Bertozzi, della Scuola Chiavarese del Fumetto.


G. Coppola, 1986, illustraz. per Chiavari è, Sagno Editore, cm. 48x35, "Albergo Ristorante Monte Rosa".
(Foto di E. Panzacchi)

       Nel catalogo - dopo l'analisi delle opere e del  percorso artistico -  F. Giromini   scrive: [2]
« Le ragioni del suo continuo successo professionale? La qualità pittorica e narrativa del suo disegno riesce ad essere assieme familiare e sorprendente. Il vigore e la naturalezza delle sue composizioni e delle sue atmosfere si lasciano intuire da ciascuno, e intanto solleticano il buon gusto degli occhi più acut». (...)
G. Coppola, 1981, Illustrazione per Piccole donne di Louisa May Alcott, A. Mondadori Editore.
(Foto di E. Panzacchi)

     

 Note:
                                                              

[1] F. Giromini, "A pennello" L'opera in immagini di Gianluigi "Didi" Coppola (1928-2015), catalogo,  Stampa.        B.V.P. Città di Castello, Perugia, 2017, 80 figg.,  pp. 96. 
[2] F. Giromini, id. , p. 13.




domenica 18 dicembre 2016

Contributo per il restauro di opere del Maragliano a tre chiese della diocesi di Chiavari.



     Continua l’impegno della Compagnia di San Paolo di Torino a sostegno del restauro, per lo studio e la valorizzazione delle opere di A. M. Maragliano (Genova 1664 - 1739) e della sua “scuola”. Sono stati approvati nuovi aiuti, nell’ambito del bando “Scuola del Maragliano”: iniziative per il restauro a supporto di un programma di studio in corso al DIRAAS, presso l’Università di Genova [1].Tra i beneficiari del sostegno sono anche tre Enti religiosi (parrocchie) della diocesi di Chiavari, custodi di cinque opere del Maragliano e della sua Scuola. 

      Dopo il finanziamento del 50% - attraverso il bando “Tesori sacri 2013” - al restauro della cassa processionale del Martirio di Santa Caterina d’Alessandria, appartenente all’omonima confraternita della chiesa di San Pietro in Vincoli a Sestri Levante [2], questo contributo interesserà le seguenti opere: le casse processionali delle Tentazioni di S.Antonio Abate nel deserto, e S. Francesco riceve le stigmate, nella Cattedrale di N.S. dell’Orto a Chiavari; il Cristo spirante e la Madonna del Rosario, nella chiesa di S. Michele di Pagana a Rapallo e il Crocifisso, nella chiesa di Santa Maria del Ponte a Lavagna.

A.M. Maragliano e "scuola", Cattedrale N.S. dell'Orto, Chiavari, "S. Francesco riceve le stigmate" legno scolpito e dipinto, 1715-1716.
 (Foto di E. Panzacchi)

       L’indagine sull’attività artistica di A. M. Maragliano, negli ultimi decenni s’è arricchita di fonti storiografiche e di dati tecnici molto significativi, mentre la produzione maraglianesca, costituita da una notevole quantità di lavori, rimane in parte fondata su attribuzioni generiche, cui mancano gli specifici riferimenti alle fonti documentarie.

      Gli epigoni della "scuola"  e dello "stile maraglianesco" - cui ha fatto riferimento anche il bando della Compagnia di San Paolo - sono: Carlo Stefano Aschero, Giuseppe Campostano, Giulio Casanova, Carlo Castello, Giovanni Bernardo De Scopft, Pietro Galleano, Francesco Galleano, Bartolomeo Maragliano, Giovanni Battista Maragliano, Giovanni Maragliano, Francesco Marchese, Pasquale Navone e Agostino Storace. L'area geografica interessata è la Liguria e il basso Piemonte, nel periodo storico, dalla fine del XVII agli inizi del XIX secolo.

     L'opera riprodotta sopra è stata studiata e descritta sia dal punto di vista iconografico che iconologico [3]. Inoltre è stata documentata recentemente ( G. Algeri e D. Sanguineti)Il 20 aprile 1715 la Confraternita dell'oratorio dei disciplinanti di San Francesco in Chiavari  commissionò al Maragliano una statua di San Francesco con altre figure, secondo un bozzetto. Successivamente al pittore Paolo Gerolamo Piola fu affidata la supervisione dell'opera, comprendente anche una cassa processionale. Essa fu collocata all'interno dell'oratorio, dove rimase fino al 1799, anno in cui fu smembrata e, il gruppo ligneo, fu trasferito nella Cattedrale di N. S. dell'Orto.  Ivi fu collocato nella nicchia del transetto a sinistra, dove tuttora rimane [4]. 

    Tale sede dovrà essere ristrutturata per adeguarla alle condizioni di conservazione e di fruizione dell'opera al pubblico. 


Note:
                                                               

[1] DIRAAS (Dipartimento Italianistica, Romanistica, Arti e Spettacolo dell'Università agli Studi di Genova), v. il sito www.diraas.unige.it 
[2] Per ulteriori informazioni sul restauro cfr. il sito www.confraternitasantacaterinasl.com/restauro-cassa-processionale-santa-caterina/
[3]cfr. L. Sanguineti, Nostra Signora dell'Orto, Rapallo, 1955, pp. 184-185; G. Colmuto, L'arte del legno in Liguria: A.M. Maragliano, Genova, 1963, pp. 220, 251, 304, 305; E. Bono, Elementi artistici della Cattedrale di Chiavari, in "La Madonna dell'Orto", n. 1, 1970, pp. 9-10; F. Franchini Guelfi, Sul S. Francesco che riceve le stigmate di Anton Maria Maragliano, in "Bollettino Ligustico", XXV/4, 1973, pp. 101-103; M. Daniela Lunghi, Anton Maria Maragliano (a cura di L. Pessa e Claudio Montagni), Genova, 1987, pp. 92-93; D. Sanguineti, Maragliano Anton Maria, in Dizionario Biografico degli Italiani, 51, Roma, 1998, pp.532-533; 
[4] cfr. G. Algeri, La Basilica della Madonna dell'Orto, Chiavari, 2010, pp. 122-123-124.
  

venerdì 7 ottobre 2016

La decorazione architettonica dei palazzi e delle ville nel Tigullio


   In molte facciate di palazzi e di ville nelle città e nei borghi del Tigullio, sono state realizzate decorazioni architettoniche alla "genovese", con effetti  "trompe-d'oeil" e con una tecnica artistica  tramandata da generazioni.
   Gli edifici di Villa Rocca a Chiavari, villa Durazzo Centurione a S. Margherita Ligure, Villa Balbi a Sestri Levante e di Villa Tigullio a Rapallo  (per fare solo qualche esempio) rimandano ad una storia, analoga  ai Palazzi dei Rolli di Genova.

Bartolomeo Bianco, Palazzo Rocca, Chiavari, 1629-1635.
(Foto di E. Panzacchi) 

   Un fondamentale contributo alla conoscenza rimane il convegno svoltosi a Genova nel 1982, sotto la presidenza di Giulio Carlo Argan, in occasione della mostra Genua Picta. Proposte per la scoperta e il recupero delle facciate dipinte (Genova 1982), nel quale era messa a punto la conoscenza di un patrimonio peculiare della Liguria, consistente nella prassi di decorare le facciate dei palazzi [1].
   Raggiunto il punto massimo della produzione artistica nel XVIII secolo, la decorazione muraria si mantenne fino agli inizi del XX secolo, rappresentata da noti pittori come Luca Cambiaso (1527-1575), Andrea Semino (1525-1595), Domenico Piola (1627-1703), Gregorio De Ferrari (1647-1726), Nicolò Barabino (1832-1891), Giovanni Quinzio (1832-1918), Luigi De Servi (1863-1945) e da tanti decoratori che, oltre alla preparazione accademica, avevano maturato per anni l'esperienza di bottega e di cantiere.  
    Dagli anni Trenta del secolo scorso il Movimento Moderno internazionale e il Razionalismo italiano sostennero un rapporto dialettico con la tradizione: si diffusero l'uso di nuove sostanze coloranti, la sperimentazione e l'applicazione di nuove tecniche decorative [2]

Palazzo, civ 20, P.zza Roma, Chiavari,1925.
 (Foto di E.Panzacchi)
  
   Negli ultimi decenni l'attenzione si è focalizzata soprattutto sul bisogno di restauro conservativo, per fronteggiare e contenere il deterioramento, provocato dagli agenti atmosferici e inquinanti, delle superfici dipinte e degli ornati di edifici storici.
      Nel 2014 è stato organizzato a Chiavari il convegno "Il recupero delle facciate decorate di Chiavari", collegato alle linee programmatiche di costruzione del PUC.
  Tra i "pittori di facciata", attivi a Genova nella seconda metà del secolo scorso, emerge Giacomo Parodi, detto "Gin" (Genova, 1914 - 2008). Egli, insieme con un gruppo di collaboratori, tra i quali la sua allieva Silvana Ghigino, ha ripreso a dipingere secondo l'antica tradizione, proponendo, presso l'Accademia Ligustica delle Belle Arti e la Scuola Edile di Genova-Borzoli, percorsi didattici e formativi per decoratori [3].


Palazzo, civ. 18 P.zza Mazzini, Facciate recuperate di recente, Chiavari.
(Foto di E. Panzacchi)


Note:
                                                                              


[1] cfr. ROTONDI TERMINIELLO, FARIDA SIMONETTI, Facciate dipinte:conservazione e restauro: atti del convegno di studi, Genova, 15-17 aprile 1982, Genova, Sagep, 1984, pp. 335. 
[2] Esiguo il numero dei decoratori di facciata rimasti attivi nella seconda metà del secolo scorso. Fra questi: Giovanni Franceschetti (S.Margherita Ligure), Luigi Burlando (Sori), Renzo Furlan e Maurizio Vaccarezza (Chiavari).   
[3] Per informazioni ed approfondimenti cfr. GHIGINO SILVANA, La realtà dell'illusione. Teoria e pratica nella decorazione dipinta, Torino, ed. Hoepli, 2006, pp. 271;il periodico "LUME & relume" [a cura di Silvana Ghigino], A.P.S. Accademia Gin Parodi. La rivista è scaricabile dal sito www.accademiaginparodi.it ; cfr. anche il sito della rivista on line di critica, teoria e pratica della decorazione e dell'ornatistica www.faredecorazione.it