lunedì 26 agosto 2019

Luigi Santini pittore e scultore



   Un anno fa è venuto a mancare Luigi Santini pittore e scultore. La figlia Emanuela ha curato la mostra retrospettiva, "Una vita per l'arte Luigi Santini", tenutasi nello scorso mese di giugno, presso la splendida Villa Vicini a Zoagli (Ge). 

   Luigi Santini (Pieve di Campi, frazione di Borgotaro, Parma, 01/04/1932 - Zoagli, (Ge) 26/08/2018) fu pittore e scultore. Mosso fin da bambino da un'inclinazione naturale per il disegno, proseguì per tutta la vita, con tenacia e successo, l'attività artistica da autodidatta.


L. Santini, "Autoritratto", olio su tela, cm. 68 x 95, 1985,
(Foto di E. Panzacchi)

    Le origini contadine e le ristrettezze economiche non gli consentirono la continuazione agli studi. Dopo le elementari egli cercò subito un lavoro per guadagnarsi da vivere e per aiutare la famiglia [1].  


    Si trasferì a Zoagli, dove ebbe modo di fare i primi passi nell'ambiente artistico  e di incontrare Ulderico Giovacchini pittore, da cui attinse e condivise gli insegnamenti. 


L. Santini, "Scoiattoli che giocano vicino all'acqua", olio su tela, cm. 107 x 87, 1988.
(Foto di E. Panzacchi)

   Pur tendendo al 'Macchiaiolismo' l'operare di Luigi Santini non si ferma  agli schemi di questa corrente pittorica. Egli, con la propria sensibilità, tratta i colori, studia le forme, allargandone i confini e approfondendone i significati. I soggetti prediletti sono il paesaggio (il mare del Tigullio e la neve dell'Appennino ligure) e di genere  [2].

    Molte sue opere sono conservate in importanti collezioni italiane ed estere.


L. Santini, "Una pietra a forma di cuore", olio su tela, cm. 70 x 60, 1980,
(Foto di E. Panzacchi)

"Quando un pittore si mette a dipingere, in quel momento deve partire per il Cielo." (L. Santini) [3]


Note:
                                                                     

[1] Nel 1961 la prima mostra personale a Chiavari.
[2] cfr. Enciclopedia Universale d'Arte Moderna, Milano, Seda, 1971; Catalogo Bolaffi, Torino, 1972.
[3] cfr. Archivio di famiglia.


lunedì 22 luglio 2019

Restaurata l'arca della SS. Trinità nell'oratorio di Lavagna.

   

  Prima del XVIII secolo, nell'oratorio della SS. Trinità di Lavagna (Ge.), c'era un'arca processionale e una scultura lignea più piccola  - attualmente collocata nella nicchia dietro l'altare maggiore - dedicata al tema religioso della SS. Trinità. 

Bottega di A. M. Maragliano, SS. Trinità, 1733, legno scolpito e dipinto,
 h. max cm. 285, Lavagna, (Genova), Oratorio SS. Trinità.
(Foto di E. Panzacchi) 


   L'arca processionale appena restaurata fu commissionata al Maragliano dalla Confraternita nel 1733 e il complesso della SS. Trinità fu eseguito dalla sua bottega. Esso sarà ricollocato nella nicchia della parete destra [1]. 

     L'oggetto è costituito da sette elementi figurativi lignei policromi. Alcune parti sono dorate a guazzo con decorazioni a graffito. Progettato e realizzato appositamente per formare una cassa processionale [2].  

    La composizione piramidale - altezza massima 285 cm. - è formata alla base da una nube entro cui volteggiano degli angeli intorno al globo celeste. Sopra sono assisi il Padre e il Figlio; al vertice della piramide è apposto lo Spirito Santo, raffigurato da una  colomba avvolta da una raggiera dorata. 

    In entrambe le sculture, il problema iconografico del dogma trinitario fu risolto in un compromesso: tre figure antropomorfiche distinte, ma allo stesso tempo metaforiche, che singolarmente rimandano alla Sacra Scrittura[3]. Verosimilmente le prime due figure evocano la visione profetica di Daniele dell'Antico dei Giorni (Dio) e del Figlio d'Uomo (Cristo), cui si sovrappone la Colomba (Spirito Santo).
 Forti analogie sono state riscontrate (Di Girolamo, 2022) con la macchina sacra della SS. Trinitàascrivibile alla bottega di Giacomo Colombo (Este 1663 - Napoli 1730), conservata nella chiesa omonima di Popoli (Pe.) [4].  

    Sono stati ampiamente documentati, lo stato di conservazione dell'opera (prima), gli interventi (durante) e i risultati (dopo) il restauro [5]. 




Note:
                                                         

[1] cfr. Daniele Sanguineti, Anton Maria Maragliano, Sagep, 1998, p. 191, (doc.n. 63). Il 15 maggio 1733 il “sig. Antonio Maragliano” ricevette dai confratelli di Lavagna 1150 lire ”per la cassa”.
[2] In origine l'arca pesava 7 quintali. Successivamente fu alleggerita. Quest'anno - come fino al 1963 - è stata portata "a braccia", in processione.
[3] cfr. A.T., Daniele, 7, 9 - 14 ; N.T. Matteo, 3, 16 - 17; Marco, 1, 10 - 11; Luca, 3, 22; Giovanni, 1, 32 - 33.
Questo tema si presta ad una serie d’interpretazioni che derivano dai vari culti religiosi professati. La specie umana s’è posta, dagli albori della sua storia, le domande “chi siamo”, “da dove veniamo”, “dove andiamo”. Per questo motivo è necessario ordinare le idee, non solo su alcune questioni di carattere filosofico, ma anche sul fatto religioso. In ogni caso si deve considerare acquisito, che nel corso della storia di tutti i popoli, sono stati rinvenuti e si continuano a scoprire degli oggetti che rappresentano plasticamente e pittoricamente le divinità. Occorre dunque procedere con metodo nell’individuazione delle caratteristiche di tali oggetti.
Per evitare confusione è necessario chiarire innanzitutto di che cosa s’intende trattare: del volto degli dèi o di Dio in sé secondo la ricerca filosofica e la scienza teologica; del volto di Dio in base alla Rivelazione cristiana, oppure delle relative rappresentazioni plastiche che nel corso delle varie epoche storiche e nella preistoria, sono state prodotte. 
Per quanto riguarda le immagini sacre -  nell’ambito della cristianità latina ed orientale - deve essere acquisito pure lo stesso valore tra esse e la Sacra Scrittura. Il Dio invisibile s’è reso visibile, attraverso l’Incarnazione in Cristo, tanto che può essere rappresentato umanamente ed adorato anche nelle immagini. Per approfondimenti  cfr. A. Besancon, L'image interdite, Gallimard, 1994, pp. 698.
[4]cfr. Rosaria Di Girolamo, La teatralità dello spazio barocco. La Pentecoste di Bugnara (Aq) un inedito di Giacomo Colombo, 2022. 
[5] Il progetto d'intervento è stato curato dallo studio  Martino Oberto Studio Opere d'Arte dal 1950 di C. Campomenosi & M. Levoni.  







lunedì 20 maggio 2019

Maestri liguri fra '800 e '900 alla Galleria Arte Casa di Genova

   
   Tra i Maestri liguri della seconda metà del '800 e del primo '900, in esposizione alla LXXIX Mostra della Galleria Arte Casa di Genova (dal 11 maggio al 1 giugno 2019) anche quattro artisti che hanno vissuto e operato a lungo nel Tigullio [1]. Essi sono:

    Rubaldo Merello  (Isolato  Valtellina (SO) 1872 - S. Margherita Ligure (GE) 1922),  di cui viene presentata una indimenticabile veduta di S. Fruttuoso;

R. Merello, Rocce e mare a S.Fruttuoso, olio su tela, cm. 50 x 45,
 firmato in basso a sinistra, 1910 ca.


   Gaetano Previati (Ferrara 1852 - Lavagna (GE) 1920), con un capolavoro tra i più noti nel panorama artistico del periodo tra XIX e XX secolo;



Gaetano Previati, Passeggiata primaverile, olio su tela, cm. 50 x 67,
firmato in basso a sinistra, 1905 ca.


  Emanuele Rambaldi (Pieve di Teco (IM) 1903 - Savona 1968), con due dipinti: un paesaggio parigino e un soggetto di genere;


Emanuele Rambaldi, Ragazza con cesto di frutta, olio su tavola, cm 90 x 75,
firmato e datato 1929 in basso a sinistra.

   e Antonio Schiaffino (Il Camoglino) (Camogli (GE) 1879 - Genova 1968), con una raffinata ed elegante opera [2].

Antonio Schiaffino, Ragazza con il vaso, olio su tela, cm. 85 x 65,
firmato e datato 1927 in basso a sinistra.

  Quattro pittori liguri che, in un  contesto espositivo costituito da 45 opere di 38 artisti, rappresentano i movimenti significativi (Divisionismo, Futurismo e Novecento) dell'arte italiana tra XIX e XX secolo.



Note:
                                                             


[1] Catalogo della LXXIX Mostra Maestri Liguri fra Ottocento e Novecento, a cura di T. Pelizza e G. Goslino, Galleria Arte Casa, Genova, 2019, nn. di catalogo 24 - 35 - 36 - 42; riproduzioni pagg. 53 - 75 - 77 - 89.
  
In esposizione opere di: Cesare Bentivoglio, Santo Bertelli, Emilio Bocciardo, Sexto Canegallo, Enrico "Chin" Castello, Giuseppe Cominetti, Aurelio Craffonara, Armando Cuniolo, Gennaro d'Amato, Giovanni Battista Derchi, Berto Ferrari, Andrea Figari, Agostino Fossati, Alberto Helios Gagliardo, Luigi Garibbo, Federico Maragliano, Arturo Martini, Amedeo Merello, Rubaldo Merello, Guido Micheletti, Evasio Montanella, Ettore Morteo, Domingo Motta, Benedetto Musso, Plinio Nomellini, Eugenio Olivari, Eso Peluzzi, Giuseppe Pennasilico, Gaetano Previati, Emanuele Rambaldi, Ernesto Rayper, Oscar Saccorotti, Fausto Saccorotti, Giuseppe Sacheri, Antonio Schiaffino, Giovanni Solari, Antonio Varni e Alessandro Viazzi.



[2] Per le note biografiche rimando al Dizionario degli Artisti Liguri Pittori Scultori Ceramisti, incisori del Novecento, a cura di G. Beringheli, De Ferrari, Genova, 2012, pagg. 245 - 246 (R. Merello), pagg. 306 - 307 (G. Previati), pagg. 315 - 316 (E. Rambaldi) e pag. 347 (A. Schiaffino).






mercoledì 9 gennaio 2019

Vittorio Ugolini, la ricerca di una sintesi tra forma e colore




    E' stata inaugurata il 7 dicembre scorso nelle sale di Palazzo Rocca a Chiavari la mostra Vittorio Ugolini. Sono state selezionate cinquanta opere riguardanti i passaggi significativi della produzione artistica del pittore Vittorio Ugolini, partendo da fine anni ’30 del secolo scorso, fino ad arrivare ai primi anni 2000. Nel centenario della sua nascita, questa mostra è il frutto di un lavoro di ricerca di opere e di materiale documentale, raccolte in un volume con un approfondimento storico-critico di Leo Lecci testimonianze di A. Tassisto, M. Rocca [1].


    L'esposizione è stata organizzata dall'Associazione Culturale Tecnica Mista e sponsorizzata dal Comune di Chiavari, in collaborazione con l’Università degli Studi di Genova, l’Istituto G. Caboto di Chiavari e di Santa Margherita Ligure ed il Liceo Artistico Luzzati di Chiavari. Essa sarà aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2019.


V. Ugolini, Composizione, 1958, olio su tela, cm. 100 x 74-
(Foto di E. Panzacchi)


   Nato a Bologna, Vittorio Ugolini (Bologna, 15/11/1918 – Chiavari, 22/04/2006) visse per un periodo a Milano, prima di trasferirsi a Chiavari (Genova), dove svolse la sua attività artistica e di insegnamento. Nel 1927 iniziò a frequentare la bottega di Sfondrini, pittore e decoratore locale. Nel 1939 si iscrisse al corso di disegno presso la Scuola del Castello Sforzesco di Milano e, successivamente, tra il 1940 e il 1942, frequentò l'Accademia di Brera. 
   
   Vittorio Ugolini fu uno dei maggiori protagonisti del rinnovamento della pittura italiana e ligure del secondo dopoguerra. Partecipò alle prime esposizioni del Movimento per l'Arte Concreta (MAC), fondato nel 1948 a Milano da A. Soldati, B. Munari, G. Dorfles e G. Monnet.

   Nel 1953, insieme agli artisti liguri L. Sturla, B. Sanguineti e R. Costa, fondò a Chiavari il "Gruppo del Golfo". Nel 1954  essi aderirono al  MAC. e parteciparono all'esposizione presso la Galleria B24 di Milano, riproposta a Genova, presso la Galleria S. Matteo, col titolo "Giovani pittori del Gruppo del Golfo".


V. Ugolini, Fiori e brocca, 1966, olio su tela, cm. 50 x 60.
 (Foto di E. Panzacchi)
    Dal 1953 al 1979 fu docente di disegno professionale e tecniche pittoriche presso l'Istituto Statale d'Arte di Chiavari. Nel contempo proseguì la sua ricerca artistica, contraddistinta dal suo carattere schivo, non portato a esporsi spesso in pubblico, ma sempre presente ad ogni evento.

     Nel 1954 partecipò al Premio Marzotto a Roma; nel 1966 vinse il Premio della Camera di Commercio, nel 1968 il Premio Bogliasco e nel 1986 gli venne assegnato il Premio Turio-Copello. In questo periodo partecipò pure a numerose collettive per la pittura informale (a Torino, Genova e Roma) e alle mostre dei pittori liguri (a Berlino, Monaco e Odessa).

     Nel 2002 alla Galleria genovese "Il Poliedro" fu allestita la sua prima mostra antologica.


V. Ugolini, Gabriella, 1966, olio su tela, cm. 100 x 70
(Foto di E. Panzacchi)
    Dalle esposizioni nel M.A.C. alla ricerca sul colore, dall'astrattismo geometrico al concretismo e al naturalismo informale con connotazioni liriche profonde, Ugolini fu uno dei pittori più importanti e attivi in Liguria, nonché poco conosciuti del secondo dopoguerra in Italia [2].


Note:
                                                                 

[1]  cfr. L. Lecci, Dalla sintesi geometrica all'informale: il percorso artistico di Vittorio Ugolini dall'esperienza del MAC al naturalismo astratto, in Vittorio Ugolini, Genova, ed. De Ferrari, 2018, pp. 11-17.

[2] cfr. G. Beringheli, Ugolini, l'arte oltre la pittura, in La Repubblica, Genova, 29/06/2013.






mercoledì 31 ottobre 2018

Anton Maria Maragliano, la sua fabbrica e i suoi successori


   Negli ultimi due anni nel comprensorio del Tigullio sono state restaurate alcune sculture lignee, proprie di enti ecclesiastici, in seguito al bando della Compagnia di San Paolo di Torino, la “Grande Scuola di Anton Maria Maragliano”. Sono stati selezionati e co-finanziati i restauri di due macchine processionali conservate nella chiesa Cattedrale di N.S. dell’Orto (Chiavari), di un Crocifisso e di due statue custodite nella chiesa di San Michele di Pagana (Rapallo) e di un altro Crocifisso nella chiesa di Santa Maria del Ponte (Lavagna)

A. M. Maragliano, Le tentazioni di S. Antonio, (particolare in restauro),
scultura in legno dipinto, Cattedrale di N. S. dell'Orto. Chiavari, (1735 ca.)
(Foto di E. Panzacchi)  


   In un secondo bando della Compagnia di San Paolo - il “Patrimonio artistico delle Confraternite” -, sono stati scelti e ammessi al sostegno economico due progetti inerenti al Maragliano e ai suoi seguaci: il recupero conservativo di una macchina processionale ed di un Crocifisso conservati nell’oratorio della SS. Trinità (Lavagna) e il restauro di una cassa processionale della chiesa di S. Giorgio (Moneglia) [1].

A. M. Maragliano, Le tentazioni di S. Antonio,(particolare in restauro)
scultura in legno dipinto, Cattedrale di N. S. dell'Orto, Chiavari, (1735 ca.)
(Foto di E. Panzacchi)
     Le opere che sono state già restaurate, sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria sono: “San Francesco che riceve le stimmate” e “Le tentazioni di Sant’Antonio Abate nel deserto”, ricollocate nei nicchioni delle caponavate laterali della chiesa Cattedrale di N. S. dell’Orto; il “Cristo Crocifisso” rimesso sopra l’altare maggiore; la “Madonna con Bambino” - attribuita ad un collaboratore del Maragliano – riposta nella nicchia sopra l’altare della cappella di destra, e “Sant’Orsola” - ascritta ad un successore del maestro – ricollocata a sinistra dell’ingresso della chiesa di S. Michele di Pagana. Infine il “Cristo Crocifisso” riposto nella nicchia sopra l’altare della caponavata sinistra della chiesa di N. S. del Ponte.

    Attualmente è in corso d’opera, presso l’oratorio della SS. Trinità a Lavagna, il restauro conservativo della cassa la “SS. Trinità” e del “Cristo” processionale. Sarà avviato prossimamente il restauro della macchina processionale “S. Giorgio che uccide il drago”, attribuita a Pietro Galleano (1681 – 1761), conservata nella chiesa dedicata al santo a Moneglia [2]. 


  Fra gli enti ecclesiastici partecipanti al bando la “Grande Scuola di Anton Maria Maragliano”, ma non ammessi al finanziamento, la chiesa di S.M. Assunta di Nozarego (S. Margherita Ligure), dov'è conservato, sopra l’altare della cappella laterale sinistra, un Cristo morto [3]. Attribuito in passato al Maragliano e, da alcuni, a Pasquale Navone (Genova, 1746 - 1791)  si ritiene realizzato (Sanguineti) “nell’ambito della bottega di strada Giulia da un abilissimo collaboratore del maestro”.

Bottega di A.M. Maragliano, Crocifisso, scultura iin legno policromo,
S. Margherita Ligure, chiesa santuario di Nozarego(1730 - 1740 ca.)
/Foto di E. Panzacchi)



Note:
                                                                                    

[1] Nel Tigullio i cinque Enti selezionati hanno avuto e/o avranno dalla Compagnia di San Paolo un contributo del 60% sul costo totale dei progetti, pari ad un importo complessivo di 123.700 euro. I lavori – supervisionati dalla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio della Liguria – sono stati affidati ai seguenti laboratori di restauro: Studio Martino Oberto – opere d’arte di C. Campomenosi & M. Levoni S.n.c.(Cattedrale di N.S. dell’Orto e Oratorio della SS. Trinità); Restauratori e Conservatori di M. Checconi Crubellati & A. Adelmann; Centro di Palazzo D’Oria di F. Brunetti; Nicola Restauri S.r.l. della famiglia Nicola (Chiesa di S. Michele di Pagana); Conservazione e restauri di opere d’arte di E. Parodi (Chiesa di N.S. del Ponte); Laboratorio di restauro Caffa di V. Tonini e A. Demelas (Chiesa di S.Giorgio).

[2] Per maggiori notizie sulle opere e sull’argomento rimando il lettore alla grande mostra “Anton Maria Maragliano (1664 – 1739) curata da Daniele Sanguineti e alle sue pubblicazioni. L’esposizione - la prima monografica dedicata al M. - sarà inaugurata a Genova, presso Palazzo Reale, il prossimo 9 novembre 2018 e sarà aperta al pubblico dal 10 novembre 2018 al 10 marzo 2019.

[3] Il progetto di restauro è stato affidato a S. Capetta e A. Balbo, c/o il Laboratorio Docks-Torino Dora.



giovedì 23 agosto 2018

Donazione della famiglia di Adriano De Laurentis ai musei genovesi


   A tre lustri dalla scomparsa di Adriano De Laurentis, i figli Daniela e Fabrizio, ed Elisabetta Megazzini (seconda moglie), hanno donato cinquantadue opere, tra dipinti e xilografie e quattro sculture, alla Galleria d'Arte Moderna di Genova e al Museo dell'Accademia Ligustica.

   In suo omaggio ed in ringraziamento ai familiari, i due musei genovesi hanno allestito le mostre "Adriano De Laurentis Un Novecento assorto e colorato"curate da Maria Flora Giubilei e Giulio Sommariva [1]. Esse saranno aperte al pubblico fino a domenica 9 settembre 2018.

   Pur avendo vissuto e lavorato stabilmente nel Tigullio, tra Chiavari, Lavagna e Sestri Levante, Adriano De Laurentis (Cavi di Lavagna, 25/08/1922 - Chiavari, 24/01/2003) ebbe una visione cosmopolita della pittura e delle arti visive. In molte sue opere si colgono richiami ai maestri italiani (G. Morandi, F. Casorati) ed europei (P. Cézanne, P. Bonnard, P. Klee) della fine dell'Ottocento e della prima metà del Novecento.

Adriano De Laurentis, Cavi di Lavagna, cartolina viaggiata, timbro postale, 09/06/1963
    
    A quindici anni conobbe Lino Perissinotti, pittore veneto stabilitosi in Liguria. A Lavagna frequentò il suo studio dal 1937 al 1945. Con il maestro coltivò l'amicizia e la collaborazione fino alla sua scomparsa (1967). 

   Nel 1938 si iscrisse al liceo artistico " Nicolò Barabino" di Genova (allievo dello scultore Guido Micheletti e del pittore, incisore e critico d'arte Paolo De Gaufridy); nel 1941 esordì pubblicamente, partecipando ai "Prelittoriali dell'Arte"; nel 1943 conseguì il diploma.

    Dopo l'adempimento degli obblighi di leva (1943 - 1944), si impegnò per il "Gruppo d'Arte indipendente di Chiavari" e diede inizio ad una intensa attività espositiva in ambito locale.

A. De Laurentis, Senza titolo,1977, olio su tavola, 50 x 64,5 cm.
Genova, Museo dell'Accademia Ligustica, (cat. delle mostre, foto n.4)


   
    Dal 1946 al 1979 fu insegnante presso l'Istituto Statale d'Arte di Chiavari, nelle discipline di disegno dal vero ed educazione visiva [2]. Dal 1978 al 1998 organizzò e tenne lezioni su tecniche del colore, ritratto, figura e paesaggio dal vero, presso il suo studio professionale [3]. 

  Alle competenze tecniche, il prof. Adriano De Laurentis univa lo studio delle opere e dell'attività artistica di Paul Klee e di Attilio Marcolli. Del primo approfondì i contenuti dei corsi al Bauhaus di Weimar (1921-1922), del secondo la teoria del campo [4]. 


    Dal 1949 al 1960 - durante i periodi di sospensione delle attività didattiche, fece i primi viaggi e soggiornò in diverse città europee (Parigi, Marsiglia, Francoforte). Nel 1960 si sposò con Brigitte Peters "Gitti", da cui ebbe due figli, Daniela (1963) e Fabrizio (1967).

   Dal 1981 riprese i viaggi di studio spostandosi verso il  nord Europa (Austria, Germania, Olanda e Danimarca).  I dipinti (tempere, oli ed acquerelli) rifletterono l'unicità della luce e la bellezza dei luoghi visitati. A queste opere egli dedicò alcune mostre [5


A. De Laurentis, Senza titolo, 1985, tempera acrilica su tela, 100 x 120 cm.
Genova, Galleria d'Arte Moderna (cat. delle mostre, foto n. 42)
     
  Dal 1991 al 1997 scelse come meta dei suoi soggiorni estivi il litorale laziale (Sabaudia). Nel 1995 - dopo la scomparsa della prima moglie (1989) - si risposò con Elisabetta Megazzini, sua allieva e modella [6].
      
     Nel 2000 la Società Economica di Chiavari - nel contesto del Premio "Turio Copello" - gli assegnò il Premio alla carriera artistica [7]. 


Note:
__________________________________    

[1] cfr. Adriano De Laurentis Un Novecento assorto e colorato, catalogo delle mostre  a cura di M. F. Giubilei G. Sommariva, Genova, Galleria d'Arte Moderna e Museo dell'Accademia, 30 giugno - 9 settembre 2018,  ed. Sagep , Genova, 2018;
Claudia Sanguineti, Genova omaggia il grande artista Adriano De Laurentis, in Il Nuovo Levante, Genova, 14/07/2018.

[2] Ebbi la fortuna di essere un suo allievo dall'anno scolastico 1964/1965 all'anno scolastico 1972/1973.

[3] Nel 1955 avviò il suo primo studio-abitazione in via Doria 9 a Chiavari; nel 1959 aprì lo studio-bottega a Sestri Levante in via XXV aprile 23; nel 1978 aprì  lo studio-atelier in via D. Gagliardo 7 a Chiavari; dal 1999 continuò a dipingere e a svolgere corsi di pittura all'acquarello, presso la sua abitazione in via Rivarola 69 a Chiavari. 

[4] cfr. P. Klee, Über die moderne Kunst, Benteli, Bern ,1945, trad. it. in Teoria della forma e della figurazione, vol. I, Feltrinelli, Milano 1959; A. Marcolli, Teoria del campo, Sansoni, Firenze, 1971.


[5] Le esposizioni furono: “Incontro con la Danimarca” (ottobre 1981) presso il suo studio di via D. Gagliardo 7 e presso la Cineteca comunale di Sestri Levante (giugno 1982); “Immagini di Bretagna e Danimarca” (1983) e “Acquerelli dell’isola di Texel (Olanda)”,(1984), entrambe nel suo studio,

[6] cfr. M. V. Cascina, Oltre l'età e oltre il tempo un amore che nasce dall'arte, in il Giornale, Milano, 17/08/2006.


[7] Per approfondimenti cfr. Adriano De Laurentis. La poetica dell'Essenzialità, catalogo della mostra a cura di E. Morini ed E. Megazzini De Laurentis, Sestri Levante, Palazzo Negrotto Cambiaso, 11/12/2004 - 06/01/2005, Genova, 2004.



domenica 1 luglio 2018

L'architettura futurista nel Tigullio



   E' stato organizzato nell'ambito della quinta edizione del Festival della Parola 2018 di Chiavari - presso la sala Ghio Schiffini della Società Economica - l'evento  “Futur-Chiavari “piazza d’arte” – dalla Cappella-Bar alla Colonia Fara”. Sono Intervenuti l’esperto Luigi Frugone, lo storico Giorgio Getto Viarengo e il miscelatore futurista Fulvio Piccinino


L. Frugone (al centro), G. G.Viarengo (a sinistra) e F. Piccinino (a destra).

   Il movimento futurista si diffuse nelle regioni e province italiane  attraverso una struttura organizzativa coordinata da Filippo Tommaso Marinetti e dai suoi seguaci [1]. Nel Tigullio la reviviscenza futurista influenzò la produzione architettonica di Alberto Sartoris, Camillo Nardi Greco, Luigi Vietti ed Enrico Del Debbio [2]. 

   Alberto Sartoris (Torino, 02/02/1901 - Pompaples, 08/03/1998) conobbe Marinetti all'Esposition international d'art moderne (Ginevra, 26/12/1920 - 25/01/1921). Il giovane architetto svizzero mostrò a Marinetti alcuni suoi disegni, tra cui il progetto di una Cappella-bar
    Nel 1927 rielaborò questo progetto, ipotizzandone la realizzazione nel parco di un collegio religioso di Chiavari. I disegni furono esposti alla prima Mostra d'architettura futurista (Torino, ottobre,1928). Nel 1972 - in occasione della mostra alla Galleria Martano di Torino - Sartoris eseguì una serigrafia policroma da una prospettiva a guazzo intitolata Cappella-bar.

    Camillo Nardi Greco (Napoli, 08/05/1887 - Genova, 16/09/1968) ebbe l'incarico dalla Federazione Nazionale dei Fasci di Combattimento di Genova di progettare la Colonia Marina di Chiavari. Inaugurata il 26 ottobre 1936, fu intitolata al generale Gustavo Fara .

   La costruzione - in pianta a forma di "ala d'aeroplano" - comprende nella parte centrale una torre alta 49,3 metri, caratterizzata all'esterno da finestre a nastro. Sopra la base costituita dal seminterrato e da due piani bassi, otto piani alti [3]. Ai lati dell'ingresso due decorazioni murali in stile futurista di Demetrio Ghiringhelli .


La ex-colonia Fara ora riqualificata in "Torre Fara" a Chiavari, 1934-36.
   
    Luigi Vietti (Cannobio Vb. 13/02/1903 - Milano, 28/03/1998) fu uno dei giovani architetti che parteciparono all'architettura futurista. Negli anni Trenta ebbe l'incarico di progettare alcune Case del Fascio, tra cui quella di Rapallo (1938 - 1941).
   
    Ubicato all'inizio della salita verso S. Margherita Ligure, l'edificio è composto da due corpi di fabbrica distinti, ma uniti tra loro da una base leggermente rientrante. L'interno è stato  completamente ristrutturato.

   Di Luigi Vietti la costruzione del Caffè Portaneri (1935 - 1939) a Chiavari. Situata di fronte alla stazione ferroviaria, è stata più volte rimaneggiata all'esterno e rifatta all'interno. Conserva la struttura portante del nucleo originale.

L'ex Caffè Portaneri, ora Bar S.Marco a Chiavari, 1935-39. (Foto di E. Panzacchi)

     Nel 1933 Enrico Del Debbio (Carrara, 26/05/1891 - Roma, 12/07/1973) eseguì il progetto della Cappella Fracchia a Bargone (Casarza Ligure).

    Questa cappella cimiteriale - la cui data di costruzione non è certa, presumibilmente nel 1932/1933 - avrebbe dovuto accogliere le spoglie dello scrittore lucchese Umberto Fracchia (1889 - 1930). Essa ha un volume di m. 4x5,4x6 di altezza. Poggiata su un piedistallo in marmo, è caratterizzata dal rivestimento in lastre di lamiera di alluminio. In prospetto la porta monumentale alta m. 4 sormontata dalla scritta in caratteri futuristi "FRACCHIA". All'interno un altare, una croce e una stele con scritta in verticale "UMBERTO". 

   Fra le opere di rilievo architettonico, realizzate nel Tigullio in questo periodo, va ricordata anche la  ex-Colonia Burgo IX maggio a Moneglia (1936-1938).



Note:
                                                                                    

[1] Il 22 novembre del 1931 Filippo Tommaso Marinetti - su incarico del governo fascista e della Reale Accademia d'Italia - inaugurò a Chiavari il Palazzo delle Esposizioni del Litorale Tirreno di Levante, e la ''Mostra d'arte futurista''. 

[2] cfr. Paolo Sanzin, Architettura futurista nel Tigullio, in Franco Ragazzi (a cura ), Marinetti Futurismo in Liguria, De Ferrari, Genova, 2006, p. 162 - 171; cfr. anche il mio post, L'Affaire ex-Colonia Fara di Chiavari, 31/08/2013.

[3] Recentemente (2017) l'immobile è stato oggetto di restiylng Alla nuova destinazione è stata attribuita la denominazione di "Torre Fara"