giovedì 21 maggio 2015

Alberto Salietti pittore. Vedute di Chiavari in mostra a Genova e a Ravenna




Fino al 14 giugno presso la Galleria d’Arte Moderna di Nervi (Genova) saranno in mostra sei opere provenienti dal Museo d’arte di Ravenna: Klimt, Baccarini, Bassi e Salietti in cambio di sette opere prestate alla Galleria d'Arte Moderna di Ravenna,  in occasione della mostra "Il Bel Paese. L’Italia dal Risorgimento alla Grande Guerra, dai Macchiaioli ai Futuristi".


 A.Salietti, Veduta di Chiavari, 1923, in mostra alla Galleria d’Arte di Genova Nervi.[1]

Via Preli e linea ferroviaria (Genova-Pisa), Chiavari, 2015 (Foto E. Panzacchi)

      Nello spazio dedicato al Novecento viene rievocato l’ambiente ligure in due vedute  di Chiavari di Alberto Salietti (Ravenna,1892 – Chiavari,1961): una alla Galleria d’Arte Moderna di Genova Nervi, "Ospiti in bella mostra", datata 1923; l’altra, presso il sopraddetto museo marchigiano, datata 1934 .
     
        Nel confronto fra l'immagine della veduta pittorica di Chiavari e quella fotografica attuale, il lettore può osservare le trasformazioni del paesaggio, cogliendo gli elementi naturali di continuità e l'inserimento antropico di nuove costruzioni ( p. e. colonia Faro) e dei veicoli privati di locomozione.


Note biografiche:

        Nel 1904 Salietti abbandona Ravenna per trasferirsi a Milano dal padre, decoratore murale. Si iscrive e frequenta l'Accademia di Brera fino al 1914. E' allievo di Giuseppe Mentessi e di Cesare Tallone. Dopo un inizio di attività come grafico e illustratore, si dedica per tutta la vita alla pittura.
         Nel 1920 espone alla Biennale di Venezia. La sua partecipazione a questa rassegna prosegue ininterrottamente fino al 1952. Nel 1922 espone a Milano con Malerba, Funi, Dudreville, Carrà e Casorati alla "Mostra di pittura e scultura italiana contemporanea" alla "Bottega di Poesia". Nel 1923 entra nel gruppo del “Novecento Italiano” divenendo segretario del Direttivo del Movimento. Espone alle mostre milanesi del 1926 e 1929 e a tutte le rassegne di “Novecento” in Italia e all'estero, a Lipsia, Ginevra, Oslo, Buenos Ayres. 
        Allestisce una personale nel 1931 alla galleria Pesaro di Milano. Partecipa a tutte le mostre del Sindacato regionale lombardo e alla IV mostra nel Palazzo del Podestà di Bologna. Esegue affreschi in due nuovi palazzi a Milano: dell’Arte e di Giustizia. È membro del Consiglio Superiore per le Antichità e Belle Arti dal 1933 al 1936.
         Partecipa alle Quadriennali di Roma nel 1935, 1939, 1943,1951-52, 1955-56, 1959-60; all'esposizione di Budapest e al Carnegie Institute di Pittsburgh nel 1936, all'Esposizione mondiale di Parigi nel 1937. In estate trascorre lunghi soggiorni nella riviera ligure di Levante. Nel 1941 si stabilizza a Chiavari. Vince il Premio Marzotto nel 1955 e il Premio del Comune di Milano nel 1959.
          Le sue opere sono esposte in pubbliche gallerie: a Roma (Gall. naz. d'arte mod. ; Gall. Mussolini); a Firenze, Milano, Torino, Berlino, Zurigo, Monaco, Berna, Montevideo, Cleveland, Mosca, Parigi e Varsavia; a Chiavari (Collezione di Palazzo Ravaschieri  e Galleria “Cristina Busi”).



                                                                         

[1]  www.museidigenova.it


lunedì 11 maggio 2015

Gli affreschi della famiglia Quinzio in S. Michele di Pagana a Rapallo



         Il ciclo di affreschi in esame fu eseguito tra il 1887 e il 1891 su commissione di Gaetano Carlevaro, il quale non fu soltanto il finanziatore dell’opera, ma anche il promotore, come risulta dai verbali nell’archivio parrocchiale, in cui si legge: “Per aver fatto dipingere dai più insigni artisti di pittura e di ornato l’intiera chiesa”. I dipinti furono eseguiti dai Quinzio sulla volta della navata prima della crociera e si conservano oggi in buono stato nella stessa collocazione.

       Giovanni Quinzio (Genova 02-09-1832 – 09-11-1918), il capostipite, affrontò il tema principale del ciclo. Al centro della volta affrescò la battaglia celeste dell’arcangelo Michele contro il dragone. Questo soggetto, com’è noto, è tratto da un passo del libro dell’Apocalisse (12,7 -12,10). Il figlio Tullio Salvatore (Genova, 22-01-1858  -  03-12-1918) dipinse ai due lati della volta sei figure: “Il profeta Mosè”, “Il re Davide”, “L’allegoria della Fede” a sinistra; “S.Giuseppe”, “S. Giovanni Battista” e “l’allegoria della Fortezza” a destra. Mentre Antonio Orazio (Genova, 04-03-1856  - 10-06-1928) si occupò della decorazione.

       Non essendo la volta molto alta e non potendo creare l’illusione prospettica con dei punti di fuga, Giovanni Quinzio pose i gruppi di angeli su diversi piani, nel cielo aperto che conclude in alto l’affresco. L’effetto suggestivo e scenografico è accentuato dalla figura di Satana e del dragone che, spezzando la cornice, creano l’impressione di precipitare sulla testa dell’osservatore. Accanto a questi elementi si aggiunge l’uso di forti contrasti cromatici che formano uno spazio tutto luce e moto.


       L’impostazione del ciclo si richiama dunque, nel contesto alla tradizione artistica barocca dell’affresco decorativo, sebbene si inseriscano elementi di linguaggio romantico. Infatti, pur restando fedele alla tradizione accademica, G. Quinzio riesce – sia pure in termini moderati – a giovarsi del contatto con artisti come Francesco Gandolfi e Nicolò Barabino, i quali dimostrano una maggiore sensibilità per le nuove istanze della cultura figurativa italiana, soprattutto nell’ambito della pittura di storia. 

G. Quinzio, La battaglia dell'arcangelo Michele contro il dragone, Rapallo, Chiesa di S.Michele di Pagana, affresco, 1887-1891.
 (Foto di G. Bozano, 1977)

venerdì 10 aprile 2015

Dina Bellotti, una pittrice del Novecento in Liguria.

    

   Dopo i successi di critica e di pubblico ottenuti nella prima antologica allestita a Roma nel 2010 in Palazzo Cardinal Cesi (riproposta in Palazzo Fascie a Sestri Levante) ed una selezione di tali opere (esposte l’anno scorso nel Museo dell’Accademia Ligustica di Genova), è stata inaugurata il 4 aprile scorso la mostra con molti inediti della pittrice Dina Bellotti, presso  Palazzo Rocca a Chiavari. L’esposizione - curata da Franco Dioli - riguarda sessanta opere realizzate dall'artista nel periodo 1930 -1960. Essa rimarrà aperta fino al prossimo 19 aprile.

D. Bellotti, Donna in carrozza, studio preparatorio,  Coll. Priv. (Foto di E. Panzacchi)


      Dina Bellotti (Alessadria, 1912 - Roma, 2003)  si iscrive all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Terminati gli studi, inizia l’attività artistica nel capoluogo piemontese. Nel giugno del 1939 si trasferisce con la famiglia in Liguria, a Sestri Levante. Espone nel 1938, 1940, 1942, e 1948 alla Biennale di Venezia. Partecipa inoltre alle Quadriennali di Torino e a numerosi altri concorsi, ottenendo premi a Cannes, Alessandria, Torino, Roma, Suzzara e Biella.

    Nell’ottobre del 1960 si trasferisce definitivamente a Roma.

    Da questo momento alternerà i soggiorni estivi nella riviera ligure (Sestri Levante) con quelli nella laguna veneta (Burano). La vicinanza della sua abitazione romana alla Città del Vaticano le renderà possibile la frequentazione dell’ambiente ecclesiastico. A partire dalla prima metà degli anni Settanta, realizzerà infatti alcuni ritratti di Paolo VI  e, più tardi, di Giovanni Paolo II, conservati in Vaticano e utilizzati come immagini ufficiali dei pontefici e di alti prelati. 

     Alcune sue opere sono esposte nella Collezione d'Arte Religiosa Moderna inaugurata nel 1973 da Paolo VI.

     Vittorio Sgarbi - nella presentazione del catalogo della mostra presso il Museo dell’’Accademia Ligustica di Genova - osservò:

 (…) “Grande è l’abilità della sua pittura di tocco in ritratti, nature morte e paesaggi” (…) [1]

     Franco Dioli - curatore della rassegna antologica in Palazzo Cardinal Cesi a Roma – scrisse:

 (…) “In tutte le rappresentazioni della Bellotti, come detto, è assai chiaro riconoscere come perenne e direi quasi esclusiva fonte di ispirazione la realtà circostante, la quotidianità del vivere, vita e arte, esistenza e mestiere, indissolubilmente saldati tra loro, una declinazione di giorni e di lavori, hanno condotto la pittrice a dipingere fisionomie, emblematici volti, ritratti di amici o di ignoti che hanno attratto la sua attenzione,di persone al bar sedute nei dehors, ampie e luminose vedute della costa ligure, della sua città natale Alessandria e l’ambiente circostante, scorci di Roma o importanti piazze monumentali, parchi e giardini, San Pietro, Piazza del Popolo. Gli angoli più caratteristici di Burano e le sue famose merlettaie al lavoro. Molta la produzione relativa all’amata Sestri Levante, i suoi pescatori durante la pesca o intenti al lavoro sulle banchine o sulla spiaggia, il porto, le barche e i velieri ormeggiati, le feste di paese e poi pesci, frutta e ortaggi, grandi vasi di fiori, composizioni di oggetti, vasi, il “gallo vincitore”, conchiglie, interni di case, luminose terrazze affacciate sul mare, finestre imbevute di luce, abili giochi chiaroscurali tra interni ed esterni, scene surrealiste e concertini di jazz di fronte al mare. Grandi passioni i cavalli alle corse e il mondo circense con acrobati e animali esotici, attimi più volte “fissati” nei suoi dipinti”.(…)  [2]

      Questi elementi si ritrovano anche nei due studi preparatori qui sopra e sotto: disegno  e tempera su carta per il dipinto "La carrozzella di Gamberini a Chiavari". Nel disegno l'artista fissa con tratti essenziali  il paesaggio di Piazza Matteotti a Chiavari (un tempo denominata “Ciassa de Carrosse”), evocando la "quotidianità del vivere", rappresentata dalla carrozza (mezzo di trasporto usato fino alla metà degli anni Sessanta del secolo scorso) e dal conducente (Gamberini). In secondo piano sono accennati la facciata dell’ex chiesa di S. Francesco ed il monumento a Giuseppe Garibaldi.

D. Bellotti, Donna in carrozza, tempera su carta,1950. (Foto di E. Panzacchi)


Note:
                                                                                 

[1]  “Dal 10 luglio l’antologica su Dina Bellotti all’Accademia Ligustica di Genova”,  (a cura) della Redazione, Genova Post, Genova, 8 luglio 2014.

[2] Franco Dioli, La grande pittrice dei Papi ammaliata da Sestri Levante, Genova, Il Secolo XIX, ed. Levante, 6 maggio 2010, p. 24.

lunedì 9 febbraio 2015

Il Premio Turio - Copello della Società Economica di Chiavari


                                                             

                             
                                                                                                                             E. Panzacchi
            
          Il Premio Turio - Copello continua una tradizione che si rinnova dal 1872, quando la signora Teresa Brignardello, vedova Turio, lasciò in testamento alla Società Economica la rendita di 300 lire in cedole al portatore, perché venissero coniate due medaglie da attribuire al miglior elaborato artistico e artigianale. Nel 1959, la Signora Maria Rosa Cassani ved. Copello, incrementò questa cifra.
         
       Il bozzetto originale della medaglia della Società Economica - realizzato a Roma nel 1798 - fu opera congiunta di Ennio Quirino Visconti e di Giuseppe Gregorio Maria Solari. Sul verso fu riportata la scritta “Societas Clavarensis Rei Agrariae Commerciis et Opificiis promovendis” (Società chiavarese per la promozione dell’agricoltura, dei commerci e delle manifatture) e sul recto vi furono raffigurate tre figure di dei romani: Mercurio (protettore dei commerci) Cerere, (divinità delle messi, dell’agricoltura e dell’incivilimento) e Vulcano (dio artéfice).
                                                                                                                                                                
  Nel1824 -1825 l’incisore Francesco Putinati realizzò i conii della medaglia, semplificando sul recto le figure del bozzetto originale. Sul verso, sotto l’epigrafe societaria, egli aggiunse, in cifre romane, l’anno della fondazione della Società Economica, 1791.
   La Società Economica di Chiavari utilizza tuttora i conii incisi da F. Putinati per improntare le medaglie auree.
      Dal 1985, con un nuovo regolamento, la Società Economica assegna le medaglie agli artisti e agli artigiani di Chiavari e del suo antico “Circondario” che, oltre all’aver svolto il loro lavoro, legato a tutte le espressioni delle “artes”, mantenendo legami con questo territorio e con le sue attività tradizionali, si siano distinti per l’eccellenza della loro opera [1].
         Nella tabella sottostante i vincitori del Premio Turio – Copello dal 1985 ad oggi.

1985
   STURLA Luiso, pittore - Chiavari
   Ditta S.A.C. Sedie Artistiche Chiavaresi - Chiavari
1986
   UGOLINI Vittorio, pittore - Chiavari
   TIPOGRAFIA COLOMBO di L. Bancalari & C. s.n.c. - Chiavari
1987
   SANGUINETI Bartolomeo, pittore
   VICINI Linda, Maestra artigiana di macramè - Lavagna
1988
   GALBIATI Giacinto, pittore - Chiavari
   TOPAZIO Mariano, Maestro d’ascia - Lavagna
1989
   RAFFO Eugenio Mario, xilografo - Sestri Levante
   CASONI Franco, intagliatore - Chiavari  
1990
   ROCCA Mario, pittore, incisore - Chiavari
   FURLAN Renzo, Decoratore, Restauratore - Chiavari
1991
   JOB Giovanni, Incisore, pittore - Chiavari
   PASQUI Giampietro, Doratore, Restauratore - Chiavari
1992
   Mazzola Tollo Vittorio, scultore su ardesia - Chiavari
   VENTURINI Fernanda, Costumi storici – ricami oro - Cogorno
1993
   COPPOLA Gianluigi, illustratore - Chiavari
   GAGGIOLI Sergio, Tessiture velluti, damaschi - Zoagli
1994
   non aggiudicato

1995
   ZAPPETTINI Gianfranco, pittore - Chiavari
   BIANCALANI Bruno, restauratore mobili antichi - Chiavari
1996
   non aggiudicato

1997
   NEONATO Nicola, pittore, scultore - Genova
   Ditta ZUCCHI, falegnami - Leivi
1998
   non aggiudicato

1999
   DALLORSO Francesco, scultore - Lavagna
   ZEREGA Emilio, “spacchino”(ardesia) – Monleone di Cicagna
2000
   GRANDE Luigi, pittore - Chiavari
   VERSARI Giulio, oggettistica nautica - Rapallo
2001
   MARTONE Roberto, pittore - Cogorno
   SCORZA Giovanni, falegname - Leivi
2002
   DEFILLA Bettina, pittrice, scultrice - Cicagna
   ROSASCO Sergio, restauratore orologi - Chiavari
2003
   artista non aggiudicato
   F.lli SGARBOSSA, Tappezzieri - Chiavari
2004
   non aggiudicato

2005
   FOSSATI Ivano, musicista - Leivi
   Giusti Danilo, scultore - Cogorno
2006
   RONCO BRUNO, acquarellista - Chiavari
   DEVOTO Amedeo, progettista - Chiavari
2007
   ZAFFINO Massimiliano, pittore - Chiavari
   LANDO’ Eugenio Luciano, intagliatore - Carasco
2008
   DI MAULO Gabriele, scultore - disegnatore Chiavari
   URCIOLI Maria, doratrice Chiavari
   Galardi Fernando, premio speciale alla carriera
2009
    VAGLIO Maria Clelia,  rilegatrice - Chiavari
    Franchi Daniela, coreografa - Chiavari
    Diana Luigi, premio speciale alla carriera
2010
   ASPERTI Giovanni, scultore, Ely creazione d'arte - Leivi
   Rolli Stefano, vignettista - Chiavari
2011
   LEVERONE Adriano, ceramista, scultore - Moconesi
   Ravera Guido, artigiano - Rapallo
   DeGasperi Luisa, artigiana - Rapallo
2012
   BALAZS Berzeny, scultore - Cicagna
   Figli Demartini G. di di Demartini Stefania, artigiana - Lorsica
2013
   non aggiudicato

2014
   TRABUCCO  Mario, violinista - Leivi
   Oteri Alessandro, artigiano delle calzature – Chiavari, Milano
   Baglini Rino, premio speciale alla memoria



2015       LUSTIG Leonardo, scultore
               GARBARINO Ezio, intagliatore

2016       GAZZOLO Chiara, restauratrice
               CAMBRI Marco, poeta
               PASTORI Adriano, ceramista, scultore 
                     



  Note:
                                                                     

[1] cfr. CESARE DOTTI, Notizie storiche, in “Levante              News", 23 ottobre 2014. 

                                                                                                                                                                                        

mercoledì 28 gennaio 2015

L’affresco di D. Michele De Negri nella chiesa di S. Giacomo di Rupinaro in Chiavari


      La casa editrice Internòs ha pubblicato recentemente un saggio di Paolo Gennaro riguardante la storia della chiesa di S. Giacomo di Rupinaro in Chiavari. Esso è il primo di una collana dedicata alle  chiese del territorio di Chiavari [1]. 

     La narrazione storica è il frutto di un’analisi accurata che l’autore ha svolto su numerosi documenti conservati presso la Società Economica di Chiavari e l’Archivio di Stato di Genova. Di particolare interesse è la trascrizione inedita del manoscritto “Liber visitatorium et decretorum…"  di mons. F. Bossio (1582) e del “Questionario dell’Istituto Nazionale della Repubblica Ligure” (1799).

      Si parte dall’origine della chiesa – la cui data di fondazione rimane sconosciuta – proseguendo attraverso le vicende successive dal IX sec. d. C. ad oggi.

     Nell’ultimo capitolo del libro l’autore ha presentato una descrizione storico- artistica delle principali opere conservate in questo edificio.

D. Michele De Negri, San Giacomo alla battaglia di Clavijo,Chiavari, Chiesa di S.Giacomo di Rupinaro, affresco, 1853. (Foto di E. Panzacchi)
    
       Sopra è ripreso l’affresco realizzato nel 1853 da D. Michele De Negri nel catino sopra l’abside della chiesa. Il dipinto rappresenta una scena della leggendaria battaglia di Clavijo  del IX secolo d. C.

       S. Giacomo (Santiago), nelle vesti di "Matamoros", in sella ad un cavallo bianco interviene a dare man forte all'esercito asturiano. Da notare il particolare del cavaliere che non è raffigurato con la spada, come nelle iconografie di questo genere, ma con il bastone.  

      Dell’artista D. Michele De Negri si hanno scarse notizie biografiche. Nato a Chiavari, egli  dipinse – sempre nella stessa chiesa - la “Gloria di S. Giacomo” e i quattro evangelisti nella volta dell’abside, mentre nell’ex chiesa dei Filippini (sempre in Chiavari). affrescò la volta rappresentando “L’ apoteosi di S. Filippo contemplata da S. Teresa” [2].


Note:
                                                                         

[1] PAOLO GENNARO, Storia della chiesa di San Giacomo di Rupinaro, Chiavari,      Internòs, 2014, pp. 111
  
[2] MARCELLO e ANGELO REMONDINI,  Parrocchie dell'archidiocesi di Genova, Genova, 1888 [cfr. la  pagina Link di questo blog]

mercoledì 24 dicembre 2014

"Trame per la valle - Arazzi di futura tradizione" a Villa Cavagnari di Cicagna



     Nell'ambito del progetto dedicato ai "mezzari genovesi" è stata allestita a Cicagna un'esposizione dedicata all'arte tessile nel Tigullio, curata da Roberta Chioni. Inaugurata il 20 dicembre scorso, si potrà visitare fino al 24 gennaio 2015. Nei sabati 3, 10, 17, 24 gennaio 2015 saranno organizzate delle visite guidate.

     L'iniziativa - patrocinata dalla Società Economica di Chiavari - persegue l'obiettivo del "museo diffuso", interessando anche le sedi museali di Chiavari ("Nuove tinte per antiche storie" del Maestro Pier Canosa), di Gattorna ("Textura Lucis" dello studio fotografico Incantations di Genova) e di Lorsica (esposizione di mezzari dalla collezione inedita "Basevi Gambarana", a cura di Sara Arata e Ugo Buonasorte).

     
Palazzo Cavagnari, Cicagna, facciata, 2012 (dopo il restauro).
(Foto: Studio Arch. A. Costanzo)


      I mezzari (o mezzeri) sono teli di cotone di grandi dimensioni, decorati con fiori dai colori vivaci. Essi sono impressi a mano sul tessuto con matrici in legno. Al centro viene rappresentato spesso l' "Albero della Vita", come elemento significativo [1]. 

      Originario dell'India, il mezzaro (dall'arabo mi' zar che significa coprire, nascondere), arrivò in Liguria nel XVII sec. con i mercanti della Compagnia delle Indie. Successivamente fu introdotto nell'arredamento e nell'abbigliamento femminile. 


       Nel secolo scorso, sono stati  realizzati mezzari su disegno di artisti  noti, come Emanuele "Lele" Luzzati, Angelo Verardo, Flavio Costantini e Annamaria y Palacios

E. Luzzati, Il flauto magico, mezzaro
(Foto di Giglio Bagnara)


        
                                               

[1] Nella Cabala ebraica l'Albero della Vita rappresenta simbolicamente le leggi dell'Universo. Alcuni autori lo     correlano all'Albero della Vita menzionato dalla Genesi 2, 9 - 10.
         

     
     
     

domenica 7 dicembre 2014

Eugenio Mario Raffo, operaio xilografo a Sestri Levante


      Nel duplice anniversario della nascita e della scomparsa di Eugenio Mario Raffo, la Città di Sestri Levante gli rende omaggio con una mostra antologica su alcuni documenti e oltre 200 riproduzioni fotografiche delle sue xilografie. L'esposizione resterà aperta al pubblico fino al 14 dicembre 2014.
    
     E. M. Raffo (Sestri Levante, 1904 - 1994) fu autodidatta, con attitudine spiccata al disegno.  Egli lavorò come operaio presso la F.I.T (Fabbrica Italiana Tubi) di Sestri Levante, dove conobbe Giovanni Descalzo. Colpito dalle sue doti, questi lo convinse ad intraprendere l'arte della xilografia. 

       L'amicizia con G. Descalzo consentì a E. M. Raffo di entrare in contatto con numerosi artisti ed intellettuali del Novecento che frequentavano la riviera ligure di levante. Fra gli xilografi di fama internazionale fu in relazione con Adolfo De Carolis, Luigi Servolini, Bruno da Osimo e Italo Zetti.

       La sua produzione artistica è cospicua: nature morte, ritratti, scorci paesaggistici ed architettonici, segnaletica di sicurezza (stampata sulle buste-paga).  Di grande rilievo è pure la realizzazione  di Ex Libris  per committenti noti, tra cui Gianni Mantero, Remo Palmiani, Giuseppe Cauti e Mario De Filippis.


E.M. Raffo, Chiesa di S.Bartolomeo di Ginestra (Sestri L.), xilografia.
(Riproduzione di E.Panzacchi) [1]


         E. M. Raffo ottenne i seguenti riconoscimenti: Premio Castrum Sigestri, dell'Università Popolare dei Due Golfi (1976); membro dell'Accademia delle Arti dell'Incisione (1979); Premio Turio - Copello della Società Economica di Chiavari (1989).


E.M. Raffo, Vaso di fiori, xilografia, coll.  priv.
(Foto di E. Panzacchi)


        Una parte delle oltre 150 matrici xilografiche -  attualmente in deposito temporaneo presso il MuSel di Sestri Levante - sono state catalogate, ma al momento non è stato ancora possibile realizzare una ricostruzione completa.


E. M. Raffo, Chiesa di San Pietro in Vincoli, Sestri L., xilografia, Coll. Priv.,
(Foto di E. Panzacchi)

      

                                                      

[1] La foto è stata pubblicata nel 1988 su "Incontro" e ripubblicata nello stesso anno su San Bartolomeo di              Ginestra Sestri Levante (a cura del Consiglio di Amministrazione della Parrocchia), ill. n.2